06 giugno 2021

La famiglia che vorrei per me

La famiglia che vorrei per me. La famiglia. Che vorrei. Per me.

Mi rigiro queste parole in testa. Le faccio saltare, le stringo, le coloro. Ci guardo in mezzo, negli spazi bianchi tra le lettere dove di solito si nasconde il significato di ogni frase. Ed è da queste fessure che salta fuori una domanda: perché, io la vorrei, una famiglia? Risposta, di getto: sì, la vorrei. Okay: è un passo avanti. Mica era scontato che la volessi. E mica è detto che non cambi idea tra dieci anni, dieci mesi, dieci giorni, dieci ore.

Mettere su famiglia oggi non è più un obbligo sociale, e chiedersi se ciò che si vuole sia condividere la propria esistenza con una persona credo sia giusto, salutare. Un tempo lo era, un obbligo, un vincolo, un’imposizione, ma le cose stanno cambiando. Oggi le scelte sono tante, diverse - alleluia -, e con il tempo aumenteranno. Ad ogni modo, a chiedermelo ora, se una famiglia la vorrei o no, la risposta è sì. Se numerosa o piccola, se in periferia o in città, non lo so. Non so neanche se voglio una casa piena di gatti o di cani, figurarsi.

Il punto è che per me, per noi di questa generazione fortunatissima per certi aspetti e maltrattata per altri, il futuro è una sorta di gioco da tavolo. Ti porti avanti con la tua pedina traversando un tabellone che è pieno di ostacoli, e tutto dipende dai dadi. C’è il cambiamento climatico. C’è una politica a cui è stata consegnata una vanga con cui andare in cerca dell’oro e che invece non fa che scavarsi, scavarci la fossa. C’è il mondo del lavoro che tira su muri alle volte invalicabili. Insomma, c’è incertezza ovunque. E costruire l’edificio della propria esistenza sulle fondamenta di un’insicurezza generale e cattiva e ottenebrante è roba assai complessa.

Tutto quello che posso fare, qui e ora, è ciò che mi viene meglio: posso immaginarla, la famiglia che vorrei. Fare uno sforzo di proiezione in questo futuro che vedo a stento e ricamare su tutti quei piccoli dettagli di cui invece sono sicuro e a cui mi aggrappo con tenacia. Diavoletti che s’insinuano nel mio mondo di fantasia e che mi consentono di trascinarmi lungo la giornata, la settimana, il mese, l’anno.

I dettagli di cui parlo sono i pilastri di quella che vorrei fosse la mia famiglia. Roba di cui dovrò discutere con chi incontrerò sull’altare, s’intende, e quindi è a te che mi rivolgo ora, proprio in questo momento. A te che con ogni probabilità non stai leggendo queste righe e che costruirai dal nulla, e forse nel nulla, una famiglia con me.

Innanzitutto, di allergie al pelo del gatto o del cane non ne accetto. Sul serio. Quindi eventualmente saremo costretti, sì: costretti, a girare il Paese, se serve il mondo intero, in cerca di una cura; una pillola, un’iniezione, qualcosa.

Preferirei vivere in villa. Niente di esagerato, mi basterebbe un pezzo di verde sul retro; magari di gramigna che quello inglese cresce male, è rado. Non tanto per me, quanto per i bambini. Vorrei che venissero su tra l’altalena e lo scivolo piuttosto che sul divano a rincoglionirsi davanti alla tivù.

A proposito dei bambini. Vorrei averne tre. So che la scelta non è mia, lo so bene, anzi benissimo, però, ecco, il desiderio è questo. Ho già dei nomi in testa - chi non ce li ha? - ma poi ne parliamo. Niente scuole private. Sarebbe bello facessero sport, ma preferirei non li costringessimo al nuoto, al calcio, alla pallavolo o vattelappesca: che decidano loro. Vorrei che imparassero una lingua straniera già da piccoli. Vorrei comprare loro il cellulare solo quando saranno grandicelli, che sennò crescono lì dentro e del mondo di fuori poi non sanno niente. Vorrei prendessero tutto da te - troppo sdolcinato? -.

Mi piacerebbe partire una volta l’anno. Pure in questo caso, niente di esagerato: una settimana ad Amsterdam, a Madrid, a Berlino; ho una sorta di fissa per le capitali europee, sappilo. Sono un tipo da mare, ma se vuoi andare in montagna possiamo alternare, promesso.

Il giovedì vorrei andare al cinema, che di solito fanno i popcorn grandi a metà prezzo, e le altre sere, dopo cena, mi piacerebbe spararci un film con i bambini; a proposito, vorrei avere libreria e cineteca.

Di ruoli preferirei non ce ne fossero. Non mi aspetterò che tu cucini, lavi i piatti, faccia il bucato, che tu vada alle riunioni genitori insegnanti, dal pediatra o alle recite di Natale. Ma tu, e ti prego, non aspettarti che io sistemi la lavatrice, porti l’auto dal meccanico, mi molli da casa all’una di notte per prendere i ragazzi che sono usciti con gli amici. Non aspettiamoci niente l’uno dall’altro, ecco. Piuttosto, vorrei ci fosse fluidità, scambio, accettazione - mai incondizionata, sempre ragionata -.

Vorrei adottare un bimbo a distanza, andare un paio di volte al mese a ripulire le spiagge, comprare un’auto elettrica, passare una serata a settimana per i fatti miei con gli amici - cosa che vorrei facessi pure tu, per favore -.

Ecco, questo mi riporta a certi aspetti un po’ più seri - fin qui abbiamo giocato, va detto, ma mica scherzavo: ero serissimo -.

Vorrei uscire con gli amici e vorrei lo facessi pure tu, dicevo. E so che può sembrare roba banale, ma così non è. Il punto è che vorrei che il nostro rapporto fosse l’unione di due persone che all’interno della coppia, e poi della famiglia, preservano la loro autonomia. Non voglio essere un prolungamento del tuo corpo e non voglio che tu sia un prolungamento del mio. Tu sei tu. Io sono io. Punto. Amiamoci. Amiamoci molto. Amiamoci moltissimo. Ma non come una pianta rampicante ama l’albero attorno a cui vive. Amiamoci come due fili d’erba che condividono il terreno e il sole e l’acqua - di nuovo, troppo sdolcinato? -.

Ecco, vorrei che non cercassimo di fotterci a vicenda la libertà. Ti va?

Il punto è che io una famiglia la immagino un po’ come una comunità. Prendiamo uno spazietto tutto per noi, scardiniamo le porte, eccezion fatta per quelle dei bagni che sono posti sacri, e viviamolo, questo spazietto tutto per noi. Perché per me famiglia non è occupare lo stesso posto nello stesso tempo, quella si chiama galera e di reati, finora, non ne ho commessi. Per me famiglia è riconoscere le libertà altrui e scorgere in quelle volontà i limiti della propria.

Vorrei che la mia indipendenza confinasse con la tua, sì. E vorrei che da queste indipendenze venissero fuori dei pargoli. E vorrei che fosse così per sempre. Ecco la mia proposta, la famiglia per me. Ti va di lavorarci assieme?

 

Immagine: Mani tengono una figurina ritagliata che rappresenta una famiglia. Crediti: SewCream / Shutterstock.com
 

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