3 gennaio 2021

La fiducia nella scienza durante la pandemia

Nel drammatico 2020 dominato dalla pandemia ci siamo abituati a vedere grafici “a onde”, in cui i numeri degli infetti, dei ricoverati e dei morti per Coronavirus salivano, scendevano e risalivano nel tempo. Una analoga oscillazione si è verificata nell’altalenante percezione della scienza presso l’opinione pubblica. In un primo momento lo shock della rapida diffusione del virus ha fatto sì che cittadini e politici pendessero dalle labbra degli scienziati, dai quali si aspettavano immediate risposte riguardo ai meccanismi di propagazione e replicazione del virus, alle vie di contagio, allo sviluppo di efficaci metodi diagnostici, di terapie antivirali e vaccini. A questa prima fase è seguito un momento di confusione e sfiducia: un carosello di virologi, medici e immunologi ha dominato televisione e radio, social media e giornali, con affermazioni contrastanti, dando l’impressione che medici e scienziati brancolassero nel buio. Infine, negli ultimi mesi, le notizie dello sviluppo di vaccini efficaci e la speranza di una via di uscita a breve termine, hanno generato una nuova ondata di fiducia nei confronti della scienza.

In realtà, al di là dei deficit comunicativi, la scienza ha ottenuto in questi dodici mesi risultati straordinari: messi di fronte a un virus ignoto, nell’arco di poco tempo non solo abbiamo identificato sequenze e strutture dei componenti del virus, e costruito un quadro abbastanza accurato dei meccanismi di infezione, ma abbiamo sviluppato anche alcune armi efficaci per combatterlo. Particolarmente degno di nota è il fatto che ci siano già vari vaccini approvati per l’uso, con molti altri in via di approvazione. Grazie all’enorme impegno di moltissimi laboratori, a notevoli investimenti economici nella ricerca pubblica e privata, e ad uno sforzo di collaborazione e condivisione senza precedenti, si sono ottenuti in pochi mesi risultati che normalmente avrebbero richiesto anni e anni di lavoro.

È però importante comprendere che di fronte a un fenomeno nuovo la ricerca scientifica non può che procedere a tentoni, attraverso errori, ripensamenti e successive correzioni; che la discussione, la controversia e il dibattito scientifico sono parte integrante di questo processo di conoscenza; che i veri punti di forza della scienza non sono la verità e la certezza, ma piuttosto una gestione razionale dell’incertezza, la capacità di stimare gli errori e di autocorreggersi, imparando dai propri fallimenti.

Purtroppo la pandemia ha messo in luce come l’idea erronea che la scienza fornisca da subito risposte certe e univoche sia diffusa non solo nel pubblico generico, ma anche fra molti medici e scienziati: la mancanza di competenze epistemologiche, unita a una certa dose di vanità e alla poca abitudine a rapportarsi con i media, ha fatto sì che il dibattito scientifico, non più confinato nei laboratori e nelle aule dei seminari, si sia appiattito in sterili litigi e contrapposizioni mediatiche. Battibecchi, vanità e polemiche che sono state incoraggiate e amplificate da un giornalismo cinico e incompetente, alla ricerca del conflitto e dello scontro. L’idea che la scienza dispensi certezze è stata anche cavalcata dalla politica, che nella difficoltà di mediare tra esigenze contrastanti (la protezione della salute dei cittadini da un lato e la minimizzazione dei danni economici dall’altro) ha cercato di scaricare sugli scienziati le responsabilità di scelte difficili e impopolari.

Nonostante questi limiti, alcuni sondaggi hanno comunque dimostrato che la fiducia della gente nella scienza è in crescita, ma che ancora rimangono sacche di diffidenza. Affrontare questo problema è fondamentale, perché un calo di fiducia nella scienza rischia di avere conseguenze rilevanti sulla salute: dalla mancanza di rispetto delle misure necessarie per limitare la diffusione del virus allo scetticismo nei confronti dei vaccini.

È quindi essenziale fare tesoro degli errori e degli equivoci comunicativi che sono emersi negli ultimi mesi: la divulgazione dei risultati scientifici deve essere lineare ma trasparente, con una esplicita descrizione non solo di ciò che si conosce, ma anche e soprattutto di ciò che ancora non è noto, in un ambito in cui la conoscenza è in costante evoluzione. Diventa sempre più evidente anche la necessità di mediazione da parte di esperti nei meccanismi e nelle pratiche della comunicazione scientifica, che siano in grado di destreggiarsi tra le esigenze del giornalismo e il linguaggio degli scienziati, e di mettere nel giusto contesto risultati parziali e preliminari, non ancora verificati dalla comunità scientifica.

La pandemia ha portato la scienza sotto la luce dei riflettori, conferendo agli scienziati la possibilità di influenzare scelte politiche che hanno profonde ricadute sulla vita di ciascuno. È dovere degli scienziati farsi carico delle responsabilità che questa nuova centralità comporta ed evitare che una comunicazione sbagliata eroda la fiducia nella scienza, rischiando di oscurare gli strabilianti risultati scientifici ottenuti; risultati che ci stanno dando gli strumenti per superare l’emergenza e guardare con cauta speranza al futuro.

 

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