23 marzo 2020

La necessità di un equilibrio istituzionale

 

Di fronte ad una inarrestabile crescita dei contagi da Coronavirus, il governo ha deciso di inasprire ulteriormente le regole in vigore per la cittadinanza. A partire da lunedì 23 marzo, secondo il DPCM 22 marzo 2020 e il suo allegato, tutte le attività produttive non essenziali si fermano. Le misure, che avranno validità almeno fino al 3 aprile, intendono contrastare l’avanzata del virus rallentando il motore produttivo del Paese, ma non fermandolo. Il provvedimento fa proprie le richieste pervenute dai governatori delle Regioni più colpite (Lombardia, Veneto, Piemonte) e si aggiunge alle singole ordinanze che negli ultimi giorni molti presidenti delle Regioni hanno adottato per il loro territorio.

 

Su questo tema si è acceso un ampio dibattito mediatico, che ha generato tensioni e attriti tra Stato e Regioni, e ha portato molti ad interrogarsi sulla legittimità di tali ordinanze, ossia se un governatore regionale possa inasprire disposizioni previste a livello centrale dal governo. Sul punto occorre fare un po’ di chiarezza.

 

Preliminarmente, cosa si intende per ordinanza contingibile e urgente quali sono quelle adottate negli ultimi giorni? Sono dei provvedimenti amministrativi che determinate autorità, per espressa previsione di legge, possono adottare qualora si verifichino situazioni eccezionali che non possono essere fronteggiate con i tradizionali poteri di carattere ordinario.

 

La legge attribuisce, quindi, a determinati soggetti pubblici il potere di adottare provvedimenti per far fronte a situazioni straordinarie senza predeterminarne il contenuto, ma rimettendo all’autorità amministrativa la possibilità di modularne la portata alla luce delle necessità concrete che di volta in volta ci si trova ad affrontare. Ovviamente, non si tratta di poteri illimitati, in quanto si è voluto prevedere delle valvole di sicurezza per fronteggiare situazioni imprevedibili a patto che nel loro esercizio si rispettino i principi generali del nostro ordinamento giuridico.

 

Da questo sintetico inquadramento dell’istituto è già possibile evincere come, da un punto di vista giuridico, le ordinanze anti-Coronavirus adottate dai presidenti delle Regioni siano da considerarsi legittime. Stiamo vivendo uno stato d’emergenza che è possibile affrontare solo con poteri eccezionali. Infatti, in tutti questi casi, si è agito in presenza di una copertura legislativa da individuarsi nella legge n. 833 del 1978 che, all’art. 32, espressamente ed inequivocabilmente attribuisce ai presidenti di Regione e sindaci il potere di emettere ordinanze, contingibili ed urgenti, in materia di igiene e sanità pubblica.

 

Pertanto, in tali circostanze è possibile intervenire per integrare le misure governative, anche inasprendo quanto stabilito a livello statale: in Sicilia, ad esempio, si va dallo stop dell’attività sportiva all’aperto, che il governo nazionale invece consente solo vicino casa, alla chiusura domenicale dei supermercati, che invece nel resto del Paese rimarranno aperti. Il contenuto delle diverse ordinanze è infatti finalizzato all’assunzione di misure di contenimento e gestione dell’evolversi della situazione epidemiologica, risultando del tutto coerente con i decreti legge adottati negli scorsi giorni dal governo del presidente del Consiglio.

 

Sussistono, invece, maggiori perplessità da un punto di vista politico. Infatti, ora più che mai si sente nel Paese l’esigenza di una voce sola, autorevole e rassicurante che indichi in modo rigoroso la direzione univoca da intraprendere per ritrovare la luce in fondo al tunnel. E invece, l’adozione di misure a macchia di leopardo reca con sé il rischio di una frammentazione di competenze e una stratificazione normativa che genera confusione tra gli addetti ai lavori e disorienta i cittadini. È bene allora che lo strumento della Conferenza Stato-Regioni diventi centro di reale ed effettiva mediazione politica tra i diversi attori coinvolti.

 

Teniamo ben a mente le parole del presidente della Repubblica che il 5 marzo richiedeva «coinvolgimento, condivisione, concordia, unità di intenti nell’impegno per sconfiggere il virus. Alla cabina di regia costituita dal Governo spetta assumere in maniera univoca le necessarie decisioni in collaborazione con le Regioni, coordinando le varie competenze e responsabilità. Vanno, quindi, evitate iniziative particolari che si discostino dalle indicazioni assunte nella sede di coordinamento».

Nessuno in questa situazione può farcela da solo e più le decisioni saranno omogenee, più si potrà evitare il caos.

 

Il testo del decreto è disponibile qui

L’Allegato 1 al decreto è disponibile qui

 

 

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Immagine: Palazzo Chigi, Roma (14 agosto 2017). Crediti: Cineberg / Shutterstock.com

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