4 agosto 2022

La piaga della tratta

 

Il 30 luglio è stata la Giornata mondiale contro la tratta di persone. L’importante appuntamento è stato istituito nel 2013 dall’Assemblea generale dell’ONU, attraverso la Risoluzione A/RES/68/192, con lo scopo di creare consapevolezza nella comunità internazionale sulla questione e la situazione delle vittime e promuovere prevenzione, cura e riabilitazione, oltre che difesa dei loro diritti. Il fenomeno è in costante aumento ed è estremamente complesso provare a fermarlo o anche limitarlo. Neanche la pandemia ci è riuscita. Al contrario, ha aumentato lo stato di vulnerabilità di fasce deboli e inaugurato nuove forme di schiavitù moderna ‒ conquistando sempre maggiori ambiti nel cyberspazio ‒ o intensificato quelle vecchie, sempre al drammatico passo con i tempi. I dati attorno alla tratta e alla riduzione in schiavitù degli esseri umani sono quanto mai approssimativi. Il fenomeno fatica ad emergere e si avvale del rifiuto di moltissime vittime di denunciare per il terrore di venire torturate, mutilate, uccise o per la paura che qualcosa di simile possa accadere ai propri cari. Stando agli ultimi rilevamenti le vittime del traffico di esseri umani sarebbero circa 25 milioni, un terzo dei quali bambini. Ma alcuni organismi, come l’UNODC (United Nations Office on Drugs and Crime, l’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine), si spingono a cifre molto più alte, parlando di circa 40-45 milioni. L’Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) stima che la tratta frutti più di 150 miliardi di dollari l’anno, di cui oltre 50 provengono direttamente dallo sfruttamento del lavoro: una cifra che si piazza in cima alla classifica dei traffici illegali nel mondo. Il 46% degli individui trafficati è costituito da donne, il 20% da uomini, il 19% da bambine e il 15% da bambini (le donne, quindi, formano il 65% di questo disgraziato esercito).

A tale quadro già inquietante fotografato negli ultimi due anni va ad aggiungersi la crisi ucraina che, come ogni emergenza umanitaria, crea spazio per nuove vulnerabilità e per chi intenda approfittarsene. Fin dalle prime settimane successive all’inizio del conflitto, vari organismi lanciavano allarmi relativi al traffico di donne e minorenni in fuga dalla guerra, senza protezioni né lavoro. Il dramma nel dramma non sembra attenuarsi: è di qualche settimana fa la notizia, riportata dal Guardian, dell’arresto di alcuni trafficanti con base nella regione di Kiev, che da mesi reclutavano donne ucraine promettendo loro lavori legali. Molte di queste sono finite in Turchia dove vengono sfruttate come prostitute o vendute.

Secondo il rapporto UNICEF 2020, un bambino su dieci nel mondo viene sfruttato con fini lavorativi che creano guadagni da cui i minori, ovviamente, sono in gran parte esclusi. Uno degli esempi più lampanti di questo fenomeno è lo sfruttamento di circa 40.000 bambini nelle miniere di cobalto nell’ex Katanga, Repubblica Democratica del Congo, che si infilano nei cunicoli scavati a mano per 12 ore al giorno, e guadagnano tra i 2 e i 3 dollari. Sono i piccoli schiavi che portano in superficie a mani nude il preziosissimo minerale e garantiscono la green revolution delle macchine elettriche e il funzionamento dei nostri device.

Nelle liste ufficiali che categorizzano il traffico di esseri umani, compaiono il lavoro forzato, il traffico sessuale, il traffico di bambini (venduti o costretti al matrimonio), il traffico di migranti, lo sfruttamento del lavoro domestico, agricolo, turistico, minerario ecc., lo sfruttamento di bambini per l’accattonaggio, il traffico di organi e di feti. Tutti sanno, però, che nei meandri del traffico illegale di persone, si insinuano sempre nuove ‘mansioni’ come quella atroce dell’utilizzo di minori nei conflitti: il fenomeno dei bambini soldato è una emergenza nell’emergenza che rende minorenni, alcuni in età molto tenere, dei militari da inviare in prima linea, li utilizza come scudi umani o kamikaze, li sfrutta come schiavi/e sessuali delle truppe.

La maggior parte delle persone trafficate proviene da Africa, Asia e America centro-meridionale. Da lì vengono destinate a nuove schiavitù in luoghi limitrofi o in altri continenti. Molte, sempre di più, arrivano da noi e sono ‘gestite’ da nostri connazionali. Secondo il rapporto di Save the Children Piccoli schiavi invisibili fresco di stampa, nel 2021, 1.911 persone sono state schiavizzate in Italia, il 75,5% di queste sono di sesso femminile e il 3,3% sono bambini. La forma di sfruttamento più utilizzata è la prostituzione, circa il 50%, subito dopo, con il 19%, c’è lo sfruttamento lavorativo. Ma sono sicuramente molti di più gli individui sfruttati nei campi, nelle case, nelle strade delle nostre città, di cui non si sa nulla e difficilmente si saprà qualcosa.

Il tema dell’edizione della Giornata 2022 è stato Uso e abuso della tecnologia. La tecnologia, infatti, è utilizzata per il contrasto e offre ottimi risultati, ma è anche un potentissimo strumento nelle mani dei trafficanti che hanno conquistato il cyberspazio e utilizzano il web per adescare, sfruttare e controllare le vittime. «Il tema scelto dalle Nazioni Unite per questa giornata è uso e abuso delle tecnologie» spiega suor Gabriella Bottani, coordinatrice internazionale di Talitha Kum, il network di donne consacrate presente in 92 Paesi e dedicato al fenomeno, tra le realtà più attive ed efficaci al mondo «e sposta giustamente l’attenzione sul cyberspazio. È in questo luogo “virtuale” che i trafficanti trovato ulteriori strumenti per il reclutamento di persone vulnerabili e per offrire servizi realizzati da persone sfruttate e vittime della tratta. Allo stesso tempo le tecnologie sono delle opportunità per entrare in contatto con le vittime e per sensibilizzare un maggior numero di persone su questa realtà violenta, che ferisce la dignità umana. Talitha Kum ha deciso di ampliare la propria presenza nello spazio virtuale a raccontare la propria esperienza a fianco delle persone ferite dalla tratta con rispetto e tenerezza».

 

Immagine: Un bambino rompe il carbone con il martello di ferro. Crediti: Pritam Mitra Photography / Shutterstock.com

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