19 novembre 2020

La salute nel curriculum: mantenersi in forma per prevenire le malattie/1

 

Come avviene concretamente il processo di invecchiamento del corpo umano? Quali fattori esterni ne accelerano o rallentano il progressivo decadimento? Cosa fare per mantenersi forti e in salute più a lungo? Il conciso opuscolo che qui presentiamo ci dà la risposta a molte delle domande che, anche alla luce della pandemia in corso, tutti i giorni ci poniamo.                                               

 

 

                                                      UNA LETTERA AI GIOVANI

Negli ultimi cento anni il benessere è cresciuto in modo esponenziale: l’aspettativa di vita è passata dai circa 40 anni degli inizi del 1900 agli oltre 80 di oggi. Molti ritengono che non ci sia mai stato un tempo migliore di oggi per entrare nella vita. Nei primi anni del XX secolo solo una persona su cinque festeggiava il sessantacinquesimo compleanno; oggi lo fanno settanta persone su cento. Un secolo fa era eccezionale giungere a cento anni; oggi nel mondo vivono oltre 100.000 centenari.

Allora, perché preoccuparsi? Perché l’allungamento della vita è avvenuto troppo rapidamente per dipendere da fattori genetici ed è solo frutto di benefici ambientali che forse stanno per svanire. Statistici e demografi sono ottimisti: estrapolano nel futuro la curva che descrive l’aumento della longevità nell’ultimo secolo e concludono che fra 30 anni la vita media sfiorerà addirittura gli 85 anni. I biologi però hanno molti dubbi perché i cambiamenti imposti dalla globalizzazione e dal deterioramento della qualità dell’ambiente già stanno accelerando la velocità con cui il corpo umano si usura, invecchia e si ammala. I guai li vedono addirittura anche i bambini, che hanno risposto in massa al grido di allarme di Greta facendo proprio il monito “non abbiamo un pianeta B!”.

Se li vedono anche i bambini è segno che i guasti sono grandi e i nodi stanno arrivando al pettine. Dal 2015 la vita media degli italiani ha cominciato a ridursi. Da tempo l’Unione Europea ha segnalato che la vita in buona salute si accorcia. La medicina spesso riesce solo ad allungare il tempo di una vecchiaia fragile e non-autosufficiente, e aumenta così a dismisura il numero degli anziani disabili costretti al ricovero in case di riposo, con grande sofferenza umana e costi sociali e finanziari immensi, forse sproporzionati, che rischiano di diventare insostenibili per le giovani generazioni. Per di più la qualità dell’ambiente cambia in modo non favorevole (lo ha dimostrato Covid-19, con le sue conseguenze mortali correlate con l’inquinamento atmosferico). Il riscaldamento globale da gas serra è ormai incontestabile, ed è destinato a sfuggire al controllo dell’uomo (si sta sciogliendo il permafrost, che può liberare nell’atmosfera quantità gigantesche di CO2 e metano, ben superiori a quelle già così pericolose emesse dalle sconsiderate attività dell’uomo). Non ci sono scelte. Sarà bene che le nuove generazioni si preparino ad affrontare un mondo molto difficile e che la scuola insegni loro come farlo.

Dopo tante notizie cattive ce ne sono anche di buone: oggi sappiamo come contrastare la progressione del declino di tutte le nostre difese causato dall’invecchiamento biologico, che favorisce tutte le malattie e riduce la capacità di affrontare con successo ambienti sfavorevoli. La vita futura dei nostri giovani dipenderà sempre più dal loro stile di vita. Le scelte dovranno essere fatte al più presto, perché l’invecchiamento comincia a mordere già prima dei 20 anni. Ma non sarà mai troppo tardi per cominciare. Leggendo con attenzione questo libricino offerto in pdf a voi e ai vostri professori dalla Associazione Alberto Sordi, dalla Scuola superiore Sant’Anna tramite i suoi ex-allievi, dal Rotary e dalla Città di Volterra, prossima candidata a Capitale italiana della Cultura, imparerete a minimizzare i segni che il tempo giorno dopo giorno lascia nel nostro corpo, e quindi ad aumentare le probabilità vostre e dei vostri cari di vivere a lungo in buona salute anche in un mondo difficile. Volete saperne di più? Basta che leggiate L’Arte della Longevità in buona Salute, Edizioni ETS, 2012, o che contattiate direttamente l’Autore (ettore.bergamini@gmail.com).

 

 

 

1. Attenti: la vostra vita dipende sia dalla età sia da fattori ambientali

Alla vostra età non ci si pensa, ma dai venti anni in poi il tempo indebolisce progressivamente tutte le funzioni del vostro corpo, riduce le forze che potete mettere in campo in situazioni difficili, e rende più facile la sconfitta. Lo dimostra la figura 1 (sulle ordinate la probabilità di sopravvivere; sulle ascisse l’estensione di una ustione): il rischio di non sopravvivere alla lesione varia sia con la estensione della lesione cutanea (e della infiammazione) che con la età. Gli effetti della età sono davvero impressionanti: una ustione che interessi il 30% della superficie corporea è ben sopportata da quasi tutti i giovani (di età compresa tra 5 e 34 anni) mentre uccide il 90% delle persone di età superiore a 75 anni (da Rowe JW, Cecil Textbook of Medicine, 1988). Si ricordi che i problemi provocati dalla ustione dipendono dall’estensione della infiammazione, e quindi questi dati valgono non solo per le ustioni ma anche per tutte le infezioni (anche per Covid-19) e tutte le condizioni che impegnano le funzioni cardiocircolatorie, respiratorie e renali, e quindi persino per gli effetti delle avversità climatiche. Il riscaldamento globale porterà via per primi i più anziani e poi, man mano, con il suo aumento, anche persone più giovani. Il risultato? La vostra vita rischierà di essere più breve di quella di chi vi ha preceduto. Come difendersi? Nessuno può prevenire il riscaldamento globale da solo, però ciascuno di voi potrà difendersi da solo contrastando il declino con l’età del proprio corpo. Leggere questo libricino vi aiuterà a farlo.

Figura 1. Curve di sopravvivenza di pazienti ustionati in funzione della percentuale di superficie corporea lesa e della età (Da Rowe JW: Cecil Textbook of Medicine, 18.a edizione, p. 25, con modifiche. Sulle ordinate: la percentuale dei sopravvissuti. Sulle ascisse: la percentuale della superficie corporea ustionate. Per le famiglie di età e il numero dei casi si veda la leggenda della figura.

 

 

2. Attenti: dall’ambiente dipende la sopravvivenza dell’intera umanità

Superate le tragiche conseguenze dell’eruzione del vulcano Toba, che 70.000 anni fa raffreddò la temperatura del pianeta tanto da ridurre la popolazione umana mondiale a poche migliaia di individui, per secoli e secoli la nostra specie si trovò sull’orlo della estinzione. La Figura 2, modificata da Scientific American, ci dice che in quell’ambiente per decine di migliaia di anni la vita media non superò i 12 anni. La specie umana non si estinse solo perché il numero dei nati superò sempre quello dei morti. In altre parole, siamo qui perché a partire dai dodici anni le donne partorirono in media più di cinque volte prima di morire per il 75 per cento intorno ai venti anni di età. Questa selezione feroce conferì al corpo umano una straordinaria resistenza (più forte nelle donne, che ora in un mondo più favorevole vivono più a lungo dei maschi). I sacrifici di chi ci precedette (ed ebbe una qualità di vita che oggi apparirebbe inaccettabile) hanno donato a noi, i discendenti, una vita sempre più lunga man mano che il progresso ha reso più favorevole l’ambiente di vita. Così, poco più di diecimila anni fa, nella mezzaluna fertile, la conquista della sicurezza alimentare grazie allo sviluppo della agricoltura raddoppiò la vita media delle popolazioni e dette agli uomini il tempo di crescere culturalmente e di far fiorire grandi civiltà. L’allungamento della vita e il prodigioso sviluppo culturale si tradussero poi in ulteriori progressi nel controllo dell’ambiente, in nuove scoperte e invenzioni e in un ulteriore raddoppio della vita media, che arrivò ad oltre cinquanta anni già all’inizio del XX secolo. Il resto è storia recente: le scoperte mediche hanno debellato gli ultimi nemici della specie umana (gli agenti infettivi) raddoppiando nuovamente la durata di vita in meno di cento anni (ora siamo ad oltre ottanta). Sul piano genetico però l’uomo non è cambiato e non sarebbe più longevo di chi visse decine di migliaia di anni fa se l’ambiente non restasse favorevole. Quindi è facile prevedere che un peggioramento dell’ambiente di vita (così probabile in futuro) farebbe ripercorrere il cammino in senso inverso. Diversamente dal passato, oggi però le conseguenze potrebbero essere davvero catastrofiche per la nostra specie. L’uomo ormai si riproduce non a dodici ma a quaranta anni. Cosa accadrebbe se la crisi ambientale prossima ventura riportasse d’un tratto alla vita media di duecento anni fa? Ci sarebbe il tempo di fare tutti i figli che servirebbero per pareggiare le perdite, e di portarli fino alla maggiore età? La specie umana potrebbe rischiare l’estinzione?

 

Figura 2. Curve di sopravvivenza dell’uomo in varie epoche (percentuale dei viventi su cento nati).

 

3. Cos’è l’invecchiamento biologico e perché fa male

Da quando diventare vecchi riesce a tutti e non si può più dire che raggiungere la vecchiaia è una fortuna, fra chi dovrebbe risolvere i problemi socio-sanitari degli anziani prevale lo slogan “la vecchiaia non è una malattia”. Per molti studiosi, invece, le moderne scoperte scientifiche confermerebbero le deduzioni dei filosofi antichi: tutti gli esseri viventi, nessuno escluso, sarebbero affetti da una patologia innata cronico-degenerativa, che chiamiamo invecchiamento, caratterizzata dall’avere un periodo di incubazione così lungo da essere compatibile con il successo riproduttivo della specie. È la logica conseguenza dei meccanismi dell’evoluzione biologica, che selezionano e premiano sulla base del successo riproduttivo, non della longevità.

La vita è un processo dinamico che scorre in un mondo a quattro dimensioni. Infatti il tempo ha effetti sui sistemi biologici. Va detto subito, però, che il tempo “biologico” non si misura con l’orologio da polso, e che l’età biologica non è quella dell’anagrafe, perché dipende solo indirettamente dallo scorrere del tempo fisico: la spinta che la muove viene dai segni (cioè dai danni) che il tempo fisico, nel suo passaggio, ha lasciato nel sistema biologico. Questi danni riducono progressivamente (anche se di solito ci se ne accorge dopo i 30 anni) tutte le funzioni dell’organismo, lo indeboliscono e lo rendono più sensibile a tutte le malattie. C’è chi si difende e ripara meglio i danni, e chi li subisce in maniera più grave. Così tutti gli uomini invecchiano, ma c’è chi sembra vecchio a sessanta anni e chi a ottanta anni ci stupisce per l’aspetto giovanile. Le diversità appaiono ancora più evidenti se guardiamo alle differenze di longevità tra le diverse specie animali. Per limitarsi ai mammiferi, l’invecchiamento biologico può variare di oltre 40 volte tra specie e specie (ratto e topolino percorrono l’intero arco di vita in poco più tre anni; l’uomo ne impiega oltre 100: la signora francese che detiene il record mondiale di longevità giunse a 126 anni).

Tutti gli esseri invecchiano. Cos’è che li accomuna? Qual è la radice di tutti i mali?

La risposta viene dai meccanismi biochimici della vita. Per vivere, tutti gli esseri hanno bisogno di energia, e la producono usando ossigeno per “bruciare” gli alimenti. L’ossigeno è sostanza molto reattiva e pericolosa che nel nostro corpo produce veleni: li chiamiamo ROS (dall’inglese: reactive oxygen species) o radicali liberi; sono capaci di danneggiare tutte le molecole delle nostre cellule. Le nostre cellule utilizzano l’ossigeno in modo molto efficiente: su 100 molecole di ossigeno che consumiamo solo una andrà a produrre ROS e i meccanismi difensivi innati nella specie umana fanno sì che solo un ROS su 10000 lasci danni permanenti nelle nostre cellule. Può sembrare poco, ma non lo è. Un esempio? In 100 anni, le cellule che vivono quanto il corpo (le cellule nervose) possono accumulare nel loro DNA 36000 lesioni (cioè 36000 mutazioni). Le nostre cellule posseggono 21000 geni. Quindi a quella età saranno state perse gran parte delle informazioni genetiche continuamente necessarie per le funzioni e la vita di queste cellule. Come sorprendersi se con il passare del tempo le cellule nervose perdono plasticità (e quindi la capacità di memorizzare e poi di conservare le informazioni già memorizzate) e alla fine muoiono, dando luogo a terribili malattie neurodegenerative, quali la demenza di Alzheimer o la sindrome di Parkinson?

Perché non tutti i danni prodotti dai ROS sono riparati e si accumulano progressivamente nelle cellule e nei tessuti? E perché a sostanziale parità di consumo di ossigeno i danni si accumulano a velocità diversa da specie a specie e da individuo e individuo? Anche qui la risposta evoluzionistica è semplice. Tutto dipende dalla funzionalità dei meccanismi di riparazione, sempre imperfetti perché siamo stati selezionati dalla Natura sulla base del successo riproduttivo, non sulla base della capacità di resistere al passaggio del tempo. Quindi è stata privilegiata la capacità di crescere in fretta e di giungere al più presto al tempo della riproduzione a scapito della velocità di eliminazione e sostituzione di ciò che il tempo ha guastato. La prova? I due più efficaci interventi utili per contrastare l’invecchiamento e tutte le malattie dell’età anziana (la sobrietà alimentare e l’attività fisica) operano appunto accelerando l’eliminazione delle componenti di cellule e tessuti che si sono guastate con il passare del tempo e la loro sostituzione con componenti nuove.

 

4. Attenti: il danno lo possiamo aumentare!

Un danno da ROS ogni cento molecole di ossigeno consumate è il danno che la Natura ha messo in conto, ma l’uomo può metterci del suo. Con i nostri comportamenti individuali o collettivi il danno lo possiamo aumentare.

Sul piano individuale, chi continua a fumare fingendo di non vedere la scritta a lettere cubitali ‘IL FUMO UCCIDE’ spende denaro per aumentare la produzione di radicali liberi nel proprio corpo, e accelerare così l’invecchiamento e la comparsa di tutti i danni e tutte le malattie ad esso associate. Ad ogni boccata di fumo egli inala radicali liberi che danneggiano le vie respiratorie e i polmoni, causando infiammazione, invecchiamento accelerato e tumori. Inala anche migliaia di sostanze che entrano in circolo e danneggiano le pareti delle arterie favorendo la comparsa di aterosclerosi, infarto, ictus. Queste stesse sostanze poi costringono l’organismo a reazioni di trasformazione chimica che generano a loro volta radicali liberi, causano tumori epatici e vescicali e accelerano l’invecchiamento cutaneo causando spiacevoli inestetismi. Sul piano collettivo, chi vive in un ambiente inquinato trova nei contaminanti ambientali degli acceleratori della produzione di radicali che fanno muovere più in fretta le lancette dell’orologio biologico. Gli effetti si vedono già a Taranto (si veda l’approfondimento), in Campania, nell’area mineraria della Toscana, nelle aree industrializzate del Nord Italia … ma non serve continuare … chi ha letto un libricino prezioso: “I limiti dello sviluppo” (Mondadori, 1972) sa che siamo tutti in pericolo.

 

5. Come vengono spenti i ROS?

I ROS sono molecole altamente reattive perché hanno perso un elettrone, che cercano di riconquistare rubandolo ad altre molecole, e quindi ossidandole. L’unico modo di evitare che i ROS e gli altri radicali liberi eventualmente prodotti nei tessuti da agenti ambientali reagiscano con componenti cellulari importanti è quello di sacrificare alla loro ingordigia di elettroni molecole facili da riparare o rigenerare: gli antiossidanti. Il nostro organismo ne è ricco e può sintetizzare da solo buona parte di queste molecole. Altre invece devono essere assunte dall’esterno e, se indispensabili a breve termine per la buona salute, sono chiamate vitamine (vitamina C, vitamina E). I vegetali, che devono continuamente difendersi dagli effetti foto-ossidanti della luce, sono molto ricchi di antiossidanti: ce lo dicono i pigmenti, tutti antiossidanti, che si accumulano nella buccia conferendo a frutta e verdura caratteristici colori. Ogni antiossidante ha un suo colore. Quando mangiamo frutta e verdura o beviamo vino rosso (massimo un bicchiere al di!) assumiamo sostanze preziose che ci proteggono dall’invecchiamento e da tutte le malattie ad esso associate. Secondo James Joseph, il professore della Tufts University di Boston che ideò il codice dei colori, per assicurarci una protezione ottimale contro i ROS dobbiamo mangiare ogni giorno almeno 5 porzioni di frutta e verdura scegliendole di ogni colore (rosso, giallo, arancione, verde, violetto).

 

6. Chi ripara i danni prodotti dai ROS?

Le cellule e i tessuti sono dotati di efficienti meccanismi di riparazione dei danni causati dai radicali liberi. Ci sono meccanismi che riconoscono specificamente e riparano (o degradano, se il danno è irreparabile) le molecole danneggiate (proteine, lipidi, acidi nucleici); che rimuovono gli organuli alterati in maniera irreversibile (l’autofagia); e che riconoscono e eliminano le cellule divenute inefficienti (apoptosi o morte cellulare programmata). (Tabella I).

La cosa da ricordare, però, è che questi meccanismi funzionano al meglio solo quando l’organismo deve riciclare i costituenti dei “pezzi” ammalorati a scopo plastico o a scopo energetico (cioè funzionano al meglio quando siamo a digiuno e si sente fame! Ecco perché le religioni millenarie comandano periodiche astinenze dal cibo: non è penitenza, è un precetto di purificazione del corpo a difesa della salute). L’obesità non è di per sé una malattia, è però segnale di maggior rischio di tutte le malattie associate con

Tabella I. Meccanismi di riparazione dei danni prodotti dai radicali liberi. Caratteristica interessante di tutti questi meccanismi è la loro capacità adattativa, cioè la capacità di aumentare la loro funzione in caso di aumento del danno da riparare.

 

l’invecchiamento biologico. Infatti, l’obesità dice che la persona ha mangiato troppo e troppo spesso per i suoi bisogni, e quindi non ha dato alle cellule del proprio corpo il tempo di ripulirsi dalle lesioni lasciate dal tempo. L’obeso sta invecchiando rapidamente e quindi andrà precocemente incontro a tutte le malattie associate con l’età anziana. In questa prospettiva, perché stupirsi se i bambini obesi divengono precocemente ipertesi e diabetici?

 

7. A che età cominciano a manifestarsi le malattie associate con la vecchiaia?

È consuetudine ormai affermare che la vecchiaia inizia a 65 anni. Perché? Perché è da questa età che le malattie della età avanzata cominciano a manifestarsi in tutta la loro gravità con frequenza progressivamente crescente nella generalità della popolazione, facendo aumentare in maniera straordinaria il numero e la durata dei ricoveri in ospedale. Si noti però che come il decadimento senile è funzione esponenziale dell’età a partire dai 30 anni, così anche l’incidenza delle malattie proprie dell’età anziana comincia ad aumentare con andamento esponenziale proprio da quella età, cioè dal momento in cui l’invecchiamento comincia a ridurre le funzioni (figura 2).

 

Figura 3. Effetto dell’età anagrafica sulla mortalità (numero di morti per 100000 abitanti) per malattia nella popolazione femminile negli USA nell’anno 1999. Sulle ascisse classi di età. La mortalità per malattie età-associate aumenta con un andamento progressivo di natura esponenziale a partire dai 30 anni di età (adattato da www.cdc.gov/ nchs/data/sttab/vs00199_tabl21or.pdf.). ▲: malattie croniche delle vie respiratorie inferiori; ∆: diabete mellito; □: cardiopatia ischemica; ◊ ictus; ♦ neoplasie; ■: malattia di Si noti che le uniche malattie causa di morte indipendente dall’età sono la malattia traumatica (causata per gran parte da incidenti da traffico, cerchietti vuoti) e l’AIDS (cerchietti pieni). I motivi del diverso comportamento possono essere ben compresi senza bisogno di commenti.

 

I costi? Presto detto, considerando che il costo medio di ogni giorno di degenza sta continuamente aumentando (ad esempio, dai 427 euro del 2000 agli 832 euro del 2011). Un conto che, in assenza di correttivi, continuerà a crescere esponenzialmente. Si ricordi che molte altre malattie risentono negativamente dell’aumentare dell’età. Ad esempio, il progressivo indebolimento delle difese immunitarie rende l’organismo sempre più vulnerabile dalle malattie infettive, che divengono sempre più frequenti, gravi e lente a guarire: così negli anziani la polmonite è malattia gravissima malgrado la disponibilità di antibiotici, e le micosi dell’alluce giungono ad interessare il 50% delle persone di oltre 70 anni.

 

8. Per difendere la salute è bene conoscere la propria età vera

L’età biologica (l’età vera, quella che meglio correla con il manifestarsi delle malattie invecchiamento-associate) è diversa dall’età anagrafica. Dipende dai segni lasciati nell’organismo dal tempo e può essere misurata solo usando un “orologio biologico”. Con l’orologio biologico si misura l’entità dei danni che si sono accumulati nelle cellule, nei tessuti e negli organi perché si dosano i così detti biomarcatori di invecchiamento. I biomarcatori di invecchiamento misurano direttamente il livello dei danni (biomarcatori molecolari), o le conseguenze del progressivo accumulo di danni su funzioni (ad esempio sulle funzioni replicative) delle cellule (biomarcatori cellulari), o le conseguenze sulla funzione di organi ed apparati (biomarcatori fisiologici). Di regola i biomarcatori molecolari danno le informazioni più precoci, mentre i biomarcatori fisiologici hanno un potere predittivo a più breve termine, e sono utili soprattutto per apprezzare la speranza di vita e il rischio di morte imminente. La valutazione dei biomarcatori di invecchiamento consente di fare il punto nel percorso della vita, e di riconoscere se la velocità dell’invecchiamento biologico è più elevata della media in tempo per correre ai ripari.

Figura 4. Esempi di biomarcatori di invecchiamento fisiologici: capacità funzionale media residua (in percentuale) al variare della età assumendo pari al 100% la funzione alla età di 30 anni. Dati da Shock N.W. et al., 1957. Tutte le funzioni del nostro organismo si riducono con l’aumentare dell’età, con una pendenza diversa a seconda della funzione considerata. È questo calo continuo, che si rende visibile dopo i 30 anni, il fattore che rende il corpo della persona anziana qualitativamente e quantitativamente diverso da quello del giovane e lo predispone a tutte le malattie. La riduzione con l’età delle riserve di funzione porta dapprima ad un disagio sociale, cui seguono disagio sanitario, fragilità, malattia e morte. L’aumento della durata della vita è conseguenza del miglioramento dell’ambiente. Quindi si è allungata principalmente l’età anziana. Il segreto, svelato in questo libretto, sta nel contrastare il calo di tutte le funzioni e l’aumento del danno da stress ossidativo con il passare del tempo facendo operare al meglio i meccanismi di riparazione. Così facendo si conquisterà una longevità sana, allungando tutte le stagioni della vita, non solo – come oggi – la estrema vecchiaia.

 

 

         I MECCANISMI DELLE MALATTIE INVECCHIAMENTO-ASSOCIATE

 

9. I tumori: meccanismi e prevenzione

Se i ROS danneggiano il DNA nucleare colpendo geni coinvolti nel controllo della proliferazione si ha una trasformazione, cioè quel cambiamento del comportamento cellulare che gli oncologi chiamano iniziazione neoplastica. La cellula iniziata può restare a lungo dormiente ma, se spinta alla moltiplicazione (promozione), rivela il difetto genetico avviandosi a una crescita progressiva incontrollata (neoplastica). L’organismo anziano ha organi continuamente chiamati a ipertrofie o iperplasie compensatorie per la riduzione senile delle funzioni e quindi offre un ambiente promuovente. Si formano facilmente piccoli “foci” di un paio di millimetri di diametro, che continueranno a crescere (progressione) non appena più nutrimento giunge dentro questo nodulo quando il tumore riesce a indurre la formazione di nuovi vasi sanguigni (angiogenesi). Durante la progressione si differenziano sottocloni cellulari capaci di penetrare nei vasi neoformati, di sopravvivere nel sangue e nella linfa e di giungere e attecchire in altre sedi del corpo (metastasi). In conclusione, il passaggio del tempo aumenta la probabilità che si generino cellule iniziate e l’invecchiamento aumenta la probabilità che le cellule iniziate intraprendano il percorso neoplastico; quindi per l’intervento di almeno due fattori la frequenza dei tumori aumenta con l’età in maniera non lineare ma quadratica o esponenziale. Gli esperimenti hanno dimostrato che contrastando l’invecchiamento con stili di vita adeguati si ritarda la comparsa dei tumori e se ne riduce il numero allungando così la vita in buona salute.

10. Le malattie neurodegenerative: meccanismi e prevenzione

Dopo i 65 anni le funzioni del sistema nervoso declinano e diventano sempre più frequenti le malattie demenziali con declino cognitivo (ad esempio, la malattia di Alzheimer), i disturbi della motilità (quali la SLA – sclerosi laterale amiotrofica – e il morbo di Parkinson) e le atrofie multisistemiche. Le malattie sono causate da degenerazione e scomparsa di specifici gruppi di neuroni. La causa? Un progressivo accumulo nei neuroni di lesioni da ROS per una insufficienza assoluta o relativa, aggravata con l’età, dei meccanismi che riparano i danni causati dai ROS.

Oggi, la terapia è meramente sintomatica e dà benefici fugaci a costi proibitivi, e quindi è del tutto insoddisfacente.

Il futuro quindi sta in un approccio diverso: da un lato la prevenzione del danno e della morte delle cellule con antiossidanti, con prodotti che migliorano la resistenza delle cellule ai ROS (ad esempio: alimenti ricchi di acidi grassi poli-insaturi con buon bilanciamento tra omega-3 e omega-6), e con potenziatori dei meccanismi di riparazione; dall’altro l’induzione della sintesi di fattori di crescita dotati di effetti anti-apoptotici con una adeguata stimolazione funzionale. Occorre agire il più precocemente possibile, prima che si siano instaurati danni cellulari irreversibili. Serve quindi un accertamento precoce del rischio di sviluppare la malattia.

Per prevenire queste malattie è bene agire contro l’invecchiamento e esercitare tutte le funzioni cerebrali (percorso “train body and brain”).

 

11. Aterosclerosi, infarto, ictus: meccanismi e prevenzione

I legami tra invecchiamento e queste patologie sono complessi e molteplici.

Per accogliere il sangue immesso dal cuore le arterie devono espandersi e poi retrarsi variando la loro circonferenza del 2% 60-80 volte al minuto; 100.000 volte al giorno; 37.000.000 di volte l’anno; 4 miliardi di volte nel corso di una lunga vita! Lo stiramento può causare microlesioni dell’endotelio aprendo varchi che lasciano uscire plasma ricco di colesterolo. Il colesterolo è trattenuto dalle fibre elastiche e si accumula nella parete e va a costituire l’ateroma. Un aumento (con l’età) della pressione arteriosa favorisce la formazione di microlesioni. L’aumento con l’età della colesterolemia ingigantisce il passaggio di colesterolo nella parete delle arterie. L’ossidazione del colesterolo genera prodotti che stimolano l’infiammazione, e l’infiammazione guarisce con il contributo dei fattori di crescita delle piastrine con deposizione di collagene (placca fibrolipidica). Tutti questi fattori fan sì che la progressione della aterosclerosi non sia funzione lineare ma esponenziale del passare del tempo e dell’aumento dell’età. Le alterazioni delle pareti arteriose favoriscono la formazione di trombi, che occludono i vasi, arrestano il circolo e portano a morte i tessuti (infarto).

La prevenzione richiede la lotta a tutti questi fattori di rischio: il controllo della frequenza cardiaca con beta-bloccanti e della pressione arteriosa con ipotensivi; la riduzione dello stress ossidativo su endoteli e lipoproteine essudate nelle pareti delle arterie elastiche con antiossidanti (particolarmente efficaci quelli del vino rosso); la moderazione della eccessiva funzione delle piastrine (con piccole dosi di antiaggreganti: cardioaspirina); la riduzione della colesterolemia (con approcci diversi, anch’essi fra loro additivi: somministrazione di acidi grassi poli-insaturi; di acido nicotinico – che riduce la lipolisi e stimola la autofagia; l’inibizione della HMG-CoA reduttasi con statine); la riduzione dell’apporto calorico e l’attività fisica, che migliorano l’efficienza dei meccanismi riparativi.

12. L’aumento senile delle malattie autoimmuni e infettive: meccanismi e prevenzione

Al sistema immunitario è affidata la prevenzione dell’accumulo nel corpo di materiale estraneo e di cellule danneggiate o morte, e quindi anche dello sviluppo degli agenti di malattie infettive. Le funzioni sono svolte da cellule del sangue capaci di passare nei tessuti e di fagocitare e digerire il materiale estraneo (granulociti, monociti-macrofagi) e da cellule capaci di riconoscere specificamente (e di reagire contro) detto materiale (i linfociti). I linfociti imparano a reagire solo contro materiale estraneo con un addestramento complesso, a più tappe, che richiede la capacità di saper rispondere tempestivamente a segnali umorali che preparano di volta in volta alla tappa successiva. Man mano che si invecchia i linfociti rispondono a questi segnali in modo sempre più pigro, e quindi con l’aumentare dell’età sempre più spesso non maturano bene e possono sbagliare nel distinguere le cellule da eliminare dalle cellule buone (di qui l’aumento delle malattie autoimmuni) o non concludono l’addestramento (cala così il numero percentuale delle cellule capaci di difendere efficacemente contro gli agenti infettivi; aumentano rischio, gravità e durata delle malattie infettive e può ridursi la efficacia delle vaccinazioni). Negli animali da esperimento gli interventi anti-invecchiamento contrastano efficacemente tutte queste alterazioni. Nell’uomo, dovrebbero essere utili i protocolli di sobrietà alimentare, di buona scelta di cibi e integratori, e di potenziamento del processo di autofagia e di apoptosi qui descritti.

 

13. L’Osteoporosi: meccanismi e prevenzione

Per osteoporosi (osso poroso) si intende una atrofia dell’osso, con riduzione della densità e del contenuto minerale, che facilita le fratture (soprattutto delle vertebre e del bacino). La frequenza della osteoporosi aumenta con l’età (in Italia ne sono affette almeno 5 milioni di persone, soprattutto donne – 80% dei casi – dopo la menopausa).

L’osso è in continuo rinnovamento, cioè viene continuamente demolito e sintetizzato. Nel giovane la sintesi prevale e un picco di massa ossea e di resistenza è raggiunto intorno ai 30 anni. Poi ogni giorno il tempo erode un po’ di massa dell’osso perché gli osteoblasti producono meno osso così che l’osso si indebolisce e sempre più spesso va incontro a microlesioni che attivano gli osteoclasti, che rimuovono l’osso danneggiato con il risultato di aumentare ancor più la degradazione. Così l’osso si indebolisce progressivamente fino a rompersi con traumi minimi (può bastare un colpo di tosse). La metà delle donne raggiunge la soglia di frattura a 65 anni; il 20 per cento dei maschi a settanta. Arriva prima a questa soglia chi a 30 anni aveva una massa ossea bassa (la prevenzione deve cominciare in giovane età, con una vita sana e attiva). Altri importanti fattori di rischio sono la corporatura minuta, i bassi livelli di estrogeni e di testosterone, l’ipertiroidismo, la sedentarietà, le diete povere di calcio e di vitamina D, l’abuso di alcol e il fumo. Fattori di protezione sono l’attività fisica (aerobia e soprattutto di forza), la buona alimentazione; una sufficiente esposizione ai raggi solari; la supplementazione di calcio e di vitamina D durante i pasti.

 

 

 

                COME SI PUÒ CONTRASTARE L’INVECCHIAMENTO

     E PREVENIRE TUTTE LE MALATTIE INVECCHIAMENTO-ASSOCIATE

 

14. Prendiamo esempio dalle automobili

Anche le automobili invecchiano, e con il crescere dell’età riducono le loro prestazioni, si ammalano sempre più spesso e in modo sempre più grave, e infine “muoiono”. Seguire la loro vita fa comprendere meglio il percorso della nostra vita.

Tutti i 4 milioni di “topolino”, la superutilitaria prodotta dal 1957 al 1975 per dare a tutti gli italiani la possibilità di viaggiare su quattro ruote, erano fatte al risparmio; in 60 anni quasi tutte sono “morte”, ma diverse centinaia, pur gemelle identiche, sono vive e corrono sulle strade italiane facendo bella mostra di sé nei rally di auto storiche. Qual è l’insegnamento? In primo luogo, per la longevità il progetto (per l’uomo il DNA) non è tutto. (Quindi, diversamente dal detto popolare, per vivere a lungo non basta aver scelto bene i propri genitori!). In secondo luogo, gemelli identici possono avere destini estremamente diversi (solo una auto su 10000 – proprio la stessa percentuale osservata negli uomini – può sperare di divenire “centenaria” in buona salute). Andando oltre, l’analogia ci consente anche di comprendere i segreti della longevità in buona salute. Potete scommettere che le “500” longeve hanno avuto la fortuna di trovare proprietari attenti ai tagliandi; pronti a comprare carburanti eccellenti, lubrificanti adatti, additivi convenienti; per di più capaci di utilizzare con saggezza il proprio mezzo. Passando agli uomini e analizzando la vita dei centenari, si vede che tutti si sono comportati da “guidatori” prudenti, seguendo spontaneamente le regole anti-invecchiamento descritte in questo libretto: tutti hanno mangiato “bene”, hanno assunto diete ricche di grassi buoni (oli poli-insaturi) e di antiossidanti, e hanno fatto un uso saggio del proprio corpo.

Se l’invecchiamento è una patologia e non un semplice fattore di rischio di disabilità e malattia, non deve sorprendere che le malattie ad esso associate (tumori, neurodegenerazioni, aterosclerosi, diabete ecc.) possano essere considerate segni o complicazioni facilmente prevenibili, tutte insieme, combattendo la patologia sottostante. Ad oggi l’invecchiamento biologico non può essere completamente annullato; è provato però da esperimenti che un suo rallentamento riduce il rischio e ritarda nel tempo la comparsa delle malattie invecchiamento-associate e ne riduce l’incidenza. Del resto, è noto che le precauzioni che i diversi specialisti (cardiologo, diabetologo, oncologo, neurologo) raccomandano per ridurre il rischio di contrarre le malattie di loro pertinenza sono sempre le stesse (seguire uno stile alimentare sobrio; fare attività fisica; mangiare frutta, verdura, pesce e poca carne rossa; assumere alimenti o supplementi ricchi di acidi grassi poli-insaturi) e corrispondono agli interventi di comprovata efficacia anti-invecchiamento. Come si è già detto, per molte di queste malattie (malattie neurodegenerative, tumori, aterosclerosi) è ormai chiaro il meccanismo che spiega la loro associazione con il processo di invecchiamento biologico.

 

15. Come si può contrastare l’invecchiamento e prevenire le malattie ad esso associate

 

                                                 Primo obiettivo

Aumentare la concentrazione degli antiossidanti nei tessuti. Per farlo basta assumere alimenti ricchi di antiossidanti. I cibi più ricchi di antiossidanti si trovano nella frutta e nella verdura. Diversamente dagli animali, dotati di motilità, i vegetali per loro natura non possono cercare riparo da stimoli ambientali troppo aggressivi e per sopravvivere hanno dovuto sintetizzare sostanze capaci di difendere contro i radicali (ad esempio contro la foto-ossidazione) in maniera molto più efficace di quella che serve agli animali per raggiungere il tempo del successo riproduttivo. Consumando frutta e verdura noi assorbiamo queste sostanze, che poi si distribuiscono nelle nostre cellule arricchendone le difese. Questi antiossidanti si trovano soprattutto nella buccia. Essendo sostanze colorate, conferiscono a frutta e verdura la caratteristica colorazione. Il colore dei fiori, dei frutti e delle foglie ci guida a capire le scelte difensive operate dalle singole specie vegetali. Conoscere il “codice dei colori” aiuta a fare le scelte più convenienti (si veda “A tavola con i colori”, ETS, in stampa). La tabella II riporta le 10 specie di frutta e di verdura più ricche di antiossidanti.

 

Tabella II. Per aiutarvi a scegliere bene frutta e verdura: ecco i “top ten”

Nutrirsi con cibi ricchi di antiossidanti consente di ridurre lo “stress ossidativo”, cioè il danno causato alle nostre cellule dai ROS (radicali tossici dell’ossigeno). Alcuni studiosi consigliano di introdurre almeno 3500 unità ORAC (Oxygen Radical Absorption Capacity) al giorno. Non è difficile: bastano un paio di porzioni di fragole. Ecco i valori ORAC di alcuni frutti e di alcune verdure. Si tratta però di valori indicativi, perché il tenore di antiossidanti cambia assai con le modalità di coltivazione del prodotto.

                                                  Secondo obiettivo

Migliorare la resistenza delle membrane cellulari allo stress ossidativo per proteggere le proteine di membrana che sono importanti per la regolazione delle funzioni cellulari (recettori, trasportatori ecc.). Le membrane cellulari sono dotate di un meccanismo che cattura e scarica nel citosol gli elettroni spaiati che generano reattività ROS e possono fare danno. Il meccanismo, analogo a un parafulmine, possiede una antenna di captazione (fatta di acidi grassi poli-insaturi: la vitamina F), un cavo di connessione (fatto da un poliprenolo, il dolicolo) che convoglia gli elettroni catturati dalla vitamina F al meccanismo di scarico “a terra” (cioè al citosol), costituito da un altro poliprenolo: l’ubichinone (coenzima Q). Le cellule sintetizzano facilmente dolicolo e ubichinone per la via del mevalonato e dipendono dalla dieta per la disponibilità di vitamina F. (Attenti: inibire la via del mevalonato con le statine per abbassare la colesterolemia può ridurre la resistenza allo stress ossidativo e far male se non ci si protegge con antiossidanti: ad esempio può manifestarsi un danno muscolare detto rabdomiolisi) Quindi l’obiettivo di migliorare la resistenza può essere centrato assumendo vitamina F (con olio di pesce ricco di omega-3, o con qualche noce o con un cucchiaio di semi di lino), meglio se al momento della rialimentazione dopo il digiuno (cioè quando l’organismo entra in fase anabolica e produce nuove citomembrane). Si può anche mangiare la carne di pesci pescati in acque fredde (abituati a convivere con un alto stress ossidativo: nell’acqua fredda la tensione di ossigeno è molto elevata).

 

 

                                                 Terzo obiettivo

Accelerare il ricambio facendo lavorare al meglio i meccanismi che rimuovono i danni prodotti dai ROS (Autofagia e Apoptosi). È stato detto al capitolo 4 che bisogna adottare un regime di alimentazione intermittente, che alterni periodi di digiuno abbastanza lunghi da stimolare una fase catabolica a momenti di buona alimentazione (cioè a una fase anabolica). La durata della fase di digiuno può essere abbreviata, conservandone i benefici e alleviando il disagio, con un trattamento che stimoli i meccanismi fisiologici di controllo e renda più intensa ed efficace l’azione della autofagia e della apoptosi (George Martin, gerontologo di Seattle, ha proposto il nome P.I.S.A.: Physiological Intensification of Suppression of Aging). In pratica basta fare al mattino una colazione leggerissima; a mezzogiorno prendere solo un tè (meglio se verde!); per merenda (alle 16) accontentarsi di una capsula dello stimolatore della autofagia e dell’apoptosi (ACIPIMOX) e dopo circa un’ora (dopo le 17, al termine del lavoro) ingannare tempo ed appetito fino all’ora di cena con una lunga passeggiata (almeno un’ora) di buon passo; a cena (non prima delle 20) si riscuote il premio: un pasto ricco di calorie (che fa recuperare almeno in parte le calorie non ingerite con colazione, pranzo e merenda: il trattamento P.I.S.A non è una cura dimagrante, deve solo accelerare il ricambio), di proteine, di acidi grassi buoni (gli omega-3) e di frutta e verdura di ogni colore. L’attività fisica intensa aiuta perché aumenta il fabbisogno calorico, e quindi ingigantisce gli effetti del digiuno; mentre l’assunzione di ACIPIMOX impedisce che l’aumento del bisogno di energia venga soddisfatto con acidi grassi liberati dal tessuto adiposo, obbliga l’organismo ad aumentare la produzione di glucosio e consumare più aminoacidi, e quindi attiva la autofagia e la apoptosi per la degradazione di quanto di vecchio e guasto si è accumulato nei nostri tessuti. Questo protocollo, chiamato D.A.N.I. (Dynamic Antiaging Nutritional Intervention) è ben tollerato e sicuramente molto efficace (approfondimento 2). Altri dettagli possono essere trovati nella pubblicazione “L’Arte della Longevità in buona Salute” (ETS, 2012). Per avere maggiore effetto il trattamento può essere ripetuto fino a tre volte alla settimana. Una alternativa meno impegnativa e pur sempre efficace? Dopo un pomeriggio attivo e una cena molto leggera (un caffélatte verso le 20) prendere una capsula di Acipimox non prima delle 24. Al mattino ci si sveglierà allegri e attivi, pronti per la ginnastica e per una buona colazione (e con il corpo ringiovanito). Naturalmente, anche a questi dosaggi bassissimi l’assunzione di ACIPIMOX va fatta sotto prescrizione e controllo del medico, meglio se con la consulenza del gerontologo.

 

16. L’esercizio fisico è un antidoto dell’invecchiamento facile, gradevole e potente

Gli esperti sono unanimi: l’esercizio fisico è una misura importante per mantenere la buona salute e contrastare l’invecchiamento, ed è anche la più facile da adottare. Rende più intensi i benefici di una dieta salutare con due meccanismi diversi dotati di effetti fra loro complementari e sinergici. Infatti da un lato, se praticato nell’intervallo fra i pasti, l’esercizio fisico aumenta il consumo calorico e accresce la velocità di rimozione dei guasti accumulati nelle cellule stimolando l’autofagia; dall’altro, se sufficientemente intenso, induce nei muscoli microlesioni che facilitano la degradazione e la successiva sostituzione delle componenti più deboli e facilmente deteriorabili. La prova dell’attivazione di questo secondo meccanismo viene dalla comparsa di una lieve, fugace dolenzia al termine della attività.

L’esercizio fisico si  può fare a qualunque età e stato di salute, in qualunque momento della giornata. Fa bene a tutto: rallenta la perdita del vigore muscolare, protegge le funzioni cardiocircolatoria e respiratoria dall’usura del tempo, riduce il rischio di diabete e di ipertensione, aiuta ad evitare l’osteoporosi aumentando la massa ossea, migliora la digestione, favorisce la funzione intestinale, riduce l’insonnia e allevia la depressione. A qualunque età, chi fa attività fisica “si sente meglio”, è meno ansioso e depresso, dorme meglio, ha più appetito e quindi si nutre meglio, ha migliori funzioni immunitarie e cognitive, affronta meglio gli stress (anche gli interventi chirurgici) e sopporta meglio le conseguenze delle malattie croniche proprie della età anziana. I benefici sono davvero straordinari anche se si comincia in età avanzata, e durano quanto dura il nuovo stile di vita. Un buon programma di attività fisica deve includere tre componenti: l’esercizio aerobio (ad esempio, correre o andare in bicicletta) che sollecita in modo adeguato i sistemi cardiovascolare e respiratorio; l’esercizio di forza, con l’impiego di pesi leggeri (o del peso del proprio corpo) per far lavorare i maggiori gruppi muscolari; e lo “stretching” (esercizio di allungamento o stiramento) che fa conquistare e mantenere nel tempo una buona elasticità articolare e muscolare. E’ importante il “quanto” (che va misurato sulla base dell’aumento del consumo energetico. C’è chi raccomanda di spendere in attività fisica almeno 2000-3000 calorie alla settimana, ad esempio facendo jogging per 6-7 chilometri al giorno per 5 giorni alla settimana; ma dà già beneficio una passeggiata di 30 minuti a passo svelto tre volte alla settimana). Sono importanti anche il “quando” (meglio a distanza dai pasti, per potenziare l’ effetto del digiuno di stimolazione di autofagia e apoptosi) e il “come” (abbastanza intenso da indurre la lieve, fugace dolenzia, che segnala l’avvio del ringiovanimento muscolare). Comunque, è bene regolarsi sulla base delle condizioni generali di salute e del grado di allenamento, perché i muscoli e le ossa delle persone non allenate sono molto vulnerabili. Quindi conviene fare moto con regolarità, cominciando il programma di attività in maniera graduale, dopo essersi consigliati con il proprio medico, specialmente quando si abbia una età di oltre 50 anni, seguendo i consigli di un fisioterapista o di un medico sportivo.

 

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Immagine di copertina: Una coppia di anziani si tiene in forma praticando il nordic walking, Varkaus, Finlandia (6 settembre 2020). Crediti: Amateur007 / Shutterstock.com

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