11 settembre 2018

La sedentarietà aumenta i rischi per la salute

Siamo sempre più pigri, ci muoviamo sempre meno e perciò corriamo il rischio di ammalarci di più: il 70% dei decessi nel mondo è dovuto a errati stili di vita e, tra questi, il poco movimento fisico e la sedentarietà rappresentano la quarta causa di mortalità globale, comportando l’aumento del rischio dell’insorgere di malattie cardio-vascolari, diabete di tipo 2, demenza e perfino di alcuni tipi di tumore, come quello al colon-retto, al seno e alla prostata. Questi dati così preoccupanti (che si riferiscono al 2016) emergono da una ricerca condotta dall’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e appena pubblicata su The Lancet Global Health journal.

La tendenza purtroppo non sembra destinata a invertirsi e questo potrebbe portare al mancato raggiungimento dell’obiettivo della riduzione del 10% dell’inattività fisica globale entro il 2025; in effetti, avverte Regina Guthold dell’OMS, una delle autrici dello studio in questione, la sedentarietà non accenna a diminuire e oltre un quarto della popolazione adulta mondiale non raggiunge livelli di attività fisica necessari a una buona salute.

Analizzando più da vicino i dati, autoriferiti e relativi all’attività fisica svolta complessivamente al lavoro, in casa, per spostamenti e durante il tempo libero dagli adulti dai 18 anni in poi, in 168 Paesi nel mondo, scopriamo che i livelli di attività fisica inadeguati sono più del doppio (37%) nei Paesi ad alto reddito rispetto a quelli con un reddito più basso (16%) e sono aumentati di ben il 5% nei Paesi più ricchi tra il 2001 e il 2016. I Paesi con un maggiore e più diffuso benessere economico sono, quindi, anche i più sedentari; tra quelli più pigri al primo posto troviamo il Kuwait (67%), poi le isole Samoa e l’Arabia Saudita (53%) e l’Iraq (52%). Ma anche Paesi che si potrebbero pensare più avvertiti mostrano invece dati deludenti: negli Stati Uniti, infatti, il 40% della popolazione non svolge un’adeguata attività fisica, nel Regno Unito il 36% e in Cina il 14%. In controtendenza Uganda e Mozambico, dove la percentuale non supera il 6%. Ovviamente, è piuttosto facile comprendere come nei Paesi più ricchi sia più alto il tasso di occupazioni sedentarie e siano più capillarmente diffusi mezzi di trasporto pubblici e privati, cosa che non accade invece in quelli più poveri, in cui i lavori sedentari sono di meno e ci si muove di più a piedi anche solo per raggiungere il posto di lavoro.

E nel nostro Paese cosa accade? La ricerca ci informa che in Italia è il 41,4% degli adulti a non svolgere sufficiente attività fisica: certo non siamo tra i peggiori, ma c’è ancora molto da fare per informare su rischi e benefici e per rendere più consapevoli anche i bambini, ai quali a scuola, troppo spesso, non viene offerta la possibilità di svolgere educazione fisica in maniera adeguata.

Un altro dato a prima vista sorprendente è che, contrariamente al pensiero comune, le donne sono meno attive degli uomini: una su tre, infatti, il 32% quindi, non fa abbastanza attività fisica; a differenza degli uomini per i quali la percentuale scende al 23% (uno su quattro). Tutto questo rientra purtroppo nel quadro generale delle disuguaglianze di genere: non tutte le donne hanno le stesse possibilità economiche e molte non possono accedere a tutta una serie di opportunità anche in questo campo; senza contare che, divise tra lavoro, casa e figli, il tempo a loro disposizione da dedicare all’attività fisica diminuisce drasticamente.

Basterebbe meno di mezz’ora al giorno tutti i giorni per essere in salute e per ridurre il rischio dell’insorgenza di una serie di malattie frutto anche della sedentarietà e di regimi alimentari e di vita scorretti. Proprio per la necessità di adottare politiche internazionali che incentivino in ogni modo il movimento è stato varato, a giugno 2018, un piano globale dell’OMS chiamato Più persone attive per un mondo più sano (2018-2030): il piano raccomanda 20 azioni politiche necessarie alla creazione di società più attive, aumentando gli spazi e i luoghi destinati ad attività fisica di vario genere, nonché fornendo supporti e possibilità di accesso il più possibile globali.

Un primo passo che anticipa la terza riunione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, prevista a fine mese a New York, sulle malattie non trasmissibili e sui loro fattori di rischio, tra cui appunto la sedentarietà.


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