14 giugno 2020

La sfida del pluralismo culturale e religioso

 

Negli ultimi decenni la presenza in Europa di donne e uomini portatori di istanze multiculturali e multireligiose ha accentuato il carattere plurale di culture e religioni, che prima appariva episodico ed appena evidente.

Pluralismo culturale e religioso sono sempre stati la linfa e il fondamento della convivenza civile; la libertà di pensiero, la diversità e il confronto delle opinioni sono necessarie in una società che intende essere sempre più democratica. Oggi vivere nel pluralismo culturale e religioso significa interrogarsi e mettere in discussione le forme classiche di fedeltà alla propria cultura o alla propria religione, ripensare le appartenenze, in apparenza indiscutibili, sforzarsi di creare un’identità religiosa che sembra meno forte ma che forse è più autentica e sincera. È importante, perciò, cogliere e capire la conseguenza dei cambiamenti derivanti dalla multiculturalità e multireligiosità nella nostra vita quotidiana.

In questo processo è centrale il ruolo del mar Mediterraneo, che si è allargato a dismisura accogliendo culture e religioni prima sconosciute: il Mediterraneo, “mare del dialogo” e dell’unico Dio con tre comunità religiose, continua ad essere tale ma in modo diverso da un tempo. L’Italia, paese situato al centro di questo mare, ne ha vissuto nel passato l’intera vicenda culturale e religiosa, e, anco più oggi, continua a sperimentarne gli intrecci e le dinamiche.

Non sempre però le diversità culturali sono accolte come espressioni di ricchezza reciproca, e rischiano di diventare motivo di conflitto esplicito o latente; paure, diffidenze, pregiudizi, impediscono uno scambio arricchente tra le diverse culture di cui ogni uomo è portatore.

Lungi dall’avere risolto il problema dell’integrazione dei gruppi che per primi sono arrivati nel territorio italiano, ci si trova oggi ad affrontare sempre nuovi problemi che il contesto culturale esige.

Se inizialmente la maggior parte delle attenzioni degli studiosi, delle politiche e delle azioni di governo erano legate all’emergenza e all’accoglienza, oggi, presenti ancora tali aspetti, sono prioritarie le politiche di integrazione e di cittadinanza di coloro che ormai vivono da decenni nei paesi europei e dei loro figli che sono nati nei nuovi territori. Sono queste le “seconde generazioni”, nate e vissute in un paese diverso da quello dei loro genitori, che rivelano bisogni che richiedono strategie nuove, creative e del tutto inedite.

Se nella fase iniziale dell’immigrazione si è posta l’attenzione sui problemi dell’uguaglianza, oggi si riflette maggiormente sulle differenze culturali ed identitarie, come costitutive della stessa uguaglianza e più rispettose dei diritti umani. Ci si trova di fronte a problemi complessi, che richiedono analisi profonde e riflessioni serie, che siano rispettose per tutti i soggetti, espressioni e portatori di culture diverse.

Osservando la società da una prospettiva religiosa, oggi, di fronte ad un inarrestabile processo di secolarizzazione, si assiste ad un crescente bisogno di sacro sia all’interno delle diverse religioni che nelle diverse manifestazioni della società. Assistiamo, per molti aspetti, alla “ricomparsa” di fenomeni religiosi che possono ricondursi a un “reincanto del mondo”, per esprimerci in termini weberiani.

Ciò riguarda non solo le religioni che tradizionalmente sono inserite in contesti culturali occidentali (i monoteismi) ma coinvolge anche le altre presenti nella società (Islamismo, Induismo, Buddismo, Scintoismo) in modo da fare assumere ad esse un ruolo nuovo e decisivo nel mondo globalizzato.

Un legame profondo unisce i temi della multiculturalità con quelli della multiregiosità; entrambe sono dimensioni di un’unica realtà e costituiscono la premessa per un discorso che va nella direzione dell’interreligiosità. Se il multiculturalismo è stato oggetto di analisi e studi interdisciplinari, la riflessione sociologica sul pluralismo religioso è più recente, ancora da esplorare e si impone con cogenza per realizzare una società dialogante che costituisca la base per un “incontro di civiltà”. In modo particolare, la religione è diventata nella nostra società secolarizzata una realtà che stimola ad una riflessione profonda che ne possa comprendere il processo e le dinamiche che cambieranno il nostro futuro. Esse sollecitano uno sforzo di conoscenza, soprattutto del nucleo essenziale e fondante dell’esperienza umana del “sacro” e del “totalmente altro” nonché della sua pluralizzazione e nei suoi differenti e spesso conflittuali gruppi umani, e dunque nelle diverse comunità religiose. Inoltre, ogni religione, nessuna esclusa, al suo interno è plurale: comprendere ciò aiuta a ridimensionare i conflitti identitari e ad innestare processi di convivenza.

In questo senso i temi ancora aperti e che saranno oggetto di dibattito e decisioni politiche riguardano tre aspetti: a) la presenza di donne e uomini portatori di istanze multiculturali e multireligiose. In particolare sempre più minori immigrati e bambini nati in Italia dagli stessi immigrati interpellano i cittadini ad accogliere i nuovi soggetti, che iniziano così un’esperienza di convivenza ed integrazione con i “nativi”; b) l’analisi della religione come orizzonte di senso dell’uomo contemporaneo, sia che il fenomeno venga definito “ritorno del sacro” o “ritorno della religione”, sia che si tratti dell’emergere del pluralismo religioso strettamente legato a questo processo; c) infine, non in ordine temporale né di importanza, si tratta di affrontare i problemi posti dal “pluralismo religioso” e di effettuare il passaggio da una dimensione multireligiosa ad un’altra inter-religiosa e dialogica, soprattutto in riferimento alle nuove generazioni.

 

Immagine: Torino, Italia - 7 luglio 2016: fedeli musulmani pregano per celebrare la fine del Ramadan. Crediti: MikeDotta / Shutterstock.com

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