03 luglio 2017

La siccità di Roma

Le condizioni climatiche, che stanno provocando grandi difficoltà nell’approvvigionamento idrico all’intera penisola italiana, non stanno risparmiando neppure la Capitale, tanto che il sindaco di Roma, Virginia Raggi, è stata costretta a emettere un’ordinanza nella quale si raccomanda la popolazione di usare in maniera limitata l’acqua. Bisognerà fare attenzione nell’irrigazione degli orti, nel riempimento delle piscine, in tutti gli utilizzi superflui.

Seppure ancora non rientri nell’ordinanza, sembrerebbe opportuno chiudere i 2500 ‘nasoni’ romani anche solamente per qualche giorno come ha dichiarato il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti. Parole pronunciate alla riunione straordinaria dell’osservatorio permanente del Distretto Padano per fare il punto sul problema della siccità in Italia e sulle relative iniziative da mettere in campo sul fronte dell’emergenza e della programmazione.

L’ordinanza vigente nella Capitale, che prevede per i trasgressori una multa da 50 fino a 500 euro, resterà in vigore fino a settembre e il rispetto del provvedimento dipende dall’Acea e dai vigili urbani. Il sindaco Raggi ha dichiarato che l’acqua è un bene prezioso e va sempre tutelato, soprattutto nei momenti in cui si assiste a una riduzione delle fonti di approvvigionamento. Bisogna di conseguenza evitare che i cittadini subiscano, durante il periodo estivo, i possibili disagi causati dalla scarsa disponibilità di risorse idriche. Inoltre, i livelli dell’acqua del Lago di Bracciano, che da sempre sono indicativi della salute ambientale del territorio laziale, si sono notevolmente abbassati. Secondo la Raggi risentono non solo delle scarse piogge, ma anche di una mancata politica ambientale di tutela del lago.

Il problema che più preoccupa in questo momento non è però solamente la scarsità di acqua registratasi nella Capitale e nei Comuni della regione, ma anche gli effetti che la siccità avrà sull’agricoltura. Il direttore della Coldiretti del Lazio ha dichiarato, infatti, che le falde acquifere risultano in costante abbassamento nell’agro romano e nel comprensorio dei Castelli e che tra pochi giorni, se non addirittura ore, migliaia di aziende saranno costrette a veder bruciati dalla siccità ettari di campagne coltivati ad angurie, carote, meloni, melanzane e pomodori senza poter fare alcun tentativo per salvare almeno in parte il reddito programmato.

 


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