20 dicembre 2021

Lavoro tramite piattaforma: la voce della Commissione europea

 

Le misure che la Commissione europea ha presentato lo scorso 9 dicembre per una cornice di regolazione del lavoro tramite piattaforma sono tre: una comunicazione, una proposta di direttiva e un progetto di orientamenti. L’obiettivo è quello di creare una normativa comune di tutela che consenta di utilizzare al meglio gli strumenti con cui la digitalizzazione sta cambiando il mercato del lavoro, senza perdere di vista la protezione sociale del lavoratore digitale.

Iniziamo, però, con qualche definizione. Il lavoro tramite piattaforma è un modello di impiego nato in seguito alla crisi finanziaria del 2008, quando in risposta a questa, trasformatasi in crisi economica e poi occupazionale, le piattaforme digitali sono divenute un nuovo luogo di incontro tra domanda e offerta di lavoro, creando nuove opportunità di impiego grazie alla loro capacità di porre in connessione in tempo reale le aziende e i clienti con i lavoratori (cosiddetto matchmaking).

Si tratta del sistema di libero mercato della cosiddetta gig economy, venuto ben presto diffondendosi non solo per il suo potenziale di creazione di posti di lavoro, ma anche per le caratteristiche di questi ultimi. Invero, tali nuove forme di impiego, che riducono i costi di intermediazione tra datori di lavoro e lavoratori consentendo un più rapido soddisfacimento dei rispettivi bisogni, si caratterizzano per una notevole flessibilità, che permette al lavoratore di scegliere quando connettersi alla piattaforma per rendersi disponibile al lavoro. E le prestazioni da eseguire, come la guida di veicoli oppure la consegna a domicilio di cibo da parte di fattorini in bicicletta, sono connotate da una semplicità che le rende adatte per un’ampia platea di prestatori, dato che non richiedono particolari competenze tecniche.

L’altra faccia di questa versatilità, tuttavia, è la tendenza a generare lavoro precario e di scarsa qualità, che accentua l’instabilità già da tempo sperimentata a causa della precarizzazione registrata in seguito alla flexicurity. Altro aspetto problematico, poi, è che, sebbene facenti capo a grandi realtà aziendali, le piattaforme decidono attraverso gli algoritmi alla base del loro funzionamento. E la decisione automatizzata non sempre è in grado di garantire l’imparziale obiettività che a uno sguardo superficiale ci si potrebbe attendere, richiedendo invece controlli sul tipo di dati processati, oltre che sulle modalità attraverso cui l’intelligenza artificiale elabora le informazioni che acquisisce.

Da ciò l’esigenza di regolamentare questo nuovo mercato del lavoro, che finora non ha ricevuto una risposta pienamente soddisfacente dalle politiche legislative degli Stati membri, che l’Unione Europea (UE) ha deciso di orientare nel contesto dell’attuazione del Piano d’azione sul Pilastro europeo dei diritti sociali.

Tra le misure del 9 dicembre, la comunicazione è quella attraverso cui la Commissione illustra il programma politico. È in essa che viene invero enunciato l’obiettivo di migliorare la tutela del lavoro tramite piattaforma attraverso un insieme comune di norme europee, volte a garantire maggiore certezza del diritto.

La Commissione individua tre punti fondamentali per la realizzazione di tale obiettivo nella proposta di direttiva. Il primo, a proposito del corretto inquadramento dello status giuridico del lavoratore tramite piattaforma, prevede un elenco di criteri per stabilire di volta in volta se il rapporto di lavoro sia da qualificarsi come autonomo o subordinato. Se la piattaforma soddisfa almeno due di questi criteri scatta la presunzione legale di subordinazione, con la conseguente estensione della protezione sociale piena. Sarà poi la piattaforma, se del caso, a dover confutare questa classificazione, secondo lo schema di inversione dell’onere della prova suggerito dalla risoluzione approvata dal Parlamento europeo lo scorso 13 settembre. Il secondo punto riguarda invece la gestione algoritmica del rapporto. A questo proposito la Commissione stabilisce che le piattaforme sono obbligate a comunicare ai lavoratori le modalità operative degli algoritmi, prevedendo altresì un monitoraggio umano sulle decisioni automatizzate, che i lavoratori devono poter contestare. Il terzo punto è dedicato all’esigenza di una maggiore tracciabilità dei dati, spesso opachi, e pone a carico delle piattaforme l’obbligo di dichiarare attività svolte e lavoratori impiegati alle autorità nazionali competenti in materia di lavoro e protezione sociale.

Infine, la Commissione avvia una consultazione pubblica sul progetto di orientamenti relativo all’applicazione del diritto europeo in materia di concorrenza ai contratti collettivi dei lavoratori autonomi individuali, compresi quelli che lavorano mediante piattaforme digitali. Dato il divieto di accordi che limitino il gioco della concorrenza nel mercato interno (imposto dall’art. 101 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea), questi lavoratori non possono invero accordarsi per migliorare la propria posizione. La Commissione interviene col progetto di orientamenti per garantire loro l’accesso alla contrattazione collettiva senza l’ostacolo delle regole sulla concorrenza. La consultazione pubblica durerà otto settimane per raccogliere i riscontri delle parti interessate, trascorse le quali, il progetto di orientamenti sarà adottato dalla Commissione, vincolandola nella successiva interpretazione e applicazione del diritto europeo in materia di concorrenza.

Quanto alla direttiva, la prossima tappa è la discussione in Parlamento europeo e in Consiglio. Se verrà adottata, gli Stati membri dovranno recepirne le disposizioni nella legislazione nazionale entro due anni. L’auspicio è che, unitamente all’attuazione della direttiva 2019/1152 da trasporre entro il 2022, gli Stati membri sappiano cogliere l’opportunità per un’agenda di transizione del lavoro che ne regoli – parafrasando Irti – il rapporto tra diritto e tecnica nella scansione storica attuale.

 

Immagine: Rider per le consegne a domicilio in una città durante la pandemia di Coronavirus (2020). Crediti: Matej Kastelic / Shutterstock.com

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