8 marzo 2021

Le donne in nero che conquistano il calcio

«Critiche e applausi (come a un arbitro uomo)» titola L’Unità. «Se la cava la donna-arbitro» scrive sempre il quotidiano del PCI. «Con trucco e fischietto e femministe al seguito» fa notare il Corriere dell’informazione. Sabato 17 febbraio 1979 alla periferia di Firenze si scrive la storia. Grazia Pinna, 36 anni, arbitra l’incontro tra Colonnata e Fiorenza, partita del campionato Piccoli azzurri della UISP (Unione italiana sport per tutti). «Non avevo paura degli insulti, li sentivo urlare perché i campi erano piccoli. Mi dicevano “Non sai correre”, “Corri come una donna”. E per forza sono una donna! Ma andavo avanti orgogliosa, mi piaceva arbitrare». Quarantadue anni dopo quell’esordio, che attirò sul campetto oltre 200 spettatori «tra cui molti cronisti», come fa notare il Corriere della sera, Grazia Pinna[1] rievoca quelle domeniche trascorse sui campi di periferia, incurante delle parole che arrivavano dagli spalti e delle critiche che pure i giornali non risparmiarono.

Grazia Pinna è stata la prima arbitra, anche se la sua carriera si è svolta solo nei campionati giovanili per quindici anni. «Andavo avanti lo stesso ‒ ricorda oggi ‒, non demordevo, ero felicissima di fare l’arbitra». La sua storia nasce da una sfida. All’epoca Grazia Pinna è la presidente di un’associazione sportiva che ha una squadra di calcio. «Gli arbitri ce l’avevano con noi, mi arrabbiavo. Mi dissero “Invece di brontolare perché non fai l’arbitro così te ne accorgi?”. “Mi sfidate”, gli risposi». Così Pinna scopre che la UISP organizza un corso per arbitri e si iscrive. «I giornali mi chiamavano “la donnina in nero”». «C’era tensione, ‒ racconta Silvia Garambois sull’Unità del 18 febbraio 1979 ‒ i giornalisti venuti da tutto il paese, infangati, a caccia della notizia in più. Portavano solo nuovo scompiglio: i dirigenti dell’UISP cercavano di dare informazioni, di spiegare, di evitare che la partita di campionato dei “piccoli azzurri” si tramutasse in uno spettacolo da circo, che la curiosità per la prima donna in pantaloncini neri ad arbitrare una partita di calcio diventasse un fenomeno da baraccone». Per i giornali Grazia Pinna, vedova e madre di due figli, è la donna che rompe un tabù, ma la stampa fatica a non incappare negli stereotipi. «Signora arbitro, ricorda come è finita la partita?», “Uno a uno, mi pare” (invece il risultato era 3-0)» titola l’indomani il Corriere della sera. Bruno Tucci, l’autore dell’articolo, ricostruisce la giornata, descrive Pinna («È magra, piccolina, occhi neri truccati leggermente, il fondotinta sul viso». E ancora: «Le labbra non hanno rossetto, lo sguardo è attento») e poi racconta la partita fino alla conferenza stampa del dopo gara. «Signora, con quale punteggio è finito l’incontro», si legge nel pezzo. «Uno a uno, mi pare», risponde Pinna. Risposta che offre l’assist al giornalista che così chiude l’articolo: «Infatti, la Colonnata ha vinto 3-0. Povera classe arbitrale!».

Oggi abbiamo Stephanie Frappart che ha rotto il soffitto di cristallo, prima donna a dirigere la Supercoppa europea di calcio maschile il 14 agosto 2019 e prima donna ad arbitrare una partita di Champions League nel novembre 2020. Anche il Super Bowl, la finale del campionato della National Football League (NFL), ha visto esordire una donna nell’arbitraggio: è toccato poche settimane fa alla quarantasettenne Sarah Thomas, arbitra a tempo pieno nella NFL dal 2015. C’è chi come il presidente dell’Aia Alfredo Trentalange conta di riuscire a vedere una donna dirigere in serie A «nel giro di due anni». «Siamo indietro ‒ ha ammesso pochi giorni fa ai microfoni di Radio Anch’io Sport su Radio 1 ‒ e ci stiamo attrezzando. C’è tutto un movimento che va messo in rete, con condivisione di esperienza e competenze, con tavoli di lavoro. Ci dobbiamo attrezzare per dare più sostegno, più supporto e formazione alle donne che ci stanno dimostrando di essere all’altezza».

Persino una pubblicità che va in onda in queste settimane in TV evoca quello dell’arbitra come una reale possibilità per una bimba tanto che il claim recita “Know you can” e nello spot scorrono, tra le altre, le immagini della maratona di Boston nel 1967, quando per la prima volta partecipa una donna, fino a quelle di una donna che arbitra una partita. «Quando hai fiducia in te stesso, puoi andare lontano», si legge nello spot.

Così dopo le calciatrici, sono stati diversi gli spot che hanno puntato su questo, ora le bimbe possono seguire le orme delle donne col fischietto. Un mestiere, però, che nel calcio italiano è ancora appannaggio degli uomini. Sono ancora una volta i numeri a parlare. Secondo i dati del Report calcio 2020 della FIGC, i tesserati AIA - Associazione Italiana Arbitri al 2018-19 sono 31.534: 29.819 uomini e 1.715 donne. Ad esempio, nella fascia di età 35-39 anni gli arbitri sono 2.242 e le arbitre 91. L’Italia, però, è seconda in Europa per numero di arbitre.

Purtroppo la cronaca ci restituisce anche episodi di sessismo nei confronti delle arbitre. Se a fare notizia è soprattutto il fatto che poche settimane fa, durante la cerimonia di premiazione del Mondiale per club in Qatar, lo sceicco Joaan bin Hamad bin Khalifa al-Thani, presidente del Comitato olimpico qatariota, ha salutato tutti tranne le assistenti di linea Edina Alves Batista e Neuza Back, sono numerosi ormai i casi di arbitre insultate sui campi da gioco di casa nostra. «Colpisce l’arbitro donna con uno schiaffo: presidente squalificato per due anni», «Allenatore perde la testa contro arbitro donna: “Datti ai fornelli”. Squalificato fino a fine stagione», solo per citare alcuni titoli che danno conto di queste aggressioni. L’episodio più eclatante resta quello che ha visto protagonista nel marzo 2019 il telecronista Sergio Vessicchio sull’emittente ‘CanaleCinqueTv’. «Prego la regia di seguire l’assistente donna, è una cosa inguardabile. È uno schifo vedere le donne che vengono a fare gli arbitri in un campionato dove le società spendono centinaia di migliaia di euro, è una barzelletta della Federazione questa. Eccola, Annalisa Moccia di Nola, una cosa impresentabile per un campo di calcio». Così Vessicchio si rivolge alla assistente di linea della sezione di Nola designata per la partita del campionato di Eccellenza della Campania tra Agropoli e Sant’Agnello. Quelle parole, però, non cadono nel vuoto tanto che, grazie anche a una mobilitazione di diverse associazioni, scatta un procedimento disciplinare nei confronti di Vessicchio che nel novembre dello stesso anno viene radiato dall’Ordine dei giornalisti della Campania.

 

[1] Le citazioni di Grazia Pinna sono state raccolte per questo articolo.

 

Immagine: Stephanie Frappart (14 agosto 2019). Crediti: Oleksandr Osipov / Shutterstock.com

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