9 maggio 2021

Lettura ai tempi del Covid

Fra gli aggettivi che possiamo utilizzare per definire il tempo della pandemia c’è “libridinoso”. La forzata clausura durante i mesi del Covid ha cambiato molti dei nostri comportamenti. Sacrificati i viaggi, le uscite, lo spettacolo dal vivo, abbiamo trascorso tempo on-line, a studiare, a scrivere, a parlare, a giocare, a guardare video, ad ascoltare, a fare acquisti …. E a leggere: notizie e approfondimenti vari (non a caso, infodemia è uno dei neologismi del 2020), ricette di cucina (nel 2020, l’età media di chi cerca ricette on-line è scesa di 20 anni: vi ricordate il boom del lievito madre?), libri.

La cosa è nota e non sorprende: le piattaforme digitali (che fossero streaming, social media, siti di e-commerce o interattive come nel caso dei videogiochi o degli e-sport) erano già in fase di crescita e il blocco delle attività in presenza ha drammaticamente accelerato il processo. Editori e biblioteche hanno potenziato il servizio presente, ma marginale, di prestito digitale.

 

Quello che invece era meno prevedibile è stata la “tenuta” del consumo di libri cartacei: e io penso che questo risultato vada analizzato ripercorrendo gli effetti dell’improvvisa chiusura delle attività e i comportamenti messi in atto da ciascun attore della filiera del libro.

Come è noto, a partire dall’8 marzo 2020 tutte le attività, esclusi i servizi essenziali, sono state chiuse per decreto. E fra le attività chiuse vi erano anche le librerie. Nel tentativo di comprendere un fenomeno nuovo e inquietante, inaspettato per i più, abbiamo quasi subito riscoperto alcuni classici ‒ I promessi sposi, La peste, L’amore ai tempi del colera per citarne solo alcuni – e li abbiamo trovati illuminanti. Molto probabilmente, chi ha letto questi libri era in buona percentuale un forte lettore; ma, per una volta, questa rilettura non appariva scolastica e noiosa, ma utile e meritevole di ampio dibattito pubblico. 

Intanto, tutti gli acquisti di libri (e non solo) si andavano spostando on-line; la filiera logistica delle consegne a casa è stata messa sotto pressione e i tempi di consegna di alcuni prodotti, fra cui i libri, si sono allungati. Inoltre, gli editori hanno rallentato l’uscita delle novità: anche se le presentazioni di libri e i festival si sono trasferiti molto velocemente on-line, per qualche mese i titoli già presenti sul mercato hanno avuto la possibilità di godere di una finestra temporale un po’ più lunga, prima di essere sepolti dai nuovi arrivi.

A fronte di un crollo del volume di affari del 75% nell’arco di tre settimane, da aprile 2020 le librerie, in particolare quelle indipendenti, hanno cercato di organizzare le consegne di prossimità, offrendosi di recapitare a casa o presso le edicole e talvolta proponendo i libri che avevano disponibili in assortimento. Progressivamente, anche grazie al sostegno di alcuni editori, si è andata formando una rete operativa in diverse città e accessibile on-line, che è rimasta attiva, nonostante, a partire da novembre 2020, i libri fossero considerati beni di prima necessità, consentendo l’apertura delle librerie.

Questo sforzo frenetico, e abbastanza capillare, ancorché a volte “artigianale”, di sostegno alla distribuzione fisica, di integrazione fra filiera fisica e filiera digitale e di collaborazione fra anelli della catena ha avuto diverse conseguenze: in generale una valorizzazione dei cataloghi rispetto alle novità, un ripensamento in alcuni casi dei rapporti commerciali fra piccoli editori e librerie indipendenti. Dopo il crollo delle vendite di marzo e aprile, il settore si è risollevato, ritornando complessivamente ai livelli pre-pandemia. Certamente, la domanda ha sostenuto l’offerta. Ma in compenso, senza l’attenzione e la reazione della filiera sarebbe stato difficile resistere alla pressione di una offerta di intrattenimento digitale molto articolata.

Come sempre, sono i forti lettori che hanno trainato la domanda: l’Italia si caratterizza per livelli di lettura mediamente più bassi rispetto ai Paesi europei, ma con livelli di lettura mediamente più alti fra i forti lettori. È ragionevole immaginare che, data la maggiore permanenza in casa, chi già aveva abitudine alla lettura abbia letto un po’ di più, e che chi era medio lettore abbia aggiunto uno o due titoli; purtroppo, in compenso, i mesi della pandemia hanno accentuato le disuguaglianze, e i comportamenti di lettura non fanno eccezione. Inoltre, è da notare che il “recupero” nei volumi di attività nel corso del 2020 e nei primi mesi del 2021 non ha riguardato allo stesso modo i diversi canali: il canale on-line ha avuto tassi di crescita di gran lunga superiori alle librerie fisiche, oltre ad alimentare la crescita degli audiolibri.

A partire da fine aprile 2021, le attività di spettacolo (cinema, teatri, mostre) sono state gradualmente riaperte al pubblico, anche se contingentate. Sono fiduciosa che chi ha coltivato la pratica della lettura in pandemia manterrà l’abitudine; in compenso mi auguro che a livello territoriale si ponga grande attenzione alle librerie e alle attività di promozione della lettura. Il contesto normativo è favorevole, il bisogno è enorme e il ritorno dell’investimento (in termini economici ma soprattutto sociali) elevatissimo.

 

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