14 settembre 2022

Luci in fuorigioco. Lo sport nella crisi energetica

L’anticipo delle partite di calcio al sabato «provocherebbe egualmente una forte diminuzione di pubblico: nell’Italia meridionale il sabato è giornata lavorativa, in tutto il paese gli operatori e i lavoratori del commercio sono impegnati di sabato». Inoltre, «i servizi pubblici di trasporto non sarebbero in grado di soddisfare le nuove esigenze» e comporterebbe anche «la chiusura del concorso Totocalcio alla mezzanotte del venerdì»: questo «provocherebbe una forte riduzione delle giocate, perché la maggior parte dei salariati riscuote la paga il sabato mattina». Il 22 novembre 1973, come riporta il Corriere della sera, il mondo dello sport si appella alla politica contro le misure che il governo Rumor stava per varare per risparmiare energia. Il presidente del CONI Giulio Onesti chiede in una lettera al presidente del Consiglio di evitare il provvedimento del blocco delle auto la domenica perché questo avrebbe avuto ripercussioni sulle manifestazioni sportive. «Austerity. I giornali la scrivono in inglese. Forse per renderla più accettabile» scrive Angelo Carotenuto nel romanzo Le canaglie «giacché ce l’hanno imposta. In italiano, austerità, avrebbe previsto un’intenzione. Ma austeri gli italiani non sono stati mai. Austerity è questa massa di città improvvisamente svuotate d’auto, nel freddo di dicembre. (...) La prima delle tredici domeniche di austerity è uno shock». Il monito che Mariano Rumor lancia dai teleschermi il 23 novembre non lascia spazio a dubbi: «L’epoca dell’energia abbondante e a basso costo è tramontata: ciò impone un serio ripensamento dello sviluppo economico, del modo di vita, delle priorità di investimento». «Stiamo entrando in un inverno difficile», aggiunge il premier sottolineando che «ognuno dovrà fare la sua parte». Anche lo sport.

 

Quarantanove anni dopo la storia si ripete, ma le bollette a tre zeri hanno già fatto scattare l’allarme. Per il presidente della Federcalcio (FIGC) Gabriele Gravina ‒ come ha spiegato in una recente intervista al quotidiano Il Messaggero ‒ la crisi energetica «è peggio della pandemia, perché allora con i protocolli siamo ripartiti, stavolta questo tsunami ci trova già a terra e non abbiamo contromisure, ci mancano i soldi». Per il numero uno della FIGC «così il calcio non si rialza più. Chiediamo al Governo, anzi pretendiamo pari dignità con tutti gli altri settori. Dalla Serie A alle giovanili». A Coverciano, la casa delle Nazionali, «a maggio ‒ osserva ancora Gravina ‒ è arrivata una bolletta elettrica di 26 mila euro, a giugno di 45 mila, a luglio di 79. E deve ancora arrivare il gas». Gravina, poi, si dice preoccupato «non solo per il calcio, per tutto il mondo dello sport. Temo che, siccome si parla di imprese, resti fuori l’associazionismo, la spina dorsale dello sport. Sarebbe un colpo mortale».

Chi rischia di più, infatti, è lo sport di base, che a fatica sta riprendendo dopo la fase più critica della pandemia.

«Abbiamo bisogno ‒ sottolinea Tiziano Pesce[1], presidente di UISP (Unione Italiana Sport Per tutti)  ‒ di un’accelerazione per completare le riforme dello sport e arrivare dal punto di vista legislativo a riconoscerne il valore sociale». «La riforma avviata nel 2019 ‒ aggiunge ‒ ha dato qualche primo segnale ma, dal punto di vista delle risorse, queste sono quasi esclusivamente appannaggio dello sport di vertice. Alla promozione sportiva di base vanno pochi punti percentuali dei fondi».

Secondo Pesce, dunque, il caro energia è un’ulteriore tegola in testa per lo sport di base tanto che «già nei mesi scorsi ci siamo appellati al Governo per chiedere aiuti. Sono previsti fondi e contributi, ma si parla di grandi impianti e ci si dimentica delle grandi criticità che vivono le piccole associazioni, come quelle della promozione sportiva di base. Per alcune gli aumenti in bolletta sono stati del 300-400% e così rischiano di chiudere senza nemmeno avviare la stagione sportiva. Tante associazioni hanno alzato bandiera bianca, ma non possiamo permettercelo perché sappiamo il valore sociale dello sport, in termini di socialità e salute».

Gli effetti delle bollette astronomiche cominciano a vedersi. A Modena, ad esempio, la S.S.D. Dogali, la società sportiva che ha in gestione le piscine comunali, ha deciso pochi giorni fa di chiudere gli impianti. A spiegare la decisione è la UISP della città emiliana, socio di maggioranza, che in una nota fa notare come il costo delle bollette energetiche sia «diventato ormai insostenibile». La società e il Comune, intanto, hanno sottoscritto un impegno per trovare un nuovo gestore di luce e gas. Le bollette degli ultimi quattro mesi di gestione, infatti, «ammontano a 129 mila euro». A fine luglio le utenze delle piscine Dogali erano «il doppio rispetto a tutto il 2021” e la previsione della società è che il costo dell’energia possa passare da 250 mila euro annui a circa 1 milione di euro».

Un altro grido d’allarme arriva dal presidente Comitato regionale Piemonte e Valle d’Aosta della FIN (Federazione italiana nuoto), Gianluca Albonico. «Molti gli impianti ‒ ha spiegato in una nota ‒ che a dicembre chiuderanno per l’attuale costo delle utenze energetiche». «Servono subito ristori e esenzione Iva per lo sport», fa notare Albonico che presenta anche i conti: «Se un impianto medio spende qui al Nord 120.000-150.000 euro tra energia elettrica e termica e questa voce sarà moltiplicata per 3-4 volte, la matematica non ci lascia scampo». Per Albonico «Governo e Mef dovrebbero agire subito» e auspica che la riforma dello sport, che «prevede l’inserimento dell’esenzione Iva per le prestazioni sportive nel 2024», venga inserita senza indugio.

Alle piscine Le Naiadi di Pescara, ad esempio, «da ottobre 2021 a agosto scorso» le bollette hanno raggiunto la cifra di 850 mila euro». A renderlo noto Domenico Narcisi, socio della Asd Pretuziana che gestisce l’impianto: «Anche con le rateizzazioni, così come in passato, è difficile andare avanti. I costi sono elevati con piscine olimpioniche, Palapallanuoto e altro. Se non arriverà un provvedimento nazionale il rischio chiusura in prospettiva è molto forte».

A sostegno dello sport di base sono scesi in campo anche gli assessori allo sport dei Comuni di Torino, Firenze, Roma, Milano, Bologna e Bari che hanno rivolto un appello al governo affinché conceda aiuti subito per evitare le chiusure. Sostengono, infatti, che «questa situazione rende impossibile il presente e il futuro di chi offre servizi sportivi a milioni di nostri concittadini». «In questi mesi ‒ hanno fatto notare ‒ abbiamo fatto tutto ciò che era in nostro potere per non chiudere gli impianti, per garantire un servizio che riteniamo essenziale per le nostre comunità. Le misure per contrastare i rincari delle bollette però sono temi che devono essere affrontati a livello centrale».

Qualcuno, però, prova ad anticipare le mosse di una nuova austerity. L’assemblea della Lega di Serie A ha deciso a inizio settembre che il lasso di tempo di piena accensione dei sistemi di illuminamento dei terreni di gioco sia fissato a un massimo di 4 ore. Secondo le nuove regole, in vigore dalla quinta giornata di campionato, le società che ospitano le gare dovranno garantire l’accensione a pieno regime degli impianti 90 minuti prima dell’inizio della gara per quelle con inizio alle ore 20.45; 60 minuti prima dell’inizio della partita, tempo necessario per calibrare anche gli strumenti a supporto della direzione di gara ‒ VAR (Video Assistant Referee) e GLT (Goal-line Technology) ‒, per le gare con inizio dalle ore 12.30 alle ore 18.00. Così i tempi di illuminazione saranno ridotti di circa il 25%. Anche i vertici del calcio tedesco hanno raccomandato ai club della Bundesliga e della seconda divisione di fissare un obiettivo individuale di risparmio energetico dal 15% al 20% per la stagione in corso.

La situazione, infatti, non è molto diversa nel resto d’Europa. In Germania, la Confederazione tedesca degli sport olimpici (DOSB, Deutscher Olympischer SportBund) ha chiesto alle 90 mila società sportive attive nel Paese di tagliare di almeno il 20% i propri consumi energetici nei prossimi mesi. La Federazione francese di nuoto (FFN, Fédération Française de Natation) ha intimato nei giorni scorsi la «riapertura immediata» di una trentina di piscine gestite da Vert Marine, la società che ha deciso di chiudere gli impianti in quanto non sarebbe più in grado di sostenere gli aumenti sulla bolletta della luce. Sempre in Francia è bufera per le parole dell’allenatore del Paris Saint-Germain, Christophe Galtier, pronunciate in conferenza stampa rispondendo a chi, ecologisti in testa, aveva criticato le trasferte della squadra nella vicina Nantes in aereo invece che col treno ad alta velocità. Così, quando nella conferenza stampa alla vigilia dell’incontro di Champions League contro la Juventus è stato chiesto un chiarimento su quella scelta, Galtier ha risposto: «Ho parlato con la società, che effettivamente pensa sia meglio organizzare le trasferte in carro a vela...». Parole accompagnate dalle risate del giocatore Kylian Mbappé. Un siparietto che non è piaciuto, tra gli altri, alla ministra dello Sport, Amélie Oudéa-Castéra, che ha twittato: «Signor Galtier, ci aveva abituato a risposte più pertinenti e responsabili, ne parliamo?». Come lei anche altri esponenti politici fino alla premier, Élisabeth Borne, che ha chiesto ai calciatori di prendere «coscienza che c’è una crisi climatica, che non è un’ipotesi per domani ma che è una realtà di adesso».

 

[1] Virgolettato raccolto per l’articolo

 

Immagine: Uno stadio di calcio di notte. Crediti: EFKS / Shutterstock.com

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