3 agosto 2022

Mondiale in Qatar: le conseguenze di una scelta inedita

 

Vendutosi al Mondiale in Qatar, il calcio internazionale – e quello europeo soprattutto – inizia a fare i conti con le conseguenze pratiche della scelta di far disputare la Coppa del Mondo, per la prima volta, a debita distanza dall’estate dell’emisfero settentrionale, condizione che storicamente aveva caratterizzato la programmazione di tutte le edizioni precedenti. Significa, in sostanza, la necessità per i vari campionati nazionali e confederazioni continentali di riconfigurare i calendari delle rispettive competizioni ufficiali: messa così può sembrare una faccenda di scarsa rilevanza, ma, in realtà, per l’intero movimento si tratta di un cambio di paradigma che, per quanto estemporaneo ed effimero, tende all’entropia calcistica – e in un sistema già instabile non è un bene – riverberandosi sull’intera stagione.

Per assecondare uno dei principali stakeholder del calcio attuale, appunto il Qatar, ci rimettono un po’ tutti. Le federazioni per i motivi organizzativi di cui sopra, i club europei che si troveranno a dover interrompere l’annata agonistica in quello che in genere è un momento cruciale (e senza nessun reale precedente che possa aiutare a prendere le misure), addirittura gli appassionati storici – i tifosi militanti – i quali, ormai da tempo dipendenti dalle logiche che hanno ucciso il rito delle partite solo al sabato o alla domenica, si trovano oggi al cospetto di un’annata che partirà prima, finirà dopo, sfrutterà ogni data disponibile – col rischio rigetto – e, nel mezzo, vivrà un appuntamento iconico come la finale dei Mondiali nel periodo natalizio. In questo senso anche i broadcaster, e in maniera principale le televisioni, avranno la necessità di stravolgere i propri palinsesti tradizionali a causa di un evento, la Coppa del Mondo, che non può essere ignorato considerando gli investimenti per aggiudicarsene i diritti di trasmissione. In Italia li ha acquistati con una lauta offerta la RAI, ma la mancata qualificazione della Nazionale di Roberto Mancini, a processo concluso quando non vi era ancora certezza che l’Italia raggiungesse l’obiettivo, significa per la TV di Stato – che andrà in Qatar in forze – un azzardo in termini economici.

 

Tornando alle date imposte dal Mondiale, la Champions League, gallina dalle uova d’oro della UEFA, si allungherà e comprimerà allo stesso tempo: turni di qualificazione già ai primi di agosto, fase a gironi che durerà meno di due mesi (dal 6 settembre al 2 novembre: un mese in meno rispetto al solito), ritorno in campo il 14 febbraio dopo una sosta di 106 giorni, finale a giugno inoltrato. Discorso simile per le altre coppe europee, mentre inevitabilmente i campionati nazionali si sono dovuti adeguare e tutti inizieranno con una o due settimane di anticipo rispetto al solito: restando solo ai cinque tornei principali, la Premier League partirà già venerdì 5 agosto con la sfida tra Crystal Palace e Arsenal, e così faranno pure la Bundesliga tedesca e la Ligue 1 francese, mentre in Italia e Spagna il fischio di inizio di Serie A e Liga avverrà una settimana più tardi, in condizioni climatiche prevedibilmente sfavorevoli, certo non inedite in assoluto ma che tutti avrebbero preferito evitare. Supercoppe e coppe nazionali in certi casi si sono giocate persino a luglio, al punto che vi sono squadre, come il Liverpool in Inghilterra e il Bayern Monaco in Germania, che hanno già sollevato i primi trofei ufficiali del 2022-23, le supercoppe appunto, quando ancora non era iniziato il mese di agosto.

Lo hanno fatto peraltro a calciomercato aperto. Non che si tratti di una novità, ma la stagione 2022-23 del calcio europeo porterà la situazione al parossismo: quando terminerà la finestra estiva dei trasferimenti (il primo giorno di settembre), in Premier League si saranno disputate già cinque giornate di campionato, in Italia quattro; senza contare che a gennaio, quando i tornei riprenderanno senza soste, la sessione del mercato che durerà per tutto il primo mese del 2023 riproporrà una situazione paradossale. Alla fine, circa il 30% delle gare dei campionati sarà giocato a liste aperte, con rose che potranno cambiare in corsa. Confusione che si somma a confusione, se si aggiunge la diversità di approccio che gli staff addetti alla preparazione fisico-atletica delle squadre di club attueranno in una fase in genere già cruciale alla quale, questa volta, si assocerà la certezza, almeno per le società che avranno una nutrita quantità di calciatori convocati per il Mondiale, di trovarsi al cospetto di giocatori a diversi livelli di condizione, stress e carico.

Tutte variabili che incideranno significativamente su una stagione nella quale l’ingordigia della FIFA spariglierà le carte un po’ ovunque in Europa, un aspetto che, se dovesse portare – ed è possibile – a qualche risultato clamoroso, a livello di sistema verrebbe considerata un’anomalia da non ripetere. Nel rapporto costi-benefici, a prescindere dall’aspetto etico sul Paese del Golfo e da come la guerra in Ucraina ha modificato i discorsi sulla dipendenza delle istituzioni sportive nei confronti delle politiche di alcuni Paesi, il Mondiale del Qatar finirà per rappresentare l’archetipo di come non si dovrà organizzare un evento del genere in futuro.

 

Immagine: Interno del Khalifa International Stadium, il primo degli otto stadi in cui si svolgerà la Coppa del Mondo FIFA 2022, Doha, Qatar (16 maggio 2017). Crediti: Noushad Thekkayil / Shutterstock.com

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