21 giugno 2020

Overeducation e sottoccupazione

 

Negli anni '70 alcuni economisti avevano avanzato l'ipotesi che il numero crescente di iscrizioni all'istruzione terziaria nei Paesi più sviluppati avrebbe generato un eccesso di laureati che il mercato del lavoro non sarebbe stato in grado di assorbire; un fenomeno definito da Freeman (1976) "overeducation".

Questa previsione è stata ampiamente contraddetta dai fatti: dagli anni '80, lo sviluppo sostanziale di un'economia sempre più guidata dall'innovazione tecnologica e la sostituzione di una percentuale sempre crescente di lavoro puramente esecutivo con processi automatizzati regolati da sistemi informatici hanno portato alla necessità di una forza lavoro sempre più qualificata. Spesso, i sistemi educativi dei Paesi più sviluppati non sono stati in grado di produrre abbastanza personale con competenze adeguate ed è stato necessario incoraggiare l'immigrazione qualificata da altri Paesi. Tuttavia, la crisi economica iniziata nel 2008 ha ostacolato questo processo: in precedenza, il mercato aveva reagito a qualsiasi eccesso di offerta temporanea rispetto alla domanda di personale qualificato con un ulteriore sviluppo della produzione basata sulla conoscenza spesso sotto forma di spin-off generati da persone che hanno iniziato la loro attività scientifica con contratti a tempo determinato presso università e centri di ricerca. La lunga crisi economica, con la conseguente drastica riduzione del capitale di rischio da parte degli investitori a disposizione per finanziare l'avvio di imprese in settori altamente sviluppati, ha fortemente limitato questo meccanismo di autoregolamentazione.

Ovviamente, un livello più alto di istruzione è ancora una garanzia di trovare un lavoro e di avere un buon stipendio: secondo le recenti stime dell'OCSE il principale motore della crescita economica e della prosperità nei prossimi cinquant'anni continuerà a essere derivato da investimenti in innovazione e attività immateriali, cioè in "capitale basato sulla conoscenza".

Contrariamente a questa aspettativa, però, il mercato del lavoro italiano altamente qualificato vive una strana contraddizione. Solo il 18% degli italiani di età compresa tra 24 e 65 anni ha un diploma terziario (4% di primo livello, 14% di secondo livello), una percentuale inferiore alla metà della media OCSE per questa coorte (37%). Inoltre, l'Italia è penultima tra i paesi OCSE come percentuale di giovani laureati, di età compresa tra i 25 e i 34 anni, seguita solo dal Messico (OCSE, 2017). Secondo il rapporto OCSE sulla Skills strategy in Italia del 2017 la situazione è ancora più strana se si tiene conto del fatto che tra i laureati italiani che lavorano il 18% è sottoccupato, cioè svolge attività inferiori a quelle corrispondenti alla loro qualifica, e l'11% addirittura inferiore alla loro precedente esperienza lavorativa. Inoltre, il 35% dei laureati lavora in un settore non correlato ai loro studi.

Il Rapporto OCSE fornisce la seguente spiegazione di questa apparente contraddizione del mercato del lavoro italiano: "L'Italia è attualmente intrappolata in un equilibrio di bassa abilità - una situazione in cui la bassa offerta di competenze è accompagnata da una bassa domanda da parte delle imprese. Mentre molte aziende, relativamente grandi, competono con successo nei mercati globali, molte altre hanno manager e lavoratori poco qualificati con livelli relativamente bassi di produttività. I bassi livelli di competenze dei manager e dei lavoratori sono associati a bassi investimenti in pratiche di lavoro che aumentano la produttività e in tecnologie che richiedono ai lavoratori di utilizzare competenze elevate. Gli imprenditori a loro volta riducono gli incentivi e non investono in modo efficace in competenze e tecnologie e pratiche di lavoro che migliorano la produttività.”

L'OCSE identifica la ragione principale di questa situazione nel fatto che l'85% delle aziende italiane, che occupano complessivamente il 70% della forza lavoro totale del Paese, sono a conduzione familiare. Queste società sono quasi tutte di dimensioni medio-piccole e sono attive nella produzione di media o bassa tecnologia: i loro dirigenti mancano quindi delle competenze necessarie per estendere l'attività dell'azienda alle nuove tecnologie e ai prodotti innovativi. Pertanto, non ritengono necessario assumere nuovi collaboratori altamente qualificati, ma cercano di rimanere competitivi sul mercato internazionale riducendo al minimo i costi di manodopera.

Come afferma l'OCSE, livelli più alti di competenze porterebbero solo crescita e prosperità se le imprese chiedessero e facessero un uso efficace di queste competenze.

L'Italia è l'unico Paese del G7 con una quota maggiore di lavoratori con istruzione terziaria nelle occupazioni di routine (compiti che possono essere realizzati seguendo una serie di regole specifiche e ben definite) rispetto a quelli non di routine (compiti che comportano attività più complesse, come un creativo problem solving e un decision making).

Questo è un riflesso della bassa domanda di alti livelli di competenze in Italia, che può essere collegata all'ampia quota di imprese a conduzione familiare nel settore produttivo italiano. Bassi livelli di partecipazione alla formazione e bassi tassi di adozione delle pratiche di lavoro ad alte prestazioni (HPWP) sono problemi riscontrati in aziende di tutte le dimensioni in Italia che limitano la capacità delle imprese di innovare e crescere.

Ovviamente, l'OCSE invita sia il pubblico che, soprattutto, il settore privato ad aumentare gli investimenti nella formazione di alto livello "sul lavoro", nell'istruzione terziaria e nella ricerca, perché la situazione non migliorerà mai se le risorse disponibili non aumenteranno e così continueranno le migrazioni dei laureati italiani in altri Paesi alla ricerca di un lavoro nel quale possano mettere in pratica le loro competenze.

 

Bibliografia per approfondire

 

R.B. Freeman. The overeducated American, New York, Academic Press, 1976

OECD 2017a, OECD Skills Strategy Diagnostic Report: Italy, Paris, OECD Publishing.

OECD 2017b, Education at a Glance 2017, Paris, OECD Publishing.

 

Crediti immagine: Foto di jan mesaros da Pixabay

 


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