10 gennaio 2022

Pandemia, endemia e raffreddore

L’arrivo di SARS-CoV2 ha dimostrato con violenza cosa possa produrre la circolazione pandemica di un virus. Diffusione rapida e difficoltà di contenimento hanno come triste conseguenza un impatto sulla salute pubblica impressionante e altrettante gravi conseguenze sul piano sociale ed economico. D’altro canto, l’umanità ha affrontato nel passato diverse pandemie virali che si sono inevitabilmente concluse con la circolazione endemica del microrganismo. La probabilità che un virus pandemico scompaia è infatti prossima allo zero. La situazione più frequente è invece che fra agente patogeno ed ospite umano si stabilisca quell’equilibrio più o meno stabile che definiamo, appunto, endemia.

 

Sono centinaia i ceppi di virus respiratori endemici nell’uomo, da quelli del raffreddore (guarda caso della famiglia dei Coronavirus) al più temibile virus respiratorio sinciziale, ai virus influenzali, per continuare con Rhinovirus, Adenovirus, Metapneumovirus ecc. Questi virus circolano costantemente nelle comunità umane provocando forme cliniche che vanno dall’infezione inapparente fino a casi di grave polmonite e di compromissione generalizzata del paziente. Anche la loro frequenza è variabile. Pur essendo intrinseca al concetto di endemia la presenza stabile di un microrganismo nella popolazione umana e quindi la sua costante circolazione, ciononostante è tipico di questi virus provocare ondate epidemiche stagionali. In autunno e in inverno, infatti, si realizzano le condizioni più favorevoli per accelerare la diffusione di questi virus, solitamente molto bassa d’estate, come l’aumento dei contatti e la permanenza in ambienti chiusi, gli sbalzi termici, l’aumento degli spostamenti legati alle attività economiche.

 

Un fenomeno da sempre conosciuto è la diversa intensità con cui i picchi epidemici stagionali si presentano in alcuni anni. Questo fenomeno è stato studiato a fondo con riguardo ai virus dell’influenza di tipo A. I virus influenzali sono soggetti piuttosto frequentemente a fenomeni di deriva antigenica, il cosiddetto drift, ovvero di cambiamenti nella forma delle proteine di superficie del virus legate a mutazioni genetiche, che permettono ai ceppi mutati di diffondersi con maggiore efficienza in una popolazione, quella umana, che anno dopo anno ha acquisito livelli di protezione immunitaria sempre maggiore nei confronti del virus influenzale. I picchi epidemici stagionali di influenza, per questo motivo, alcuni anni sono più intensi rispetto ad altri. I virus influenzali, poi, possono andare incontro, in maniera del tutto imprevedibile, a riarrangiamenti genetici tanto consistenti da generare un ceppo virale del tutto nuovo, i cosiddetti shift antigenici. I virus influenzali così mutati possono avviare nuove pandemie tanto più gravi quanto maggiore è la differenza nella struttura delle proteine di superficie del nuovo ceppo rispetto a quella dei ceppi circolati nell’uomo nei decenni precedenti.

 

Le continue mutazioni cui vanno incontro i virus respiratori potrebbero essere dunque responsabili, da sole, della diversa entità dei picchi epidemici stagionali. Non dimentichiamo comunque il principio in base al quale la circolazione più o meno intensa di un virus è il risultato di un equilibrio fra livello di immunità della comunità umana e capacità diffusiva dei diversi ceppi virali. In assenza di vaccinazione la circolazione virale viene mantenuta “sotto controllo” dall’immunità di comunità acquisita naturalmente attraverso le generazioni. A prescindere dalle mutazioni virali, quindi, un’ondata epidemica potrebbe essere causata dall’accumularsi di nuove coorti di suscettibili rappresentate dai nuovi nati. Ecco perché proprio fra i bambini le infezioni respiratorie sono più frequenti in assoluto. La ripetuta esposizione allo stesso ceppo, o a ceppi simili dello stesso virus, nel corso degli anni contribuisce a costruire e progressivamente affinare la protezione immunitaria nei confronti del virus. Ed è così che man mano che diventiamo adulti ci ammaliamo sempre meno frequentemente di queste forme respiratorie, almeno fino a quando manteniamo robuste le nostre difese specifiche contro ogni singolo ceppo di virus. Oppure, fino a quando non dovesse emergere un ceppo del tutto nuovo che acquisisce, appunto, caratteristiche pandemiche.

 

Mai prima d’ora – fatta eccezione per i virus influenzali che sono monitorati costantemente – nella storia della medicina abbiamo potuto documentare il passaggio da pandemia alla fase di circolazione endemica di un virus. L’identificazione dei positivi anche asintomatici e l’attività di sequenziamento sempre più intensa stanno permettendo oggi di osservare con la lente di ingrandimento la progressiva transizione di SARS-CoV-2 da agente causale di una devastante pandemia a virus con caratteristiche stagionali. Nel mondo occidentale questa transizione è stata sicuramente accelerata dalla veloce campagna di vaccinazione. L’emergere della variante Omicron caratterizzata da una forte capacità diffusiva potrebbe accelerare ancora di più questa transizione producendo numerosissime infezioni a bassa intensità clinica fra vaccinati e guariti.

 

Covid-19 diventerà dunque un raffreddore? Non possiamo dirlo oggi e, se anche dovesse succedere, non sarebbe certo in tempi brevi. Sicuramente, se anche dovessero emergere nuove varianti con caratteristiche di espressione clinica più gravi, incontrerebbero nel tempo una popolazione sempre più protetta dall’azione combinata di vaccinazione e booster naturali. Lo scenario che si prospetta nel breve-medio termine è dunque quello di un’influenza stagionale, ben altra cosa rispetto al benigno raffreddore. L’influenza nel nostro Paese causa in media da 6.000 ad 8.000 decessi ad ogni stagione, per non parlare dei disagi causati nel periodo epidemico per l’impatto sul sistema sanitario e l’assenteismo nel mondo produttivo.

 

Non parliamo dunque di “raffreddorizzazione” di Covid-19 e, soprattutto, non illudiamoci che il passaggio da pandemia ad endemia sia repentino o magicamente indotto dall’arrivo della variante Omicron. L’infezione da SARS-CoV-2 è e sarà ancora in grado di causare danni seri alla salute di chi non è immunizzato ed il passaggio verso una situazione endemica sarà graduale. Ma accompagnando con una seria politica vaccinale questa transizione verso l’endemia, saremo stati almeno capaci di attutire gli affetti globali della più disastrosa pandemia che abbia colpito l’umanità dopo l’influenza spagnola del 1918-19.

 

                              TUTTI GLI ARTICOLI SUL CORONAVIRUS

 

Immagine: Persone con mascherina che visitano un mercatino di Natale durante la pandemia di Covid-19, Milano (dicembre 2021). Crediti: DELBO ANDREA / Shutterstock.com

© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata