21 giugno 2020

Politiche di genere e lavoro

 

Nella videoconferenza dei ministri del lavoro e delle politiche sociali in Consiglio europeo, il 9 giugno scorso, sono stati toccati alcuni temi di grande attualità tra i quali l’efficacia delle misure di flessibilità adottate nel mondo del lavoro per rendere l’economia e i mercati del lavoro più solidi e inclusivi; la necessità di promuovere la formazione e la riqualificazione per le transizioni verde e digitale; la dimensione di genere quale elemento chiave della ripresa post Covid19.

Il programma della Presidenza tedesca dell’Unione (partirà il 1° luglio) individua la parità di genere quale “elemento fondamentale per il rafforzamento della coesione sociale”, ritenendo indispensabile che le donne siano messe nelle condizioni di sviluppare il loro pieno potenziale, soprattutto nella crisi. Tra le precondizioni per il pieno sviluppo delle potenzialità femminili, sono indicate: la riduzione degli effetti negativi della pandemia sulle condizioni sociali ed economiche delle donne, il sostegno alla loro indipendenza economica, la riduzione del divario retributivo di genere attraverso una più equa redistribuzione del lavoro di cura non retribuito tra i generi, l’eliminazione di tutte le forme di violenza contro le donne e il supporto per le donne in condizioni di necessità, come pure l’aumento della rappresentanza femminile nelle posizioni di leadership, grazie all’adozione della Direttiva sull’equilibrio di genere nei CdA delle società quotate (2012).

La Eurofound di Dublino ci ha recentemente ricordato che le conseguenze economiche e sociali del Covid19 hanno pesato soprattutto sulle donne, in particolare a causa delle misure di lockdown messe in atto dai vari governi, che hanno acutizzato le differenze di genere preesistenti con l’aumento della disoccupazione femminile, del carico del lavoro di cura in particolare sulle madri, e della povertà femminile (M. Mascherini, M. Bisello).

In un articolo pubblicato da Repubblica, Linda Laura Sabbadini ha fotografato gli effetti di genere del lockdown con la forte diminuzione delle occupate (-2,3% nel periodo marzo-aprile) da ricollegare alla presenza di una quota ragguardevole di donne nei settori più colpiti dalla crisi (ristorazione, turismo, alberghi, cultura), spesso con contratti precari, dal tempo determinato al lavoro autonomo.

È bene rammentare che l’Italia è ancora il fanalino di coda dell’Ue con un tasso di occupazione femminile inferiore al 50% (la media Ue è superiore al 67%). Le cause del divario occupazionale di genere sono note: dalle interruzioni di carriera per la maternità, alle lettere di licenziamento in bianco, dall’assenza di sufficienti servizi per l’infanzia, al peso della tassazione sul secondo reddito che funge da deterrente al lavoro femminile (su questo l’Italia continua a ricevere raccomandazioni specifiche da parte dell’Ue).

Come sottolineato da numerose esperte, comprese quelle della task force che sta affiancando la ministra per le Pari opportunità e la famiglia Margherita Bonetti in questa fase, è necessario un cambio di passo, un’inversione di rotta radicale se davvero siamo convinti che le donne possono contribuire a migliorare la condizione economica del Paese nel medio e lungo periodo.

In questo senso, il ddl “Family Act” potrebbe costituire una buona occasione per tentare l’effettivo riequilibrio dei tempi di cura tra i genitori, nonché per la defamiliarizzazione della cura dei figli. Tuttavia, come osservato da Chiara Saraceno (Lavoce.info) e Stefania Scarponi (inGenere), la proposta non specifica i livelli di copertura dei servizi per l’infanzia nei territori né quantifica i costi e l’ammontare degli eventuali trasferimenti di risorse (reddito). Ursula von der Leyen, allora ministra della Famiglia, nel 2006 promosse la legge per l’ingresso dei bimbi di età inferiore ai tre anni nei servizi per l’infanzia, aumentando i posti di assistenza all’infanzia a tempo pieno di 750mila unità, con l’obiettivo di portare i tassi di iscrizione dal 35% al 39% entro il 2013. All’iniziativa si affiancavano misure di tipo fiscale (bonus di 1500 euro per i genitori occupati) e interventi di politica attiva per le mamme che decidevano di tornare al lavoro.

Anche il Piano Colao dedica alla parità di genere alcune schede su politiche e interventi necessari, tra i quali la diffusione delle STEM (discipline tecnico-scientifiche) tra le giovani, l’aumento della condivisione delle attività di cura non retribuite, la promozione della trasparenza sui livelli di impiego - in attuazione della Direttiva (UE) 2019/1152, da recepire entro il 1° agosto 2022 -, la previsione di quote di genere negli organi apicali e consultivi, e non ultima l’integrazione della valutazione dell’impatto di genere nei processi decisionali.

Per attuare una ripresa equa e “gender sensitive” è necessario mettere in campo strumenti e misure in grado di agevolare e, al contempo, rafforzare la presenza delle donne nel mercato del lavoro. Nel tempo, le politiche di genere sono rimaste per lo più sulla carta.

Nel Piano per la ripresa disegnato dalla Commissione europea (Nex Generation Ue) possono essere rinvenute le risorse da destinare a politiche di genere coraggiose e vincolanti, dirette alla riduzione delle disparità economiche e sociali nei territori, per un’effettiva parità di genere nel Paese. I fondi europei, in particolare il fondo sociale e il fondo per lo sviluppo regionale, possono contribuire alla creazione di posti di lavoro di qualità per le donne, a riqualificarne le competenze, a diffondere le discipline STEM tra le studentesse, a sviluppare nuovi modelli di sviluppo nei settori più colpiti dalla crisi economica (turismo, cultura, ristorazione), a creare infrastrutture per l’infanzia e la terza età (anche in collaborazione con il terzo settore), a favorire l’accesso al credito per le donne, a educare alla parità di genere nella scuola e sul lavoro. Il tutto avendo cura di valutare stabilmente l’impatto di genere dalla fase di programmazione fino alla rendicontazione delle risorse impegnate. Basta volerlo.

 

Immagine: Lavoro di squadra. Foto di un team di giovani businessmen che lavorano su un nuovo progetto in un loft moderno. Crediti: SFIO CRACHO / Shutterstock.com

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