1 maggio 2021

Primo maggio, guardando al futuro e agli ‘invisibili’

Un Primo maggio in sordina: per il secondo anno consecutivo, la Festa dei lavoratori sarà priva delle tradizionali manifestazioni di piazza, a causa delle restrizioni imposte dall’emergenza sanitaria. CGIL, CISL e UIL non rinunciano però a celebrare la scadenza e a lanciare un messaggio importante e in sintonia con i tempi: «L’Italia si cura con il lavoro» è la formula scelta per questa edizione. I tre leader parleranno simbolicamente davanti a luoghi di lavoro: Maurizio Landini (CGIL) alle Acciaierie di Terni, Luigi Sbarra (CISL) all’Ospedale dei Castelli a Fontana di Papa e Pierpaolo Bombardieri al sito Amazon di Passo Corese. Nei loro discorsi in primo luogo occupazione, ripresa, futuro. Agli stessi temi verrà dedicato il Concerto, presentato da Ambra Angiolini e Stefano Fresi, con la presenza di numerosi artisti, ma ovviamente proposto a porte chiuse per una fruizione televisiva all’Auditorium del Parco della Musica.

La questione dell’occupazione è ovviamente centrale e la situazione attuale resta drammatica, anche al di là delle statistiche ufficiali. Il calo dell’occupazione nel 2020 è stato a causa della pandemia di 767.000 posti; i settori più colpiti sono stati il turismo, la cultura, i servizi alle imprese, ma tutta l’economia sta soffrendo una recessione che è a livello globale. E a risentirne maggiormente sono state le fasce più deboli, quei lavoratori che già vivevano prima della pandemia una situazione precaria e fragile e che il Covid-19 sembra aver spazzato via dall’orizzonte della discussione. È ben chiaro il dramma del rischio licenziamenti dei lavoratori dipendenti, ed è sotto gli occhi di tutti la realtà delle attività (soprattutto quelle di dimensioni minori), costrette alla chiusura. Meno attenzione si concentra su coloro che non rischiano di perdere il posto semplicemente perché non lo hanno mai avuto: persone con contratti a termine che non sono stati e non saranno rinnovati, o che si ritrovano con un numero di ore risibile, lavoratori ‘a chiamata’ che, semplicemente, l’agenzia interinale non chiamerà più. Gli ‘ultimi’ insomma, che rischiano di diventare invisibili, di non rientrare nelle statistiche e nemmeno nei sistemi di protezione sociale, che spesso richiedono, per poter accedere agli ammortizzatori, un numero minimo di ore o di mesi lavorati, una quota minima di contribuzione sociale. Per non parlare di tutto quel settore dell’economia ‘informale’ che si serve largamente del lavoro nero. Anche la condizione complessiva delle lavoratrici, in termini di qualità della vita e non solo di situazione economica, è fortemente peggiorata, anche per via della chiusura delle scuole e del carico di cura familiare che tuttora grava più spesso sulle donne.

Un Primo Maggio di allarme dunque, perché il lavoro è in crisi e la pandemia ha accentuato le diseguaglianze, a livello locale e globale. Un’occasione però anche per riflettere sul futuro del lavoro e per ripensarlo in modo che, nella ripartenza che verrà, siano garantiti a tutti i lavoratori, quale che sia la loro condizione, i diritti fondamentali e un livello minimo di protezione sociale. Un Primo maggio che lascia anche intravedere la speranza, la fiducia nella coesione e nella solidarietà. Una speranza che si nutre ovviamente anche degli effetti della campagna vaccinale in corso, che dovrebbe avere progressivamente un impatto più incisivo e duraturo. E speranza anche nella ripresa economica, strettamente collegata all’esaurirsi della pandemia, ma che non deve considerarsi automatica. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) che sta vedendo la luce in questi giorni dovrebbe essere la spina dorsale di un rilancio poderoso dell’economia e dell’occupazione. Una ripresa che sarà orientata attraverso alcune fondamentali priorità: le imprese che parteciperanno ai progetti finanziati dal PNRR e dai fondi del programma REACT-EU (Recovery Assistance for Cohesion and the Territories of Europe) dovranno favorire l’assunzione di giovani e di donne, anche attraverso percorsi di formazione e specializzazione. L’impatto complessivo delle misure e delle riforme innescate dal PNRR, secondo le valutazioni degli esperti, potrebbe portare a un incremento di circa un milione di posti di lavoro nel 2023 rispetto al 2020. Si avrebbe dunque nel 2023 un saldo attivo di quasi 300.000 posti, rispetto alla situazione precedente alla pandemia. E ulteriori progressi dovrebbero registrarsi fino al 2026. Con questa prospettiva, l’orizzonte del Primo maggio 2021, anomalo rispetto alle tradizioni, ma così invece fortemente inscritto nel difficile presente, può essere rivolto verso un futuro di crescita e di tutela dei diritti, che ci porti definitivamente fuori dall’inverno del nostro scontento.

 

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Crediti immagine: Pix4free

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