28 settembre 2022

Rifiuti a Roma, un problema ancora da risolvere

 

«La spazzatura è diventata il metro per misurare il declino della città». Sono queste le parole di Jason Horowitz, autore dell’articolo pubblicato sul New York Times, usate per descrivere lo stato di abbandono in cui versa la Capitale. Roma vive, e subisce, da anni una gestione pessima del ciclo dei rifiuti, un sistema in perenne emergenza da cui sembra difficile uscire e che negli anni ha fatto i conti con innumerevoli scandali e inchieste giudiziarie. Con i dovuti distinguo, poche differenze emergono tra il centro e la periferia, dove non è difficile imbattersi in cestini ricolmi di rifiuti e a cumuli di spazzatura abbandonati vicino ai cassonetti. Alcune delle responsabilità ricadono evidentemente su una parte dei cittadini, privi di senso civico, turisti inclusi, ma questo non può nascondere le gravi falle del sistema. 

AMA, l’azienda municipalizzata che si occupa della gestione dei rifiuti, presenta numerose inefficienze, possiede un parco mezzi vetusto ed è tra le realtà industriali con il più alto tasso di assenteismo in Italia. Negli anni, una parte importante del ciclo dei rifiuti è stata appaltata a società o consorzi privati, proprietari degli impianti di trattamento dei rifiuti presenti nella Capitale, facendo lievitare i costi ed alimentando sprechi. La città registra un livello della raccolta differenziata tra i più bassi d’Italia, il 46% contro una media nazionale del 61,3%, e produce giornalmente circa 2.600 tonnellate di rifiuti indifferenziati al giorno. Numerosi sono stati gli incidenti registratisi negli impianti, specialmente nei TMB (Trattamento Meccanico-Biologico), ultimo in ordine cronologico l’incendio verificatosi nel sito di Malagrotta. A causa dell’inadeguatezza degli impianti esistenti, il 30% dei rifiuti della Capitale viene conferito in discarica, a cui si deve sommare una parte consistente che viene spedita in altre regioni d’Italia o all’estero, per un costo di circa 170 milioni di euro all’anno. Buona parte dei rifiuti spediti fuori città viene incenerito, e la produzione di energia elettrica e la relativa commercializzazione rappresentano un doppio guadagno per chi acquista l’immondizia della Capitale. Tutto questo comporta un aumento delle spese di gestione che gravano sul contribuente, motivo per cui a Roma si registra una tariffa della TARI (Tassa sui Rifiuti) più alta rispetto alla media nazionale.

A fronte di un quadro allarmante, l’amministrazione capitolina ha annunciato la volontà di costruire un termovalorizzatore, che, associato alla realizzazione di altri impianti come biodigestori e centri per la selezione della raccolta differenziata, si pensa possa mettere fine al problema atavico della gestione dei rifiuti nella Capitale. La realizzazione del termovalorizzatore ricadrebbe nelle competenze attribuite alla Regione Lazio, ma data l’urgenza il governo ha deciso di affidare tali compiti al sindaco Roberto Gualtieri, già commissario per il Giubileo del 2025. Inoltre, il piano regionale dei rifiuti del Lazio non prevede la costruzione di nuovi impianti come i termovalorizzatori. Il Comune ha già scelto la sede dove verrà realizzato l’impianto, ovvero nell’area industriale di Santa Palomba; sarà progettato per gestire tra le 400 e le 600 tonnellate di rifiuti al giorno, soddisferà il fabbisogno elettrico di circa 150 mila famiglie e avrà un costo previsto di 600-700 milioni di euro. Nonostante la decisione sia stata accolta da molti come un cambio di passo importante nel modus operandi capitolino, ha ricevuto la contrarietà di partiti e comitati dei cittadini, conviti che la soluzione migliore sia quella di potenziare il sistema della raccolta differenziata. Il problema si pone però sulla gestione degli scarti, che impone due strade: l’incenerimento o il conferimento in discarica. Anche se quest’ultima soluzione dovrebbe essere impiegata in maniera residuale, rappresenta ancora la via principale al problema rifiuti, specialmente nel centro e Sud Italia, dove, per mancanza di impianti, si raggiunge una percentuale che oscilla tra il 20-30%.

Ad oggi in Italia sono attivi 37 impianti che inceneriscono rifiuti urbani, di cui 26 situati nel Nord Italia, e che complessivamente trattano 5,5 milioni di tonnellate di rifiuti, producendo 2,2 milioni di MWh di energia, sia elettrica che termica. In Europa la situazione è ben diversa, Germania e Francia hanno rispettivamente 96 e 126 impianti. A fronte degli impegni presi in sede europea, l’Italia dovrà ridurre il ricorso alla discarica, ma per farlo dovrà accelerare sulla costruzione di nuovi impianti, specialmente nel centro e Sud Italia.

È bene sottolineare come una discarica inquini 8 volte di più rispetto ad un termovalorizzatore, e per questa tipologia di impianti esistono limiti stringenti sulle emissioni. Realizzato dal Politecnico di Milano e da quello di Torino insieme alle università di Trento e di Roma Tor Vergata per conto di Utilitalia, il Libro bianco sull’incenerimento dei rifiuti urbani dimostra scientificamente che gli impianti di nuova generazione, ben progettati e correttamente gestiti, non rappresentano un rischio per la salute dei cittadini. I dati emersi dallo studio dimostrano come le emissioni degli inceneritori siano minime rispetto alle combustioni commerciali e residenziali. Spesso si fa riferimento al moderno impianto di Copenaghen o di Parigi, ma non mancano le best practice anche nel nostro Paese. Ad esempio, l’impianto di Torino ha tre linee di combustione indipendenti, può operare in due assetti (elettrico e cogenerativo) e il recupero energetico dei rifiuti consente di risparmiare 80 mila tonnellate equivalenti di petrolio.

Il Comune di Roma ha già attivato le procedure necessarie alla costruzione del nuovo impianto. Ad oggi, è in corso la VAS (Valutazione Ambientale Strategia) riguardante il nuovo piano rifiuti della Capitale, ed entro la fine dell’anno verrà presentata la manifestazione d’interesse per la costruzione dell’impianto.

Un Paese che ama definirsi a vocazione turistica dovrebbe avere una spinta in più nell’affrontare e risolvere con determinazione la questione dei rifiuti nella sua Capitale. Il nuovo piano del Comune, se attuato, potrà portare certamente beneficio anche se, è bene esserne consapevoli, questo non sarà immediato.

 

Immagine: Cassonetti traboccanti e sacchi della spazzatura sul bordo di una strada a Roma (16 luglio 2022). Crediti: Henk Vrieselaar / Shutterstock.com

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