14 febbraio 2021

Salute, ambiente, clima, sviluppo: in una parola, acqua

 

L’accesso all’acqua e a servizi igienico-sanitari sicuri rappresenta il più importante traguardo medico, con un positivo impatto in termini di protezione di vite umane anche superiore all’utilizzo degli antibiotici e dei vaccini, allo sviluppo dell’anestesia e alla scoperta del DNA [1]. Ma proprio l’acqua rappresenta l’elemento più vulnerabile rispetto ai cambiamenti climatici già in atto e può, d’altronde, diventare parte di eventi meteorici estremi ‒ triplicati per intensità e frequenza negli ultimi 6 decenni ‒ con un carico di 60.000 vittime ogni anno (70% delle morti dovuto agli effetti distruttivi dell’acqua [2]), e conseguenze psicologiche e sociali drammatiche per milioni di superstiti [3].

L’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), a valle delle più recenti stime del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) indica la minaccia alla sicurezza degli approvvigionamenti idrici già oggi estesa a più di tre quarti della popolazione mondiale [4], e gli scenari sul clima dei prossimi decenni (proiezioni IPCC a 1,5 o 2 °C) esacerbano il rischio [5].

 

Gli effetti del cambiamento globale del clima sulla disponibilità e qualità delle acque, sull’igiene e la gestione dei reflui, colpiscono direttamente la salute. Le malattie legate all’acqua clima-dipendenti, trasmissibili e non, sono uno dei principali killer nel nostro pianeta. Preoccupa l’atteso incremento delle malattie diarroiche, che oggi uccidono 2,2 milioni di persone ogni anno [6], combinato con numerose altre malattie gravi, tra cui il tracoma ‒ un’infezione agli occhi che porta alla cecità circa 1,5 milioni di individui l’anno [7].

La contaminazione di risorse idriche da destinare a utilizzo umano da geni di antibiotico-resistenza veicolati da acque reflue è un rischio consolidato da evidenze e certamente sottostimato, e il potenziale effetto sanitario associato a esposizione di bambini e adulti a tracce di farmaci veicolati da acque è un motivo di emergente preoccupazione che richiede specifiche ricerche.

 

Con un pericoloso effetto volano, gli impatti su quantità e qualità dell’acqua, in particolare indotti dal clima, compromettono anche la sicurezza alimentare e la produttività di molti settori, fino a causare instabilità politica e influire sulla dinamica di rifugiati e migranti in diverse aree del mondo.

L’impatto del cambiamento climatico su acqua e salute è iniquo sull’umanità e sul pianeta, con bambini e anziani tra i soggetti più vulnerabili e donne più colpite degli uomini [8]; i Paesi e le comunità a basso reddito subiscono danni più consistenti avendo una capacità di adattamento e risposta molto limitata, e questi gaps sono destinati ad aumentare.

Il cambiamento climatico e ambientale agisce su acqua e salute con una marcata variabilità anche sul piano regionale. Le più recenti valutazioni dell’IPCC, confermando precedenti scenari, indicano un aumento del riscaldamento e del deficit di precipitazioni amplificato e particolarmente grave nella regione del Mediterraneo. Gli effetti hanno già evidenziato il paradosso di migrazioni climatiche di popolazioni che si allontanano dalla mezzaluna fertile compresa tra Tigri ed Eufrate [9], proprio dove ebbe origine la “civiltà idraulica” [10].

 

Allungata al centro del bacino del Mediterraneo, con ambienti naturali e antropici molto eterogenei, l’Italia rappresenta un laboratorio a cielo aperto sugli effetti dei cambiamenti climatici, colpita negli ultimi anni a più riprese e con preoccupante frequenza da eventi alluvionali di eccezionale portata, ma anche da siccità e crisi idriche gravi e diffuse. Nel 2017 i quattro principali bacini idrografici italiani (Po, Adige, Tevere e Arno) hanno visto diminuire le portate medie annue di circa il 40% rispetto alla media del trentennio 1981-2010 [11] e, come conseguenza, è stato richiesto lo stato di emergenza da 6 regioni su 20 per carenze idriche anche nel settore potabile. Per effetto di queste si sono verificate interruzioni e razionamenti della fornitura: aree e comunità storicamente mai interessate da scarsità di risorse idriche, come Roma (Regina aquarium), sono state colpite da limitazioni di accesso all’acqua e ai servizi igienici, e problemi di qualità della risorsa per il consumo umano, con potenziali rischi sanitari. Di contro, lo stesso anno, episodi di eccezionale piovosità nel Nord Italia hanno compromesso l’idoneità al consumo delle acque in un’intera provincia con migliaia di persone senza accesso all’acqua potabile per diversi mesi.

 

I cambiamenti climatici sono un fenomeno globale, ma gli impatti su acqua e salute si manifestano a livello locale: la prevenzione e la risposta nell’adattamento sviluppate a livello nazionale devono quindi essere declinate in prima linea su scala regionale e locale, con un ruolo essenziale delle città e delle comunità.

 

Nelle conclusioni della sezione su acqua e salute del Climate and health country profile - Italy [12], la mitigazione e l’adattamento sono legati a una riforma della politica nazionale multisettoriale, con advocacy sanitaria, a sostegno delle autorità regionali e locali per la gestione delle risorse idriche e per la prevenzione dei rischi sulla qualità dell’acqua. Tra le indifferibili azioni strategiche da intraprendere ci sono il rafforzamento della conservazione delle risorse naturali, il riutilizzo sicuro delle acque, gli investimenti nella ristrutturazione delle infrastrutture idriche e una strategia per rafforzare le capacità di società di gestione delle acque, soprattutto nel caso delle gestioni piccole e in economia, già oggi gravemente penalizzati da deficit di risorse, conoscenze e tecnologie.

 

Fondamentali sono la crescita culturale e lo sviluppo gestionale e tecnologico del comparto idrico, indirizzato dal settore della prevenzione sanitaria, per potenziare la resilienza al cambiamento climatico e ambientale attraverso un approccio sito-specifico basato sul rischio secondo modelli di piani di sicurezza dell’acqua [13], e piani di sicurezza igienico-sanitari. L’esigenza di far fronte alla carenza idrica nel medio e lungo termine, può anche portare allo sviluppo di tecnologie avanzate basate sull’early warning e sulla digitalizzazione, o il progresso di trattamenti di dissalazione, comunque in contesti di sostenibilità sanitaria, ambientale e economica.

 

L’adozione di un approccio di prevenzione integrata, basato sull’analisi di rischio sia per la filiera idro-potabile, che per la depurazione e il riuso delle acque, è il principio fondante delle azioni normative dell’Unione Europea (UE), con notevoli contributi italiani, rispettivamente nella rifusione della Direttiva concernente la qualità delle acque destinate al consumo umano, e nel Regolamento per il riuso delle acque, pubblicate nell’anno appena trascorso.

 

L’impegno avviato dall’Italia nel Protocollo Acqua e Salute OMS-UNECE (United Nations Economic Commission for Europe) [14] e la valutazione di una sua possibile ratifica possono rappresentare la strategia chiave a livello di Paese per rafforzare il coinvolgimento di tutti i settori in materia di acqua e servizi igienico-sanitari, nel raggiungimento di obiettivi nazionali prioritari come:

- rafforzare la protezione del ciclo dell’acqua e la qualità delle risorse idriche negli ambienti naturali, come presidio di prevenzione dei rischi correlati all’esposizione umana; - garantire l’accesso universale ed equo a quantità adeguate di acqua potabile e a servizi igienici sicuri aumentando la resilienza dei sistemi idrici rispetto a diversi scenari di pressioni climatiche e ambientali; - promuovere attraverso approcci basati sul rischio l’uso e il riutilizzo sicuro e sostenibile delle acque, la sicurezza dell’acqua per fini ricreazionali e per ogni destinazione d’uso umana; - supportare una comunicazione ancorata alla conoscenza scientifica, equilibrata e partecipata sulla qualità dell’acqua per le persone e le comunità.   La portata della sfida non ha precedenti. L’attuazione dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite nell’obiettivo 6 per «Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico-sanitarie», presiede infatti al raggiungimento di molti altri obiettivi di sviluppo sostenibile.

La scienza indica ormai incontrovertibilmente che dalla nostra capacità di preservare i fragili e vitali equilibri tra clima-ambiente e acqua-salute dipende la garanzia per la futura generazione di diritti umani fondamentali acquisiti in millenni di storia e cultura: con il diritto all’acqua, anche i diritti alla vita, alla salute, al cibo, all’uguaglianza e ad un ambiente sano.

 

[1] A. Ferriman, BMJ readers choose sanitation as greatest medical advance since 1840, in Br Med J (2007), 334:111

[2] UN, Goal 6: Ensure access to water and sanitation for all, 2018.

[3] WHO, Climate change and health. Key facts, 1 February 2018 .

[4] K. Ebi, D. Campbell-Lendrum, A. Wyns, The 1.5 Health Report. Synthesis on health & climate science, in IPCC Special Report 1.5

[5] IPCC, Global Warning of 1.5°C, an IPCC special report on the impacts of global warming of 1.5 °C above pre-industrial levels and related global greenhouse gas emission pathways, in the context of strengthening the global response to the threat of climate change, sustainable development, and effortsto eradicate poverty, a cura di V. Masson-Delmotte et al, October, 2018.

[6] WHO, Water sanitation hygiene, 2018.

[7] WHO, Trachoma, 2018.

[8] WHO, Gender, Climate Change and Health, 2014.

[9] C.P. Kelley, S. Mohtadi, M.A. Cane, R. Seager, Y. Kushnir, Climate change in the Fertile Crescent and implications of the recent Syrian drought, in Proceedings of the National Academy of Sciences of the United States of America, 112 (11), 2015, pp. 3241-3246.

[10] K.A. Wittfogel, Oriental Despotism. A Comparative Study of Total Power, New Haven, CT, 1957.

[11] Istat, Giornata Mondiale dell’acqua. Le statistiche dell’Istat, 2018.

[12] WHO, Climate and Health Country Profile for Italy, 2018.

[13] L. Lucentini, L. Achene, V. Fuscoletti, F. Nigro di Gregorio, P. Pettine, Linee guida per la valutazione e gestione del rischio nella filiera delle acque destinate al consumo umano secondo il modello dei Water Safety Plans, in Rapporti ISTISAN, 14/21 (2014).

[14] Protocol on Water and Health to the 1992 Convention on the Protection and Use of Transboundary Watercourses and International Lakes.

 

Il presente testo elabora l’articolo Giornata mondiale dell’acqua pubblicato con E. Dogliotti e P. Rossi in quotidianosanità.it il 21 marzo 2019

 

Immagine: Un bambino piccolo che riempie una tanica d’acqua dal pozzo della scuola locale. Molte famiglie non hanno accesso all’acqua pulita a casa e la portano per lunghe distanze, Gilgil, contea di Nakuru, Kenya (23 novembre 2017). Crediti: jennygiraffe / Shutterstock.com

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