10 giugno 2020

Scienza

 

Mai come oggi, nel corso della pandemia, ci si è accorti del ruolo fondamentale della scienza nella società moderna. Il lavoro di medici e scienziati si è rivelato essenziale per mettere a fuoco i meccanismi di riproduzione e diffusione del virus e l’impatto della malattia sui nostri corpi. Ci si aspetta dalla scienza risposte certe e incontrovertibili riguardo a modalità di trasmissione, terapie antivirali e vaccini.

Ma che cos’è la scienza? E che risposte ci può dare? La scienza è un sistema di conoscenze organizzato che cerca di dare una descrizione obbiettiva, coerente e verificabile del mondo fisico e naturale, attraverso un sistema fondato su evidenze sperimentali. La scienza è quindi nello stesso tempo un insieme strutturato di conoscenze e un processo di continua scoperta e riorganizzazione; tale processo si fonda su osservazioni del mondo naturale e su esperimenti che simulano i processi naturali in condizioni controllate.

Questo processo è noto come metodo scientifico. I dettagli di tale metodo variano a seconda delle discipline, ma in generale si basano sull’osservazione della realtà, l’elaborazione di una congettura (ipotesi) che riassuma e spieghi le osservazioni, e il disegno di esperimenti per verificare o falsificare tale ipotesi. Gli esperimenti sono progettati in modo da semplificare il problema e ridurre il numero di variabili; sulla base di quanto i dati sperimentali concordano con le predizioni del modello, l’ipotesi iniziale può essere confermata, rielaborata o eliminata. Una ipotesi che si dimostra particolarmente robusta, e viene verificata con numerosi esperimenti, genera un notevole consenso all’interno della comunità scientifica, fino ad assumere il ruolo di teoria. Le teorie scientifiche sono tanto più feconde quanto più hanno valore predittivo.

Spesso la scoperta scientifica non segue in maniera rigida questi passaggi. Ci sono campi di ricerca in cui è difficile o impossibile disegnare esperimenti (nel caso delle scienze naturali “storiche” come la geologia o la paleontologia); campi in cui dominano le analisi formali e matematiche e le verifiche sperimentali vengono lasciate ad altri (come la fisica teorica); campi in cui lo scopo degli esperimenti è di raccogliere una grande mole di dati, che vengono poi sistematizzati (dalle spedizioni naturalistiche, agli studi osservazionali, alle “scienze omiche”: genomica, trascrittomica ecc.). In tutti i casi però l’analisi scientifica è contraddistinta da alcune caratteristiche comuni: l’ipotesi deve essere falsificabile, deve cioè essere possibile che i risultati di un esperimento siano in conflitto con le predizioni; i dati e le osservazioni devono includere una stima dell’incertezza; l’insieme degli esperimenti deve sottostare a una rigorosa analisi critica, includendo controlli che minimizzino gli errori causati da artefatti sperimentali o pregiudizi cognitivi; gli esperimenti e le osservazioni devono essere riproducibili e replicabili da altri laboratori. Gli articoli scientifici vengono quindi sottoposti a riviste specializzate, che li pubblicano solo dopo una revisione critica da parte di esperti del settore (“peer review”).

La conoscenza scientifica è dinamica ed evolve con il tempo: modelli e teorie scientifiche vengono continuamente aggiornati, estesi o rivisti, sulla base di nuove osservazioni ed esperimenti. A volte le nuove teorie soppiantano quelle precedenti, a volte ne sono una estensione e includono le teorie antecedenti come casi particolari. Il progresso scientifico è quindi un processo iterativo, che genera modelli del mondo sempre più accurati ed esaurienti. Gli scienziati formano una comunità interconnessa, che interagisce con l’ambiente circostante, lo influenza e ne è influenzato. Il consenso scientifico si forma grazie alla replicazione e conferma dei risultati sperimentali da parte di laboratori indipendenti, e a seguito della discussione sulle diverse interpretazioni dei dati, in modo da consolidare le conoscenze nel tempo. Una caratteristica della scienza è il rifiuto del principio di autorità: nel lento processo di acquisizione di una verità scientifica, gli errori e il dissenso sono inevitabili e necessari; ma la risoluzione delle controversie scientifiche si basa sulla coerenza e sulla forza dei dati presentati e non sulla fama o il prestigio del proponente.

Nell’emergenza Covid-19 la comunità scientifica è stata chiamata a dare risposte rapide e immediate sulla base di conoscenze parziali e informazioni necessariamente limitate e incomplete, con la consapevolezza che tali risposte avrebbero costituito la base di decisioni politiche straordinarie, con un enorme impatto sulla vita sociale ed economica di milioni e milioni di cittadini. Se da un lato gli scienziati sono riusciti a mettere in campo risorse eccezionali e hanno prodotto una gigantesca mole di dati a tempo di record, con raro spirito di condivisione e trasparenza, dall’altro hanno fornito al pubblico messaggi a volte incoerenti e contraddittori, contribuendo a generare confusione e incertezza. Tale confusione è stata particolarmente problematica, in quanto si è scontrata con l’immagine collettiva di una scienza dispensatrice di certezze e verità assolute: le incrinature in questa rappresentazione monolitica rischiano di lasciare spazio a interpretazioni pseudoscientifiche, pericolose cure alternative e menzogne complottiste.

Nell’emergenza sanitaria è importante quindi ripensare la scienza, il suo ruolo nella società e i meccanismi di divulgazione. La politica ha tentato di scaricare sugli scienziati la responsabilità di decisioni difficili e impopolari, appellandosi a una verità incontrovertibile. Sebbene le informazioni scientifiche costituiscano la base per le decisioni sulla salute, è importante ristabilire il principio che tradurre tali informazioni in provvedimenti e decisioni, soppesando esigenze sanitarie ed economiche, è di competenza della politica. Occorre anche rivedere i meccanismi di comunicazione della scienza al pubblico: bisogna bilanciare la semplificazione necessaria a una divulgazione efficace con la spiegazione della complessità e dell’incertezza del procedere scientifico. A questo proposito sarebbe utile sia rivalutare le competenze dei giornalisti scientifici professionisti, il cui ruolo è spesso ignorato, sia educare gli scienziati a una percezione della scienza come costruzione storica e sociale, con i limiti e le contraddizioni di altre discipline, contribuendo a superare la rigida dicotomia tra le due culture.

 

Immagine: Scienziata esamina la piastra di una coltura batterica in un laboratorio di ricerca di microbiologia. Crediti: Manjurul Haque / Shutterstock.com

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