26 maggio 2022

Si fa presto a dire miracolo

L’ultimo, in ordine di tempo, è quello della Salernitana che ha conquistato la salvezza in Serie A all’ultima gara di Campionato. Parliamo di miracoli nel calcio. Niente a che vedere con qualcosa di soprannaturale, ma soltanto un fenomeno, tutto giornalistico, per cui sono stati versati fiumi di inchiostro. «Miracolo Salernitana. In B ci va il Cagliari» titola la Repubblica lunedì 23 maggio. «I miracoli ‒ spiega invece il Corriere della Sera nel pezzo dedicato alla squadra campana ‒ non sono mai gratis. La Salernitana centra la salvezza nel giorno più nero, calcisticamente parlando, della sua stagione: perde 4-0 all’Arechi contro la tranquilla Udinese ma il Cagliari, due punti dietro, non riesce a battere il Venezia e lo accompagna in Serie B, con tutti i rimpianti del mondo. Quello che è successo ieri appartiene a un universo parallelo, perché la squadra umiliata passa dalla disperazione alla gioia più sfrenata in un amen».

Sono diverse le squadre, soprattutto di provincia, che hanno dato del filo da torcere alle compagini più blasonate e per questo si sono guadagnate dai media l’appellativo di miracolo o favola. Di miracoloso spesso questi club hanno non solo l’intuito di certi allenatori, ma anche la caparbietà di presidenti rampanti. A mettere in fila alcuni di questi miracoli emerge una geografia del calcio di provincia, ben lontana dalle grandi società.

Sono stati un miracolo, ad esempio, il Cagliari di Gigi Riva che conquista lo scudetto nel 1970 e la Sampdoria di Vialli e Mancini che fanno lo stesso nel 1991. La squadra sarda passa in sei anni dalla Serie B al titolo italiano. Anche all’epoca si parla di ‘miracolo sardo’. La Samp di Boskov e del patron Paolo Mantovani riporta, invece, nel capoluogo ligure uno scudetto dopo sessantasette anni (l’ultimo nel Campionato 1923-24 vinto dal Genoa). E che dire del Parma di Calisto Tanzi, il proprietario della Parmalat protagonista del clamoroso crac la cui parabola si conclude con l’arresto il 27 dicembre 2003. Un crac che travolge non solo l’impero costruito negli anni Sessanta dalla famiglia Tanzi, ma anche la squadra che negli anni Novanta mette in bacheca tre Coppe Italia, la prima nel maggio 1992 al secondo anno in Serie A, una Coppa delle Coppe, l’anno successivo, e ben due Coppe UEFA, una nel 1995 e una nel 1999. Il Parma risorgerà poi dalle sue stesse ceneri per scrivere una nuova storia.

Certi miracoli calcistici finiscono per segnare un’epoca e trovano spazio anche nel vocabolario. Così è stato per il Foggia di Zdeněk Zeman negli anni Novanta e la sua Zemanlandia, ovvero quel periodo della società pugliese, dal 1989 al 1991, quando l’allenatore boemo porta la squadra dalla Serie C alla A.

«Oggi, soprattutto pedaggi calcistici intende riscuotere questa città di memorie sfregiate e scempi edilizi, appagata almeno di domenica da poveri gregari che stretti insieme producono inaspettata ricchezza agonistica», scrive Franco Melli in un pezzo, Le meraviglie di Zemanlandia, uscito sul Corriere della Sera il 28 settembre 1991 alla vigilia del debutto nella massima serie della squadra rossonera. Anche nella stagione che si è appena conclusa Zeman ha fatto un miracolo dei suoi portando la squadra, nonostante alcune penalizzazioni, fino al primo turno della fase nazionale dei play-off di Serie C.

C’è poi il ‘Chievo dei miracoli’, la squadra veronese promossa in Serie A nel 2001 e alla quindicesima giornata conquista il primo posto in classifica, sfiorando il titolo di campione d’inverno contro ogni pronostico. A fine Campionato la squadra di Gigi Delneri conquista la qualificazione alla Coppa UEFA alla sua prima partecipazione nella massima serie. A capo del piccolo club di provincia che sfida le grandi c’è l’imprenditore Luca Campedelli. «Strano tipo di presidente, ‒ scrive Gianni Mura sulla Repubblica nel novembre 2001 ‒ questo Luca Campedelli. Da come guarda in continuazione l’orologio si capisce che gli piacerebbe essere in ditta, tra pandori e cioccolati. Ma c’è una tv giapponese, poi una inglese, due italiane. A Veronello, sulla strada per il Garda, non hanno mai visto tanta gente e ascoltato tante lingue».

Pochi mesi prima sempre Massimo Vincenzi sulla Repubblica spiega così le ragioni di quel successo: «I curiosi guardano le cifre del bilancio e strabuzzano gli occhi. Nel gotha del grande calcio, la seconda formazione di Verona arriva spendendo in tutto quanto la Roma ‒ tanto per dirne una ‒ spende per il solo Batistuta». «Penso che il Chievo ‒ dice Campedelli in un passaggio dell’intervista ‒ sia lo spot per il calcio, non per l’altro calcio, ma per questo calcio. La nostra promozione non è in antagonismo con la politica dei grandi club, con i miliardi della serie A, noi viviamo dentro questo mondo, semplicemente lo facciamo alla nostra maniera. Ammesso che il nostro successo possa essere un segnale, lo sarà a favore del calcio, non contro».

La favola del Chievo Verona e la lunga stagione di Campedelli si concludono nel 2021, quando la squadra scompare dalla geografia del calcio dopo l’esclusione dalla Serie B per i troppi debiti.

Se, però, negli ultimi anni c’è stato un miracolo calcistico clamoroso quello porta la firma del tecnico Claudio Ranieri che ha guidato il Leicester alla conquista della Premier League nel 2016.

Il Corriere della Sera, ad esempio, definisce all’epoca Leicester come «città laboratorio» quasi a voler dimostrare che quello che stava facendo Ranieri con i suoi giocatori era nel DNA della cittadina inglese, la «più multiculturale del Regno Unito». Ranieri, reduce dall’esperienza non proprio felice da ct della Grecia, costruisce una squadra che entra di diritto «nel libro delle favole sportive», sottolinea la Gazzetta dello Sport in quei giorni. Gli elementi ci sono tutti: un proprietario intraprendente, il thailandese Srivaddhanaprabha, un tecnico, Ranieri, che sostituisce il collega Pearson, artefice della salvezza nella stagione precedente, esonerato in estate per un «caso a luci rosse, condito da razzismo, che coinvolse il figlio», ricorda ancora il quotidiano. Alla fine Ranieri, nonostante le previsioni dei bookmakers che scommettono sul suo esonero nel giro di poco tempo, porta «a compimento uno dei più incredibili miracoli calcistici (se non proprio il più clamoroso) che la storia ricordi». Per dare una dimensione del fenomeno, basti ricordare che nel maggio 2016 più di 400 tifosi italiani affrontarono oltre 1.500 km per seguire il Leicester, fresco vincitore della Premier League, in occasione dell’ultima partita contro l’Everton.

Ribattezzato dai media “l’eroe di Leicester” o “il nuovo re di Roma”, l’ex tecnico dei giallorossi e della squadra inglese ancora oggi gode dell’affetto e della stima dei tifosi tanto che poche settimane fa durante la semifinale di ritorno di Conference League, Roma-Leicester, all’Olimpico, è stato a lungo applaudito da entrambe le tifoserie.

«Undici eroi costati 26 milioni: ecco il Leicester dei miracoli» ricorda ancora oggi la Gazzetta dello Sport che torna a indagare sulla squadra. «Quello del Leicester che il 2 maggio 2016 ‒ ha scritto Giulio Di Feo poche settimane fa ‒ vinse la Premier League mettendosi dietro gli squadroni è stato un miracolo certosino, costruito nel tempo, che oltre al talento univa anche undici uomini a caccia di riscatto».

I miracoli calcistici parlano anche francese. È il caso del Calais, squadra non professionistica, che nel 2000 arriva fino alla finale della Coppa di Francia, poi persa contro il Nantes. Proprio quella Calais nel Nord della Francia, cittadina di pescatori e crocevia della disperazione per quei migranti che cercano di raggiungere la vicina Inghilterra.

Sabato 28 maggio Liverpool e Real Madrid si contendono la Champions League, ma nella finale in programma allo Stade de France di Saint-Denis, alle porte di Parigi, poteva esserci una sorpresa al posto del Liverpool. Il Villarreal, società calcistica di Vila-real, in provincia di Castellón de la Plana, infatti, è arrivato di nuovo nella semifinale di Champions League, dopo l’eliminazione nel 2005/2006 contro l’Arsenal. A fermare questa volta gli spagnoli ancora una squadra inglese, il Liverpool di Jürgen Klopp.

«Gli spagnoli ‒ scrive la Repubblica all’indomani della gara contro i Reds ‒ hanno una parola bellissima per definire qualcosa a metà strada tra il sogno e la speranza ed è ilusión, non esattamente un’illusione perché non ha il contrappeso frustrante della delusione. Dall’ilusión si può uscirne felici lo stesso, perché il diritto di coltivarla è esso stesso una gratificazione e ieri il Villarreal, e tutta Vila-real stipata dentro questo stadiolo che è uno scrigno per i sentimenti (e il sentimentalismo), si è illuso moltissimo, ha cullato una bellissima e dolcissima ilusión durata più di un’ora, facendo sbiancare i volti dei favolosi di Liverpool».

Il Villarreal è nella Primera División del Campionato spagnolo solo dal 2013, eppure ha scalato le competizioni europee collezionando ben cinque partecipazioni a semifinali e nel 2006 ha sfiorato l’impresa sbagliando un rigore al 90° contro l’Arsenal perdendo così l’accesso alla finale. Vila-real conta 50.000 abitanti ma per la semifinale contro il Liverpool sono stati in 3.000 circa a raggiungere lo stadio Anfield, superando anche alcuni intoppi burocratici come il passaporto biometrico richiesto dopo la Brexit.

Così anche quest’anno sono due grandi club a contendersi la Champions, ma, si sa, i miracoli non finiscono mai.

 

Immagine: I giocatori della Salernitana salutano i tifosi sugli spalti alla fine della partita di calcio Atalanta vs Salernitana, Serie A 2021-2022, Bergamo (2 maggio 2022). Crediti: Fabrizio Andrea Bertani / Shutterstock.com

© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata