13 ottobre 2014

Sorvegliare ma non punire

Le proposte di regolamentazione della prostituzione, affermatesi in alcuni Paesi europei come l’Olanda e la Germania, hanno subìto un duro colpo all’inizio del 2014 con l’adozione da parte del Parlamento Europeo di una risoluzione che in qualche modo sposa il cosiddetto modello svedese, che si basa sulla punibilità dei clienti.

Il testo della risoluzione, comunque non vincolante per i governi europei, presentata dalla europarlamentare laburista Mary Honeyball e approvata con un’ampia e trasversale maggioranza,si fonda sull’equiparazione del lavoro sessuale liberamente scelto a quello forzato, perché la prostituzione è considerata in ogni caso segno di una persistente disparità di genere e forma di violenza nei confronti delle donne. Le reazioni alla risoluzione sono state contrastanti, e anche quelle contrarie sono state trasversali agli schieramenti politici. Perplessità e paure vengono anche dal mondo delle associazioni di sex workers, spesso orientate a battaglie sulla regolamentazione e ostili al modello svedese, definito neo-proibizionista. D’altra parte, la risoluzione ha trovato motivazioni e argomenti proprio dai limiti e dalle difficoltà delle esperienze tedesche e olandesi, che non sono riuscite a portare alla luce tutto il fenomeno e a legalizzarlo, tanto che una ricerca dell’Onu denuncia che l’Olanda è la meta principale delle donne vittime di tratta. Oltre al modello svedese e a quello olandese, in Europa si confrontano peraltro modi molto diversi di approcciare il problema: dal modello proibizionista tradizionale prevalente nell’Est, all’abolizionista adottato in Italia, Danimarca, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Spagna, che contrasta la prostituzione non regolarizzandola ma la depenalizza, colpendo invece alcuni reati connessi, come favoreggiamento, induzione, reclutamento, sfruttamento, gestione di case chiuse. In Italia il dibattito è stato rilanciato dall’uscita del libro Vendere e comprare sesso di Giulia Garofalo Geymonat, che mette al centro le esigenze di chi esercita la prostituzione, considerata in prima istanza come un lavoro, una fonte di reddito. Su questa base, riprende senso la riflessione sulla regolamentazione, ma anche sul coinvolgimento, nell’affrontare i problemi, di attori di solito paradossalmente esclusi: i sex workers e i clienti.


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