31 luglio 2018

Sprecare di meno: si può fare

Lo spreco alimentare è uno dei paradossi più crudeli del nostro tempo: nazioni, intere parti del mondo in cui si sprecano quantitativi di cibo impressionanti e, all’opposto, Paesi in cui non c’è abbastanza da mangiare e la malnutrizione è una delle piaghe più difficili da abbattere. Secondo la FAO complessivamente nel mondo circa un terzo del cibo prodotto per il consumo umano viene sprecato o va perso; gli sprechi infatti possono avvenire lungo tutta la catena alimentare, dalla produzione alla lavorazione, alla distribuzione, fino ad arrivare all’ultimo stadio, che è quello nel quale il singolo consumatore getta nella spazzatura cibo ancora commestibile, oppure andato a male ma che con una più accorta programmazione avrebbe potuto essere consumato in tempo.

Nella sola Europa si parla di 88 milioni di tonnellate di cibo inutilizzato e un conseguente spreco di miliardi di euro: un ‘crimine morale’ per contrastare il quale sono state intraprese da tempo campagne di prevenzione.

In Italia la situazione sembra andare lentamente migliorando rispetto al 2016, quando si stimava uno spreco di 145 kg annui a famiglia; certo c’è ancora molta strada da fare, se ci si sofferma sul dato di 84 kg di cibo ancora gettato via all’anno a famiglia (2,2 milioni di tonnellate di cibo all’anno a livello nazionale), con un costo complessivo di 8,5 miliardi di euro, lo 0,6% del PIL. Ma qualcosa sta cambiando, anche per quanto riguarda la sensibilità e la consapevolezza del problema: il 92% degli italiani si sente triste o in colpa quando butta via degli alimenti e solo il 7% si dichiara indifferente rispetto allo spreco di cibo. Sei italiani su dieci dichiarano di gettare il cibo ancora buono solo una volta al mese (17%), o anche più raramente (43%). Sono i dati del Rapporto 2018 dell’Osservatorio Waste Watcher di Last Minute Market / Swg, monitorati per la nona edizione della campagna Spreco Zero, nata nel 2010 e realizzata in partnership con il ministero dell’Ambiente e i progetti Reduce e 60 Sei Zero, che nonostante il permanere di diverse criticità, lasciano dunque ben sperare per il futuro.

Le verdure sono il cibo più sprecato, seguono latte e latticini, frutta e prodotti da forno, e ancora molto si spreca, per esempio, nelle mense scolastiche dove un terzo dei pasti viene buttato via. Per contrastare il fenomeno sono certamente necessarie campagne capillari di educazione e informazione, a cominciare proprio dalle scuole, anche per diffondere alcune buone abitudini apparentemente banali, ma in realtà molto utili, come imparare a usare correttamente il frigorifero per conservare nel modo migliore i diversi tipi di cibo e soprattutto quelli più deperibili. Ma certamente un contributo importante è stato dato anche dall’introduzione di norme più semplici e di sgravi fiscali per le imprese che vogliono donare cibo a fini di solidarietà.

 

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