25 novembre 2021

Sui generis. GLOSSARIO

In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne pubblichiamo il seguente testo di Dacia Maraini tratto dal volume in uscita oggi Sui generis, di Dacia Maraini, Grazia Varisco e Sandro Cappelletto, © Colophonarte.

 

GIUSTIZIA: Ho sempre avuto un forte senso della giustizia. Quando la giustizia viene calpestata mi indigno e cerco di fare qualcosa. Ma tutte le ingiustizie, non solo quelle sofferte dalle donne. Infatti mi sono occupata dei manicomi, dei senza tetto, delle carceri, con inchieste per giornali e riviste. Ho fatto presto a scoprire che le ingiustizie che le donne hanno subito nella storia sono veramente gravi e non se ne parla abbastanza. E quindi ho cercato di agire, coi miei mezzi che sono la scrittura, le parole, il teatro e la narrativa per creare consapevolezza su questo tema. Prima ero sola, poi ho incontrato il femminismo e mi sono immersa nel movimento, contenta di trovarmi con tante altre donne a battermi per conquistare diritti civili e credibilità culturale e artistica.

 

FEMMINISMO: Il femminismo come ideologia e utopia non esiste più. È un fatto storico. Non a caso le ragazze di oggi non vi si riconoscono. Rifiutano la parola femminismo. Esiste un nuovo modo di battersi per i diritti, che è forse meno organizzato, meno ideologico, ma non meno sentito. Le giovani di oggi tengono alle loro libertà e non pensano minimamente di rinunciarvi. Ma la cultura della globalizzazione che corre in fretta e scoraggia la memoria spesso non aiuta a capire da cosa e come sia nato il movimento e come abbia fatto a cambiare tutte le leggi più retrograde in un paese immobilista e a fondo cattolico e tradizionalista come il nostro. Il diritto di famiglia, la legge sul divorzio e l’aborto, la legge sulla violenza, la parità sul lavoro, l’apertura a tutte le professioni, la legge sul delitto d’onore, sono state tutte conquiste del femminismo, la sola rivoluzione pacifica e vincente.

 

FAMIGLIA: Il tema più trattato dalle giovani scrittrici, ma anche dai giovani scrittori, è la famiglia. E come mai? si chiedono i lettori.  Il fatto è che tutti ormai si rendono conto che la famiglia è in crisi. Gli scrittori non hanno ricette per risolvere i problemi, ma indagano per capire e per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla presenza di un guasto sociale. Per questo ne parlano: tutti i libri che leggo raccontano i difficili ma anche nuovi rapporti fra madre e figlia, padre e figlio, sorelle con fratelli, con nonni, nipoti. 

 

SCRITTURA FEMMINILE: Non esiste una scrittura femminile. Lo stile è personale e ciascuno ha il suo stile che, quando è originale si riconosce fra mille. Esiste semmai un punto di vista femminile ma non viene dalla biologia bensì dalla storia. Le donne hanno una millenaria esperienza di clausura, sottovalutazione, tabù, dipendenze, che portano a una visione del mondo diversa dall’uomo. Il quale invece è stato educato a scoprire le terre sconosciute, a viaggiare, a studiare, a sentirsi il padrone del futuro e della famiglia. Ma i punti di vista cambiamo col tempo, mentre le differenze biologiche non cambiano. Comunque, per me, ogni discorso di diversità legata alla fisiologia scivola nel razzismo. Non ci sono due razze, una femminile e una maschile: esistono gli esseri umani, tutti diversi per ragioni di storia, di cultura, di economia, di posizione geografica, di religione, di esperienze. Ma i diritti essenziali, come il diritto di vivere, di curarsi, di apprendere, nonché la libertà di parola, di pensiero, di movimento, sono da considerarsi un bene universale, che vale per tutti, senza differenze di genere, di etnia, di religione.

 

STUPRO: Colpiscono i dati, sia della polizia, che dell’Eures: nella città di Roma sono diminuiti gli scippi, le rapine, i furti, ma aumentano le violenze contro le donne. Come interpretare questo fenomeno, che non riguarda solo Roma ma tutta l’Italia? Non si tratta solo di città più o meno sicure. Si tratta di un degrado culturale che le donne sono le prime a pagare.

Voglio ricordare che lo stupro è un’arma di guerra. Lo stupro non ha niente a che fare con il desiderio sessuale, ma con l’umiliazione di un corpo che si vuole punire. Colpendolo nel luogo più sacro e più potente, il luogo dove prende piacere e dà la vita.

Qualcuno potrebbe chiedersi: ma perché un’arma di guerra in tempo di pace? La risposta è che dentro ogni pace pretesa covano delle guerre sotterranee che oppongono una cultura di genere che si ritiene minacciata nei suoi privilegi, contro l’altro genere. Lo stupratore è spesso il soldato inconsapevole che partecipa a un conflitto più grande di lui. Forse non se ne rende conto, ma violentando una donna dà sfogo a una diffusa e antica rabbia maschile che non sopporta la perdita delle gerarchie tradizionali e trova offensiva ogni insubordinazione femminile. Avvilire, mortificare, castigare una donna per quello che è, sta alla base dello stupro. Non a caso nelle guerre più antiche era considerato un diritto del vincitore abusare delle donne del paese vinto. Era un modo per sancire, anche simbolicamente, la propria superiorità. Il nemico non si poteva considerare del tutto domato se non si dimostrava che il vincitore aveva preso il controllo, non solo sui terreni, sulle città, sulle case del vinto, ma anche sul ventre delle donne, le future portatrici del seme maschile di quel paese, di quel popolo, di quella religione.

 

IDENTITÀ: Si continua a parlare di identità come se fosse un monolite e soprattutto come se fosse legata alla biologia. Ma così facendo è facile cascare nel razzismo. Le donne certamente in questo momento e in maggioranza sono più determinate degli uomini, ma non perché siano dotate di un utero, ma perché per millenni sono state escluse dal potere. Il potere infatti, crea abitudini a privilegi a cui poi non si riesce a rinunciare, spesso inoltre coltiva vizi e corrompe.

Capisco le donne che insistono su una identità biologica femminile.  Affascina l’idea che siano più costruttive, più pacifiche e più altruiste degli uomini per ragioni biologiche. Ma a me pare che facendo distinzioni fisiche si finisca nel razzismo. Dopo tremila anni di storia dominata dal patriarcato che ha raccontato, inventato, esaltato o denigrato le donne, come si fa a definire l’origine delle differenze che oggi appaiono definitive? Ma se partiamo dall’idea che le donne sono esseri umani, capaci di agire bene ma anche male, se pensiamo che sono state costrette a sublimare i loro istinti aggressivi al punto di avere interiorizzato la capacità di cura e di dedizione, possiamo dire che siamo figlie della storia e la storia si cambia, mentre la biologia non si cambia. Per questo le donne sono dotate di libero arbitrio e possono modificare il loro posto nel mondo.

 

OMOSESSUALITÀ: Se guardiamo le cose in grande, con un occhio ai guasti che stiamo creando e il pericolo di una estinzione che stiamo affrontando, si potrebbe pensare che la natura agisca in maniera rozza ma efficace per difendere se stessa: prima le pandemie che tendono a diminuire drasticamente la popolazione mondiale, e poi una maggiore permissività nei riguardi della omosessualità per impedire la proliferazione della specie umana ai danni di tutte le altre che stiamo distruggendo (300 specie spariscono ogni anno per le nostre devastazioni e desertificazioni come se volessimo ridurci  sterili e pelati come la luna). Quando i popoli erano fatti di poche persone minacciate continuamente dalle malattie, dalle guerre e dalla morte, si può capire che l’omosessualità fosse condannata. Oggi, con la popolazione mondiale che cresce ogni anno di milioni di persone, con la mortalità infantile ridotta quasi a zero, le società non hanno più bisogno di rifiutare l’omosessualità che fa parte della natura umana.

 

PAURA DEL DESIDERIO FEMMINILE: Fino ad ora il solo desiderio sessuale di cui si è tenuto conto è quello maschile. Desiderio lecito e anche incoraggiato. Il corpo delle donne doveva agghindarsi e farsi bello per suscitare la brama maschile che era all’origine della perpetuazione della specie. Il desiderio delle donne non era contemplato. Spesso anzi era decisamente scoraggiato e represso, considerando che il desiderio porta all’azione e l’azione delle donne faceva paura. Come poteva reggersi il sistema patriarcale se le donne avessero cominciato ad agire secondo il proprio desiderio? La paura di un corpo indipendente, autonomo, che pretende di scegliere il proprio piacere, può fare impazzire chi identifica la propria virilità con il possesso. Da lì alla violenza il passo è breve e molti lo compiono senza rendersi conto della enormità della loro azione.

 

LA PAROLA AMORE: Sembrerà irrealistico e paradossale ma io voglio parlare di amore, una parola poco apprezzata in questo momento. Se vogliamo che il rapporto fra i sessi, la famiglia, i legami fra madri e figlie, padri e figli abbia un futuro dobbiamo amarlo quel futuro e non trattarlo come se non esistesse. Dobbiamo volere bene al nostro stare in questo mondo, in questo paese, credere nelle nostre forze, avere più fiducia e considerazione per la nostra convivenza. L’amore in questo caso non è un fatto biologico ma culturale. Lo diceva Hume, un filosofo che amo: senza un coinvolgimento dei sensi più profondi non si costruisce niente. Per questo dico con Dante: amiamo “l’amor che move il sole e l’altre stelle”, perché “l’amor e il cor gentile sono una sola cosa”.

Grazia Varisco, Ora e sempre … Antiviolenza !, © Colophonarte

Crediti immagine di copertina: Linalyan / Shutterstock.com

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