5 gennaio 2021

Tanto per cantare

«Ed io ripenso a quel tempo lontano le nostre lotte sui monti e sul piano, e sulle Alpi coperte di nevi» canta Gino Bartali, «Come perdevi, come perdevi» ribatte Fausto Coppi. E poco dopo: «Giri d’Italia ne ho vinti tanti senza mai prendere droghe eccitanti» stona il Campionissimo, «Giri d’Italia lui sì li vinceva, ma le prendeva, oh se le prendeva», risponde a tono Bartali. Voci e immagini che arrivano dalla TV in bianco e nero, da quegli schermi che il sabato sera tengono incollati gli italiani davanti ad un programma popolare e che quella volta mette due campioni davanti alla sfida più difficile: non tornanti di montagna, ma note e microfono per mettere in musica una storica rivalità. Così Fausto e Gino scendono dalla bici e imbracciano un duello a suon di note con la parodia di Come pioveva, conquistando il pubblico in studio e a casa. È il 21 novembre 1959, da due anni Il musichiere è il programma del sabato sera e Mario Riva il mattatore del fortunato quiz musicale che ha fatto anche qualche incursione al Giro d’Italia. L’indomani Vincenzo Buonassisi del Corriere della sera così scrive di quell’esibizione: «A sentirli stonare insieme con tanto impegno, come due ragazzini davvero troppo cresciuti, viene su, per chi li ricorda nei giorni della gloria, un non so che irritante e divertente insieme». Quello del Campionissimo, però, non è un debutto nel programma di Mario Riva. Infatti, alcuni mesi prima, nella puntata del 21 febbraio, Coppi aveva cantato Nel blu dipinto di blu, ma quell’esibizione con Bartali, definita dal critico televisivo Aldo Grasso «uno sgangherato duetto musicale», ancora oggi spunta negli amarcord televisivi.

Ci sono sportivi, però, che hanno preso sul serio l’attività canora. Non ultima la Nazionale italiana che ha realizzato due promo, in onda sulle reti RAI, per il Festival di Sanremo 2021. Gli Azzurri di Roberto Mancini hanno intonato, diretti da Amadeus negli insoliti panni del direttore d’orchestra, affiancato dal capo delegazione Gianluca Vialli e dal team manager Gabriele Oriali, Si può dare di più, la canzone che vinse il Festival di Sanremo nel 1987 con il trio Morandi-Tozzi-Ruggeri. In una seconda clip la Nazionale intona, invece, l’Inno di Mameli, un testo ben noto agli Azzurri. Se la Nazionale ha scelto una vetrina così importante senza però alcuna velleità artistica, molti calciatori invece sono entrati negli studi di registrazione mettendo alla prova le proprie doti canore e qualcuno ha scalato anche le classifiche. È il caso di Johan Cruyff, simbolo del calcio totale olandese, che nel 1969 incide Oei Oei Oei (Dat was me weer een loei), brano che si piazza al 21° posto in classifica. Di recente il paroliere Peter Koelewijn ha raccontato ad un giornale francese che «Cruyff non sapeva cantare, nemmeno tenere una nota, non aveva ritmo ed era anche molto nervoso». Sempre in Olanda, ma nel 1988, Ruud Gullit oltre a vincere l’Europeo con la Nazionale incide South Africa insieme ai The Revelation Time. Gullit, però, è alla sua terza canzone: nel 1984 incide Not the dancing kind e due anni più tardi Alleluia, brano natalizio eseguito insieme ai campioni del mondo 1982 Alessandro Altobelli, Giancarlo Antognoni, Antonio Cabrini, Paolo Rossi e ad altre stelle del calcio di quegli anni come Zbigniew Boniek e Michel Platini.

C’è chi, invece, come Paul Gascoigne, centrocampista della Nazionale inglese e della Lazio, ha conosciuto l’onore di un secondo posto in classifica con Fog on the Thyne cantando insieme ai Lindisfarne nel 1990. Il successo, però, non viene bissato da Geordie boys, inciso sempre nell’anno dei Mondiali in Italia.

Da soli, ma anche in squadra, un po’ come ha fatto la Nazionale di recente per beneficenza o per dare voce all’inno del club. Come, ad esempio, Lo stadio in un cassetto, la canzone che ha riunito lo scorso maggio 21 calciatori, tra i quali Andrea Pirlo, Luca Toni, Samuel Eto’o, Ciro Ferrara, Alessandro Matri, Nicola Ventola, per sostenere le famiglie dei sanitari vittime del Covid. O come Paolo Rossi che nel 1980, quando ancora non era Pablito, interpreta Domenica alle tre: «Quindi dico io, dolcissimo amor mio/Non pensare a me domenica alle tre/Altrimenti sai in campo sono guai».

Le canzoni, però, sono anche un simbolo, soprattutto gli inni delle squadre. Nel 1989, per festeggiare il ritorno in serie B del Foggia calcio, il regista Lucio Di Gianni compone, su musica di Massimo Marsico, Cuore rossonero, che da allora diventa l’inno della società pugliese e scandisce le stagioni formidabili dell’era Zeman. A interpretarlo vengono chiamati i giocatori rossoneri, protagonisti di quella promozione. Fa storia a sé Christian Vieri, l’ex attaccante dell’Inter e della Nazionale, che la scorsa estate con Voglio una vita da bomber stupisce fan e follower (ne ha più di due milioni e mezzo su Instagram). Più del testo è il video a conquistare i social, dove ora Vieri spopola. Con lui, infatti, ci sono i colleghi e amici Lele Adani e Nicola Ventola, tutti e tre protagonisti di una clip (più di quattro milioni di visualizzazioni su YouTube) in cui Adani veste i panni dell’allenatore di una squadra femminile, Vieri in quelli del dee-jay e Ventola in quelli del calciatore canterino su ritmi latini: «Sombrero, tacco, tunnel, gamba tesa/Sogno una ola della Bombonera».

 

Immagine: Fausto Coppi al Tour de France del 1952 (19 luglio 1952). Crediti: J.D. Noske (Anefo) [CC BY-SA 3.0 NL (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/nl/deed.en)], attraverso Wikimedia Commons

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