25 marzo 2013

Teologia della liberazione: presente

Il viaggio di Obama in Israele del marzo 2013 è stato l’occasione per uno dei discorsi in cui il presidente americano dà il meglio di sé: nel discorso di Gerusalemme Obama ha invitato israeliani e palestinesi a tornare al tavolo della pace, mostrando la necessità di mettersi nei panni del nemico – quella "empatia" di cui parlava Robert McNamara, l’architetto dei bombardamenti incendiari sul Giappone nel 1945 e della guerra del Vietnam, poi diventato critico del bellicismo americano di fine secolo XX - nel bellissimo documentario storico-morale, vincitore dell’Oscar 2003, The Fog of War www.youtube.com/watch?v=KkQk50qtTwo . Di empatia hanno parlato anche molti commentatori americani: l’empatia per Israele di Obama, etichettato da molti, fin dalla sua elezione, come più freddo dei predecessori verso le sorti dello Stato ebraico http://religion.blogs.cnn.com/2013/03/23/my-take-the-empathy-president-gives-an-empathy-speech/?hpt=hp_t3. Un aspetto meno analizzato del discorso di Gerusalemme è l’enfasi di Obama sul rapporto tra lo Stato di Israele e il libro dell’Esodo come storia di liberazione per un popolo tenuto in schiavitù e diventato nazione: la memoria dell’Esodo per gli ebrei come memento della condizione del popolo palestinese. Nel gergo dei teologi questa non è nulla di meno che una "teologia della liberazione", e non è un caso che venga da un presidente americano cresciuto spiritualmente, negli anni di Chicago, in una chiesa black come quella del South Side del controverso reverendo Jeremiah Wright (che fu l’occasione per il migliore discorso di Obama di sempre, quello di Philadelphia del marzo 2008 www.youtube.com/watch?v=zzgVy6Mj2Bw ). La teologia dei neri americani, di qualsiasi chiesa e religione (specialmente il cristianesimo delle chiese nere e l’Islam nero), è incomprensibile senza accettare l’idea che la tradizione teologica di origine biblica è una teologia della liberazione http://www.amazon.com/Black-Theology-Liberation-James-Cone/dp/1570758956/ref=sr_1_2?ie=UTF8&qid=1364113565&sr=8-2&keywords=james+cone, specialmente per i non bianchi e per coloro che furono soggetti al potere dei bianchi europei, in America e negli altri continenti. Il discorso di Obama a Gerusalemme viene in un momento storico delicato per il cristianesimo mondiale, in cui il papa è per la prima volta un latinoamericano: papa Francesco, già gesuita e vescovo in Argentina. Questo fatto è destinato a cambiare il volto del cattolicesimo e del cristianesimo, indipendentemente dagli orientamenti ideologici più o meno liberali, più o meno conservatori di papa Francesco. In queste ore molti si chiedono se il papa menzionerà il nome dell’arcivescovo Oscar Romero, assassinato il 24 marzo 1980 dai militari in Salvador, e su cui la chiesa istituzionale ha sempre tenuto, almeno fino ad oggi, un atteggiamento prudente, se non silente http://es.radiovaticana.va/news/2013/03/23/oscar_romero_s%C3%ADmbolo_de_los_m%C3%A1rtires_de_la_justicia_y_de_la_paz/spa-676192. Che papa Francesco lo menzioni o no, che lo beatifichi o no, il cristianesimo cattolico è tornato a parlare in questi giorni, dopo l’elezione del nuovo papa, della "teologia della liberazione", in relazione al ruolo giocato dall’allora gesuita padre Bergoglio nella repressione della teologia della liberazione dal punto di vista politico in Argentina negli anni settanta e dal punto di vista teologico nella chiesa di papa Wojtyla e del cardinale Ratzinger http://www.tercerainformacion.es/spip.php?article49009. Ma è chiaro che con papa Francesco da una parte e con Obama dall’altra si hanno segnali di un cambiamento di orizzonti dei rapporti tra cristianesimo e potere nel mondo. Né Obama né papa Francesco sono leader liberal: in altri tempi le politiche di Obama sarebbero state quelle di un repubblicano moderato, e papa Francesco è un ecclesiastico tipico della chiesa post-wojtyliana, e non certo di una chiesa socialmente progressista come quella di Paolo VI. Ma il fatto stesso della loro origine non bianca e non europea è, indipendentemente dalle loro convinzioni espresse, testimonianza che il cristianesimo contiene un messaggio di liberazione che inizia col libro dell’Esodo. Nel caso di Obama e Bergoglio, è una storia di liberazione dall’egemonia sociale, politica, ed economica delle chiese dei bianchi europei.


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