19 settembre 2018

Tifosi con la valigia. Quando il calcio è occasione di viaggio

In macchina o in treno, su e giù per l’Italia o anche all’estero inseguendo un gol che deciderà il campionato o un trofeo prestigioso. Il calcio è diventato sempre più occasione turistica a tutte le latitudini. Secondo una ricerca realizzata dalla piattaforma GoEuro nel 2016, le quindici città della Serie A avrebbero incassato una cifra tra i 3,61 ed i 45,2 milioni di euro solo da trasporti urbani, alloggi, cibo e bevande. La stima per l’intero settore turistico era di ben 263,065 milioni di euro. Milano, Roma e Torino le città con la previsione di incassi maggiori: rispettivamente 45,2 milioni, 39,03 milioni e 30,4 milioni di euro.

Un settore in crescita soprattutto all’estero, come ha raccontato un’indagine di Ticketbits, sempre del 2016. Agli americani piace la Premier League inglese, ai giapponesi la Bundesliga tedesca e agli inglesi e ai francesi la Liga spagnola. Secondo questo studio, la Serie A italiana sarebbe l’unica delle quattro grandi competizioni nazionali a registrare una presenza significativa di turisti spagnoli.

Chissà, forse molti di questi sono tra i 3,4 milioni di turisti stranieri che hanno fatto tappa in Russia in occasione del Mondiale. Secondo i dati della FIFA, sono stati 6,8 milioni i turisti che complessivamente hanno visitato una delle undici città che hanno ospitato le partite. Numeri che superano di gran lunga il milione, di cui ben 400.000 solo tra Mosca e San Pietroburgo, previsto da Euromonitor alla vigilia della competizione vinta poi dai Bleus di Didier Dechamps. «Il numero di arrivi in entrata in Russia – ha spiegato Alan Rownan, Sports Industry Manager di Euromonitor International – dovrebbe registrare un tasso di crescita annuale del 4% entro il 2022, raggiungendo 37,5 milioni di viaggi. Euromonitor prevede un aumento dell’1,4% del numero totale di arrivi in Russia nel 2018, direttamente causato dal grande evento sportivo».

In Italia c’è chi ha fatto del calcio, o meglio dei ritiri precampionato, una leva per il turismo locale. È il caso dell’Azienda di promozione turistica del Trentino-Alto Adige che negli ultimi anni ha studiato pacchetti ad hoc per quei tifosi che vogliono trascorrere le ferie insieme alla squadra del cuore. Per molte squadre italiane è ormai consuetudine trascorrere il ritiro precampionato nelle valli del Trentino. Ad esempio, per l’ottavo anno consecutivo il Napoli ha scelto la Val di Sole e, in particolare, Dimaro Folgarida, ai piedi delle Dolomiti di Brenta. Nell’estate 2018 sette formazioni si sono preparate per il campionato in corso in Trentino (erano state dieci nel 2017), cinque in Lombardia e tre in Veneto. Non è allora un caso forse che sia proprio Trento ad ospitare dall’11 al 14 ottobre il primo Festival dello sport, quattro giorni e sessanta eventi dedicati ai protagonisti di diverse discipline con interviste, incontri e workshop. Molte squadre, però, concludono la preparazione estiva con un tour all’estero. Nel 2017, ad esempio, l’Inter ha percorso oltre 28.000 chilometri tra ritiro e amichevoli, mentre quest’anno è scesa a quasi 9.000, secondo un calcolo della Gazzetta dello sport.

Nell’estate 2018 sono state sette le squadre di A che, dopo un primo ritiro in Italia, hanno trascorso un periodo di preparazione all’estero. Fa storia a sé il Frosinone che ha scelto di fare tutto il ritiro ad Alliston, a circa settanta chilometri da Toronto, in Canada. Quella della squadra laziale è stata una scelta ben precisa tanto che la società per l’occasione ha messo a punto lo slogan “Per amore della tua Terra”. In Canada, infatti, risiede una delle più numerose comunità ciociare nel mondo e il tour in Nord America è stato annunciato come l’inizio di un progetto per portare la squadra nei luoghi dove vivono i ciociari all’estero combinando lo sviluppo del brand Frosinone Calcio e la promozione del territorio ciociaro.

I veri protagonisti del viaggio sono i tifosi, artefici di imprese che farebbero impallidire i viaggiatori del Grand Tour. C’è chi, come quattro tifosi pugliesi della Juve, si è sobbarcato un viaggio di 2.439 chilometri a bordo di un’utilitaria per raggiungere Cardiff, in Galles, e seguire la squadra del cuore impegnata nella finale di Champions League contro il Real Madrid il 3 giugno 2017. Un viaggio con tanto di hashtag, #AltamuraToCardiff, per condividere chilometro dopo chilometro un’esperienza indimenticabile, non certo per il risultato finale.

C’è, invece, chi ha fatto del proprio mestiere di giornalista sportivo un’occasione di viaggio da raccontare ai telespettatori. È il caso di Michele Carelli, autore di Turista per calcio, un format TV che dal 2001 al 2008 ha raccontato sulle frequenze di Teleradioerre, storica emittente foggiana, le trasferte del Foggia nella provincia del calcio italiano e che dal 2015 ha trovato nuova vita sui social: novanta puntate televisive, quarantatré trasferte in giro per l’Italia dall’8 agosto 2015 quando è nata la pagina Facebook, centodiciannove stadi visitati. Tra i “turisti per calcio” ci sono anche quelli del groundhopping, ovvero chi visita soltanto gli stadi anche se l’occasione non è la partita, e gli Scappati di casa, un gruppo di amici che dal maggio 2012 viaggia in Italia e in Europa solo per godersi le sfide più belle.

Difficile tracciare l’identikit del tifoso viaggiatore. Ha provato a farlo una ricerca del Monitor Allianz Global Assistance, realizzata in collaborazione con Nextplora proprio in occasione di quel Juve-Real Madrid. La metà degli italiani (49%) ha viaggiato almeno una volta nella propria vita per seguire un evento sportivo, quindi non solo calcistico, al di fuori della propria regione e il 48% di coloro che ancora non l’hanno fatto vorrebbe farlo in futuro. I tifosi viaggiatori sono soprattutto uomini (60%). Il 49% di coloro che viaggiano per amore dello sport effettua in media una trasferta all’anno, il 41% invece ne organizza due o tre, mentre il restante 10% viaggia più di quattro volte nell’arco di dodici mesi. Tra le otto province prese in esame, sono i padovani a viaggiare di più (61%). Seguono i fiorentini (59%) e i napoletani (49%). A viaggiare sono soprattutto i tifosi del calcio (46%). Gli uomini preferiscono viaggiare con gli amici (54%), le donne si spostano per passione sportiva e per condividere le emozioni con il proprio partner (50%). Il 14% degli intervistati, invece, ha viaggiato o viaggerebbe con figli o nipoti.

Da soli o in compagnia c’è chi non rinuncia alla comodità e si affida ad agenzie di viaggio specializzate. Dal binario o dall’autostrada agli scaffali delle librerie, però, il passo è breve. Il fenomeno del viaggio per sport inseguendo beniamini o squadre del cuore, spesso anche occasione per piccole reunion di famiglia, ha prodotto libri, guide e saggi che mettono nero su bianco il rapporto tra città, calcio e tifosi con la valigia. È il caso delle Football City Guides, la collana di Alberto Facchinetti che racconta le città attraverso il calcio e che conta già quattro volumi, o di Dove ti porta il calcio. Tour d’Europa attraverso gli stadi, la guida turistica ai quarantatré principali stadi europei firmata da Massimo Marianella, storica voce del calcio in TV, insieme a Letizia Conte. E ancora Binario 15, il viaggio in treno di Giorgio Coluccia tra luoghi, rituali e rivalità del calcio britannico, e Andar per stadi di Pierluigi Allotti, che ripercorre alcune pagine della storia del calcio italiano attraverso gli stadi, templi moderni di un culto pagano.

 

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