22 luglio 2021

Tokyo 2020, le Olimpiadi delle donne

Le Olimpiadi di Tokyo possono vantare almeno già due record: saranno le prime senza pubblico per l’emergenza Covid ed anche le prime con quasi il 49% di atlete, tanto che il giuramento olimpico è stato aggiornato. Per il CIO (Comitato Olimpico Internazionale) si tratta della prima edizione “gender balanced”, ovvero equilibrata nel rispetto della parità. Inoltre, numeri alla mano, ci saranno nove eventi misti in più rispetto a Rio 2016, portando così il numero a 18. È cresciuta la percentuale di donne anche nel comitato esecutivo dei Giochi. Dopo la nomina della nuova presidente, Hashimoto Seiko, ex pattinatrice e ministra dello Sport, il comitato organizzatore di Tokyo 2020 ha portato al 42% la percentuale di donne e ha creato un team di promozione dell’uguaglianza di genere, affidato alla direttrice sportiva, Kotani Mikako. Il cambio di passo è dovuto forse anche alla gaffe sessista di cui lo scorso febbraio si è reso protagonista Yoshiro Mori, ex primo ministro del Giappone e presidente del comitato organizzatore. «Le riunioni sarebbero molto lunghe, la presenza delle donne richiede molto tempo, hanno difficoltà a chiudere i discorsi, altrimenti bisognerebbe in qualche modo limitare il loro tempo di intervento», si è lasciato sfuggire in una riunione aperta anche alla stampa. Quelle parole che il Comitato olimpico internazionale aveva giudicato subito «completamente inadeguate» gli sono costate le dimissioni nonostante un tentativo di ridimensionare l’accaduto.

 

I numeri, però, sono la migliore fotografia per comprendere il lungo cammino delle donne nella storia dei Giochi Olimpici:  da Parigi 1900, quattro anni dopo la prima edizione dell’era moderna a causa della presa di posizione del barone Pierre de Coubertin, quando gareggiarono in 22 su 997 atleti in cinque sport (tennis, vela, croquet, equitazione e golf) a Rio 2016, quando le donne sono state oltre il 45% dei partecipanti (5.176 su 11.444 atleti). Con l’ingresso della boxe femminile, le Olimpiadi del 2012 a Londra sono state le prime in cui le donne hanno gareggiato in tutti gli sport del programma olimpico. La politica del CIO in questi anni è cambiata e sono ancora una volta i numeri a parlare: da maggio 2020 le donne presiedono 11 delle 30 commissioni del CIO e sempre nel 2020 le donne hanno raggiunto il 47,7% degli incarichi nelle commissioni, mentre erano il 20% nel 2013.

 

In questo contesto si inserisce anche la nuova formulazione del giuramento olimpico, che deriva da una serie di raccomandazioni elaborate dalla Commissione degli atleti del CIO, approvate dal Comitato esecutivo nell’aprile di quest’anno. Il giuramento olimpico è stato pronunciato per la prima volta alla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici di Anversa nel 1920 ed il testo originale è stato scritto dal barone Pierre de Coubertin. Sì, proprio colui che giudicava lo sport femminile «la cosa più antiestetica che gli occhi umani potessero contemplare» impedendo così che le donne partecipassero ai Giochi nel 1896. «Promettiamo ‒ si legge nel nuovo testo ‒ di prendere parte a questi Giochi Olimpici, nel rispetto delle regole e nello spirito di fair play, inclusione ed uguaglianza. Insieme siamo solidali e ci impegniamo nello sport senza doping, senza imbrogli, senza alcuna forma di discriminazione». 

 

Da un lato la politica, dall’altro la comunicazione a cinque cerchi che da tempo coltiva inclusione e parità. Ad esempio, in uno dei video della campagna digitale “Stronger Together”, che annovera tra i testimonial Usain Bolt, c’è anche Naomi Osaka. La tennista giapponese, numero 2 nel ranking WTA (Women’s Tennis Association) e protagonista di una docu-serie sulla piattaforma Netflix proprio alla vigilia di Tokyo 2020, ha fatto parlare di sé alcune settimane fa quando ha scelto di ritirarsi dal Roland Garros per problemi di depressione. ​​«Voglio ispirare tutte le ragazze che stanno guardando questo video ‒ spiega Osaka nella campagna del CIO ‒, quelle che le persone pensano siano troppo diverse. Troppo calme. Troppo qualcosa. Se non soddisfiamo le aspettative di ciò che la gente pensa che dovremmo essere, bene! Vuol dire che siamo noi a dover cambiare quelle attese». E di cambiamenti ne ha visti Agnes Keleti, ex ginnasta ungherese e 10 volte vincitrice di medaglie ai Giochi, oggi centenaria e atleta olimpionica più longeva. In “What Agnes saw”, altro video realizzato dal CIO, scorrono alcuni dei momenti storici delle Olimpiadi di cui i suoi occhi sono stati testimoni: da Jesse Owens alla “mammina volante” ​​Fanny Blankers Koen, a dimostrazione del fatto che nel corso del tempo la disparità tra uomini e donne ai Giochi si è andata riducendo. Nei Giochi dei record anche l’Italia si ritaglia un primato: con 384 atleti qualificati ‒ 197 uomini e 187 donne ‒ sarà la spedizione italiana più numerosa di sempre della storia, presente in 36 discipline differenti e a un passo dalla parità di genere che in uno sport si ritaglia un ulteriore primato. L’Italia della boxe, infatti, sarà presente con Giordana Sorrentino, Angela Carini ed Irma Testa. Sono tre donne a rappresentare il pugilato italiano. Nessuno dei loro colleghi ha ottenuto il pass per Tokyo.

 

Immagine: L’esultanza della Nazionale italiana (Sylla, Folie, Egonu, De Gennaro, Bosetti) durante le qualificazioni per le Olimpiadi di Tokyo 2020 nella partita Olanda – Italia, Catania, Italia (4 agosto 2019). Crediti: LiveMedia / Shutterstock.com

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