8 agosto 2021

Tokyo 2020, le donne che fecero l’impresa

Dalle ginnaste tedesche in pedana con il body lungo alle calciatrici di Gran Bretagna e Cile inginocchiate prima della partita in nome del Black lives matter. Tokyo 2020, l’Olimpiade della pandemia e delle donne, lascia un segno anche nel campo dei diritti e sono le donne a scrivere un capitolo nuovo. “Mi sento una portabandiera per tutte le donne che lottano in un mondo maschile contro gli stereotipi e i pregiudizi, di qualunque genere”, ha detto la pugile Irma Testa in un’intervista a La Repubblica dopo aver conquistato la medaglia di bronzo. Testa fa parte di quella pattuglia di atlete italiane che a questi Giochi hanno raggiunto un record conquistando per la prima volta una medaglia in discipline dove l’Italia non aveva mai ottenuto risultati. Come, ad esempio, Valentina Rodini e Federica Cesarini oro nella specialità del doppio pesi leggeri femminile nel canottaggio, come appunto Irma Testa nella boxe (a rappresentare il pugilato italiano sono state le donne visto che i colleghi hanno mancato la qualificazione per Tokyo), o Giorgia Bordignon argento nel sollevamento pesi, dopo un amaro sesto posto a Rio 2016. O ancora il primo oro misto per il nostro Paese grazie a Ruggero Tita e Caterina Banti nella classe Nacra 17 della vela.

Alle Olimpiadi, poi, le storie di sport spesso vanno al di là dello stretto risultato sportivo intrecciandosi con le vicende umane (molto umane) di chi è in gara. Il caso più clamoroso è certo quello di Simone Biles, la ginnasta americana, campionessa olimpica e cinque volte campionessa mondiale, che si è ritirata dalla gara a squadre e da altre gare individuali e poi ha conquistato un bronzo alla trave. Con la sua vicenda è tornato alla ribalta il tema della salute mentale degli sportivi. Era accaduto poco tempo fa con Naomi Osaka, la tennista giapponese che ha scelto di ritirarsi dal Roland Garros per problemi di depressione. ​​Non sono le prime e non saranno le ultime, ma entrambe sono state criticate. Alcuni media hanno banalizzato le loro parole e persino un campione come il tennista Novak Djokovic ha biasimato la scelta dell’atleta americana: “​​La pressione è un privilegio. Per sperare di rimanere ai vertici dello sport devi imparare a gestire la pressione, in campo e fuori”. Quello stesso Djokovic che, però, quando è stato sconfitto nella finale per il bronzo ha prima scagliato una racchetta sugli spalti e poi ne ha rotta un’altra su un palo.

Dalle sconfitte o dalle delusioni possono nascere anche grandi e inaspettati risultati. Lo sa bene Maria Centracchio, medaglia di bronzo nel judo 63 kg: ha dovuto affrontare problemi di salute che l’hanno tenuta lontano dalle gare facendole perdere punti nel ranking. Poi il pass per Tokyo e la medaglia. Riscatto è quello di Irma Testa che a 24 anni conquista il bronzo e ricorda come lo sport possa essere il salvacondotto per ragazzi e ragazze che vivono in condizioni difficili. “La mia adolescenza stava scivolando via così. Come quelle di tanti altri, in posti così complicati. Devo tutto al maestro Zurlo, che non insegna solo boxe ma tira via i ragazzi dalla strada”, ha detto sempre nell’intervista a La Repubblica. Sono ancora le donne, quest’anno il 48,8% dei partecipanti alle Olimpiadi (percentuale mai raggiunta nella storia dei Giochi, ma il Cio punta al 50% a Parigi 2024) a far cadere sotto il cielo di Tokyo alcuni stereotipi. Ad esempio, ha fatto molto discutere la scelta delle ginnaste tedesche che hanno voluto gareggiare indossando una tuta lunga e non il solito body per protestare contro la sessualizzazione delle atlete.“Mi aspetto di leggere un bel titolo sui giornali”. A dirlo è stata Lucilla Boari, bronzo a Tokyo 2020 nel tiro con l’arco. Non è un caso che l’arciera azzurra abbia fatto questa puntualizzazione. A Rio 2016 Boari finì suo malgrado al centro di una polemica a causa del titolo (“Il trio delle cicciottelle”) che comparve sul Resto del Carlino all’indomani del quarto posto conquistato con le compagne Guendalina Sartori e Claudia Mandia. “Stavolta c'è la medaglia al collo e la notizia è questa”, ha tenuto a precisare Boari in un’intervista dopo il bronzo quasi a voler scacciare il timore che questa volta potesse prendersi la ribalta il suo coming out (“Lei è Sanne, la mia ragazza”, ha detto dopo aver ascoltato il messaggio della fidanzata, la collega Sanne de Laat, in collegamento video con Casa Italia). Tokyo 2020, però, sarà ricordata anche per essere stata l’Olimpiade in cui ha gareggiato anche la prima atleta transgender. Si tratta della neozelandese Laurel Hubbard, in gara nella categoria femminile +87 kg del sollevamento pesi e subito eliminata. Anche gli uomini hanno fatto la loro parte nell’abbattere tabù o anche solo prendendo posizione. Da Tom Daley, fresco di medaglia d'oro nei tuffi sincronizzati da 10 metri, che lavora a maglia sugli spalti durante la finale delle colleghe, agli schermidori americani ​​Jake Hoyle, Curtis McDowald e Yeisser Ramirez che hanno protestato contro il loro compagno di squadra Alan Hadzic, accusato di violenza sessuale, indossando in pedana una mascherina rosa per esprimere solidarietà alle donne vittime di abusi sessuali. Quella di Hadzic, invece, era nera.

Testimoni dei diritti sono state anche le calciatrici di Gran Bretagna e Cile che si sono inginocchiate prima della partita come segno della lotta Black lives matter e la ginnasta Luciana Alvarado della Costa Rica, alla sua prima partecipazione olimpica a 18 anni. Durante l’esecuzione dell’esercizio a corpo libero Alvarado si è inginocchiata sfidando così i giudici del Cio. Proprio il Comitato Esecutivo del Cio ha approvato lo scorso aprile le linee guida per adattare la Regola 50.2 della Carta olimpica, che prevede la tutela della neutralità dello sport ai Giochi e la neutralità dei Giochi stessi, ampliando la possibilità per gli atleti di manifestare il loro pensiero. Ed è stato un gesto contro le discriminazioni anche quello di Raven Saunders, argento nel lancio del peso. Durante la premiazione l’atleta Lgbtq+, che in passato ha affrontato difficili momenti di depressione, ha incrociato le braccia sulla testa disegnando così una X per rappresentare "l'intersezione di dove si incontrano tutte le persone che sono oppresse", come ha spiegato alla NBC. Dapprima il Cio ha avviato un’indagine sul gesto, poi l’ha sospesa alla notizia della morte della madre dell’atleta.

Ancora poche ore e la fiamma olimpica sarà spenta. Calerà il sipario su questa singolare edizione dei Giochi, ma non il silenzio sulle voci e sui gesti in nome dei diritti.

 

 

Immagine: TOKYO, GIAPPONE - 2 AGOSTO 2021: Gara di atletica leggera su pista da 1500 m femminile durante i Giochi Olimpici di Tokyo 2020. Crediti: roibu / Shutterstock.com 
 

© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0