12 luglio 2020

La sfida del turismo post-Covid

La pandemia del Covid-19, la prima ad aver colpito l’Europa al cuore in maniera così estesa e importante, ha sostanzialmente bloccato l’industria del turismo per mesi, fermando la mobilità nazionale e internazionale e introducendo variabili di grande complessità nella gestione della ripresa. La “sicurezza” da un punto di vista sanitario, la presenza di industria “organizzata” e attrezzata secondo le nuove regole sanitarie e precauzionali diventano variabili chiave per la comunicazione e il marketing delle destinazioni, che ora sono più complessivamente i Paesi.

Le restrizioni ai viaggi che ora si stanno allentando devono rappresentare un’occasione di ripartenza per i flussi turistici, sempre in sicurezza e controllo. Senza, l’industria del turismo europeo ma anche mondiale rischia moltissimo. E per questo una delle variabili chiave della ripartenza è, secondo noi dello UNWTO, la fiducia, ormai un valore chiave che salda i “blocchi” della ripresa.

Su questo aspetto, dall’inizio della pandemia, abbiamo lavorato molto duramente per cercare innanzitutto di monitorare il fenomeno, registrando le restrizioni, facendo previsioni dell’andamento dei flussi globali per stimare gli impatti economici ma soprattutto registrando tutte le misure messe in atto dai vari Paesi per contrastare gli effetti devastanti del blocco dell’attività sul settore turistico. Questi importanti elementi di scenario hanno consentito a noi e ai nostri Stati Membri di poter condividere quanta più conoscenza possibile, con l’auspicio che questo possa averli aiutati a disegnare le misure più adatte al singolo Paese e magari fornire ispirazione per processi futuri.

Il segretario generale dello UNWTO, Zurab Pololikashvili, crede fermamente che il turismo sia il settore più resiliente e positivo che esista e per questo, seppur duramente colpito, ha tutte le potenzialità per essere la chiave che riaccende il motore dell’economia mondiale. E non solo per i Paesi europei, ma anche per quelli in via di sviluppo e soprattutto per quelli più duramente colpiti, come l’America del Sud e altri Paesi dell’Asia, della Russia e dell’America del Nord.

Il turismo è in grado di potenziare in maniera trasversale i territori, agendo su una catena del valore ampia e toccando comparti vitali per la nostra vita sociale, culturale ed economica, con effetti importanti e moltiplicatori su occupazione e reddito, nel lungo periodo ma anche nel breve-medio.

È chiaro che per affrontare la ripresa da questa crisi è necessaria una collaborazione pubblico-privato molto ampia e profonda, anche qui con una fiducia di base che deve andare oltre le critiche e la normale dialettica politica. È necessario unire le forze, anche con tutti i media, affinché, come dicono gli inglesi, si possa “set the record straight” e puntare in maniera congiunta, coordinata, seria, su messaggi chiari, su strutture di prodotto solide e informate, su misure di supporto e di investimento che sappiano fungere da leve di ripresa nei prossimi anni e – perché no – di serio e duraturo benessere futuro.

In questo contesto, dopo aver animato un Comitato di crisi globale nei mesi scorsi (assieme ad agenzie Onu “sorelle”, il settore privato globale e i nostri Stati membri), siamo passati all’azione e dal 1° luglio – data ideale di ripartenza del turismo internazionale con l’apertura (pur se parziale) dei confini esterni di Shenghen – abbiamo inaugurando la nostra campagna di #RestartTourism e lo abbiamo fatto proprio dall’Italia, atterrando a Roma e visitando anche Milano e Venezia, parlando con tutti gli stakeholders ai più alti livelli (compreso il presidente del Consiglio Giuseppe Conte) per ribadire la centralità del settore del turismo per la ripresa economica e per la nostra vita.

Lo UNWTO crede fermamente però che le condizioni per la ripresa debbano essere basate su tre direttive fondamentali: la sostenibilità intesa in maniera ampia ma concreta, l’innovazione – traversale in ogni suo aspetto e applicata in ogni ambito della vita economica e sociale, l’uso consapevole dei dati, vero strumento di analisi e di definizione di percorsi di policy e di strutturazione di un’offerta turistica che ora deve guardare al futuro con fiducia e positività. I vettori trasversali indicati dovranno avere un impatto anche sulle destinazioni culturali che quindi andranno ripensate in un’ottica di offerta più integrata, al fine di valorizzare i territori nel loro complesso. Il branding culturale che ormai ha provato di essere non più elemento sufficiente per la motivazione al viaggio, deve essere sostenuto da strumenti, specie digitali, che ne consentano una fruibilità ampia e diffusa. L’arte e la cultura hanno dimostrato di essere un grande antidoto ai pesanti impatti psicologici dell’isolamento, e questa attenzione ora va assolutamente capitalizzata, facendo il salto di qualità che il mondo si aspetta dall’Italia.

 

Crediti immagine: Giovanni Antonio Canal detto Il Canaletto, Piazza San Marco (olio su tela, fine anni 1720-30). Crediti: public domain, https://www.metmuseum.org/it/art/collection

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