26 giugno 2019

Tweet che veicolano odio

Vox. Osservatorio sui diritti ha pubblicato la quarta edizione della Mappa dell’intolleranza, che misura le manifestazioni di odio e aggressività on-line verso sei categorie di persone: donne, omosessuali, migranti, diversamente abili, ebrei e musulmani. In collaborazione con il dipartimento di Diritto pubblico italiano e sovranazionale dell’Università Statale di Milano (che in una prima fase ha identificato i diritti fondamentali per il tessuto connettivo sociale di cui tener conto), il dipartimento di Psicologia dinamica e clinica della Facoltà di medicina e psicologia della Sapienza di Roma (che in una seconda fase ha elaborato una serie di parole “sensibili”, correlate con le emozioni che si intendevano misurare), il dipartimento di Informatica dell’Università di Bari (che in una terza fase ha realizzato, attraverso un software, la mappatura dei tweet) e il dipartimento di Sociologia dell’Università Cattolica di Milano (che nell’ultima fase ha analizzato i risultati da un punto di vista sociologico), sono stati presi in considerazione complessivamente 215.377 tweet pubblicati tra il marzo e il maggio 2019, di cui oltre i due terzi (151.783) sono risultati veicoli di odio.

Rispetto allo scorso anno, si può dire che l’unico miglioramento abbia riguardato gli omosessuali, categoria verso cui i discorsi di odio sono diminuiti (-4,2%): i tweet negativi nei loro confronti rappresentano il 5% di tutti quelli analizzati, la percentuale più bassa. Le donne rimangono sostanzialmente stabili (+1,7%), e i tweet di odio nei loro confronti rappresentano il 27% del totale. Entrambe queste categorie sono tornate al centro delle attenzioni degli odiatori in occasione di situazione particolari, come avvenuto ad aprile durante il discusso Congresso mondiale delle famiglie a Verona, che ha fatto registrare alcuni picchi.

Crescono gli odiatori della disabilità (+3,4%), che richiama l’11% dei contenuti di odio; anche in questo caso, è quando l’attenzione viene accentrata sulla categoria – in concomitanza per esempio con campagne di sensibilizzazione – che crescono le aggressioni verbali e il disprezzo.

Anche l’antisemitismo, come rilevato da diverse indagini svolte non solo sul territorio nazionale, è in preoccupante crescita (+6,4%), per una percentuale complessiva di 10,01% di aggressioni sul totale; a Roma si concentra il maggior numero di tweet negativi nei confronti degli ebrei.

Ma il dato più drammatico è quello che riguarda immigrati e musulmani: rispettivamente queste categorie hanno totalizzato una percentuale del 32,74 e del 14,84% dei tweet d’odio. Più nello specifico, degli immigrati si è parlato molto di più dello scorso anno (+18,70% di tweet a loro dedicati) e se ne è parlato con più disprezzo (+15,1 di tweet che veicolano odio), mentre dei musulmani si è parlato sostanzialmente in misura costante (-0,08%), ma con maggiore rancore (+6,9%). Un cambiamento – altrettanto o forse più preoccupante – rilevato nel report concerne lo spirito con cui tale odio viene manifestato: mentre infatti in passato l’odiatore si celava dietro l’anonimato, oggi si esibisce, sentendosi legittimato; per i ricercatori, che hanno scelto di svolgere le rilevazioni proprio durante la campagna elettorale per le europee, in una fase quindi particolarmente “calda” del dibattito pubblico, innegabile è il rapporto tra discorsi d’odio e linguaggio della politica, che al tema specifico dell’immigrazione ha dato uno spazio esorbitante. Non si può infine non notare che, nonostante una percezione molto poco oggettiva della dimensione del fenomeno migratorio nel nostro Paese, coloro che richiamano tanto odio costituiscono in Italia una percentuale in netta minoranza, a tal punto da assumere chiari i connotati del capro espiatorio.

 

Crediti immagine: KelseyJ / Shutterstock.com

0