3 maggio 2020

Germania, anche gli umanisti coinvolti nella gestione della fine dell’emergenza

 

Gli accademici di impronta umanistica sono stati coinvolti in prima persona nella lotta al nuovo Coronavirus, almeno in Germania. Molto più di quanto non sia stato fatto nel Regno Unito, in Francia o negli Stati Uniti, il paese ha richiesto il parere di filosofi, storici della scienza, teologi e giuristi per gestire la delicata azione di bilanciamento etico tra riapertura e salvaguardia della salute pubblica.

Quando il governo federale tedesco ha annunciato un leggero allentamento delle restrizioni lo scorso 15 aprile, consentendo ai piccoli negozi di riaprire e ad alcuni bambini di tornare a scuola nel mese di maggio, aveva atteso a lungo e con impazienza il rapporto scritto da un gruppo di 26 esperti costituto solo in minima parte da biologi, virologi e medici specialisti. Questo gruppo di lavoro proveniente dalla Leopoldina, l’Accademia nazionale delle scienze nata nel 1652, includeva invece storici dell’industrializzazione e del periodo paleocristiano, uno specialista in filosofia della legge e diversi esperti di pedagogia.

Tale penuria di virologi ha provocato le critiche di Markus Söder, presidente della Baviera, che aveva guidato la richiesta di un rigido lockdown in Germania (nonostante nella prima fase dell’epidemia la Leopoldina avesse rilasciato un rapporto elaborato da specialisti del settore medico). Tuttavia, “questa è una crisi complessa, sistemica” e, quindi, deve essere analizzata da ogni angolazione possibile, chiarisce Jürgen Renn, direttore dell’Istituto Max Planck per la storia della scienza, nonché autore, tra gli altri, del rapporto in oggetto. Questi ha spiegato come, lavorando insieme a un ritmo “incredibilmente veloce” tramite Zoom, i pedagogisti presenti nel gruppo abbiano sottolineato il rischio che la chiusura delle scuole avrebbe comportato di lasciare indietro i bambini provenienti da famiglie meno abbienti rispetto ai loro compagni più fortunati; i giuristi si siano chiesti se le restrizioni dei diritti fondamentali fossero legittime; gli esperti di etica e i filosofi abbiano insistito sul fatto che il contenimento del contagio sarebbe dipeso dalla disponibilità dei cittadini a rispettare le norme morali piuttosto che da qualunque azione coercitiva da parte dello Stato. Il Professor Renn ha poi spiegato le questioni sollevate in vista della ricostruzione green dopo l’epidemia. L’urbanizzazione e la deforestazione hanno soffocato tanto la natura quanto la specie umana, rendendo sempre più probabile la trasmissione di malattie dagli animali alle persone. “Non è l’unico virus in circolazione”, ha affermato.

Il Comitato etico tedesco, le cui radici affondano nel dibattito sulle cellule staminali dei primi anni duemila e che si compone di teologi, giuristi, filosofi e altri studiosi di etica, ha contribuito al dibattito alla fine del mese di marzo con un rapporto che attribuiva ai politici eletti la responsabilità delle “difficili decisioni” riguardo al peso del lockdown sulla salute pubblica e ai suoi effetti collaterali. “Abbiamo una linea diretta con i ministri e con coloro che prendono le decisioni in parlamento”, ha affermato Joachim Vetter, direttore del comitato. “Nella prima fase ci si può basare sul parere dei virologi; man mano che si va avanti, però, c’è bisogno di giuristi, economisti, esperti di scienze sociali”, dal momento che l’impatto del lockdown interessa l’intera società, spiega Vetter. Altri paesi europei sono ricorsi a comitati bioetici, alcuni dei quali hanno espresso il loro parere sul Coronavirus, ma il Dottor Vettel ha spiegato come la Germania abbia alle spalle una lunga tradizione di dibattiti etici. Dopo il rilascio del rapporto, il presidente del comitato è apparso in un programma di informazione in prima serata. “Sei davvero tra le notizie principali”, ha dichiarato il Dottor Vettel.

Anche il governo della Renania Settentrionale-Vestfalia, lo stato più popoloso della Germania, è ricorso alla consulenza di un gruppo eclettico di esperti. Otfried Höffe, autorità mondiale su Immanuel Kant, si è seduto con direttori delle telecomunicazioni, rappresentanti delle imprese ed esperti legali per abbozzare una strategia di uscita dal lockdown. Il suo ruolo durante le sedute era quello di porre “domande difficili” che altrimenti sarebbero state tralasciate; in questo, ha affermato il Professor Höffe, “l’esperienza piuttosto buona maturata in 2.500 anni dalla tradizione filosofica” è stata una risorsa. Per esempio, vi è il “pericolo” che l’esecutivo possa cercare di accrescere i propri poteri durante la pandemia, spiega.

Se la Francia ha una lunga tradizione di “intellettuali pubblici”, spiega il Professor Höffe, in Germania i filosofi accademici hanno avuto storicamente un ruolo più forte nel dibattito politico. Il coinvolgimento degli umanisti nella risposta al Coronavirus da parte della Germania si configura come un’eccezione piuttosto che una regola. In Francia, il comitato scientifico di undici membri riunito dal Presidente Emmanuel Macron alla fine di marzo è composto quasi esclusivamente da esperti di malattie infettive, epidemiologi, analisti e medici; vi hanno preso parte solo un sociologo e un antropologo.

Il governo inglese, d’altro canto, ha tenuto segreta l’identità degli esperti coinvolti nella maggior parte dei comitati consultivi (il Dipartimento per la sanità e l’assistenza sociale non ha risposto alla richiesta di informazioni da parte di “Times Higher Education”). Secondo il think tank Institute for Government, durante la pandemia, il Gruppo di consulenza scientifica per le emergenze (Sage) ha coinvolto “epidemiologi, virologi, medici, scienziati del comportamento, scienziati e ingegneri sistemici”, sebbene un sottocomitato che studia il comportamento delle persone possa coinvolgere anche gli storici.

 
La versione originale in inglese dell’articolo, “German humanities scholars enlisted to end coronavirus lockdown”, apparso in “Times Higher Education” in 22 aprile 2020 è disponibile qui

 

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Immagine: Conferenza stampa. Relatore pubblico che parla con la telecamera. Crediti: Salivanchuk Semen / Shutterstock.com

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