1 maggio 2020

Un 1° maggio per il lavoro e per la sicurezza sul lavoro

Il 1° maggio sarà celebrato quest’anno, a causa dell’emergenza sanitaria, in maniera diversa dal solito, senza quegli aspetti simbolici a cui siamo abituati. Sarà in qualche modo solitario, intimo, dedicato alla memoria e alla riflessione, anche se non mancheranno momenti da condividere a distanza. Non sarà però un 1° maggio minore perché alcuni valori non hanno bisogno per vivere di manifestazioni esteriori; i riti sono utili a costruire l’immaginario collettivo, ma se vengono sospesi, i valori che sono radicati nella coscienza comune permangono, in attesa carsica di manifestarsi di nuovo, in pratiche sociali, in corpi, in colori, in suoni.

Non sarà una giornata priva di significato, anche senza cortei, bandiere e canzoni, proprio perché con urgenza la questione del lavoro sta assumendo in questo momento una centralità assoluta nella vita nazionale. In primo luogo sarà un’occasione per riflettere tutti insieme sulla questione della sicurezza, di fronte alla drammatica situazione in cui hanno operato e operano tuttora i lavoratori della sanità. Sono caduti sul fronte dell’epidemia più di centocinquanta medici e, insieme a loro, infermieri, operatori sociosanitari, farmacisti; il terribile elenco di queste perdite nel settore sanitario già comprende più di duecento persone e non si riesce, a tutt’oggi, a mettere la parola fine. A fronte di questa situazione, che fa ipotizzare una fragilità complessiva del sistema, e secondo alcune voci critiche, addirittura l’implosione di un modello di società, rimane molto alta in tutti la preoccupazione per la salvaguardia della salute nei luoghi di lavoro accerchiati dall’epidemia. La tutela di milioni di lavoratori che sono già attivi oppure torneranno presto nei luoghi di produzione sarà al centro dell’interesse dei sindacati e di noi tutti.

In un Paese dove le morti sul lavoro sono ricorrenti anche nei periodi ‘normali’, l’emergenza sanitaria, carica di lutti, può essere però anche l’occasione per ripensare le priorità dentro i processi produttivi, valorizzando la sicurezza e la salute, provando a ricostruire una diversa ‘normalità’. Rimane poi sullo sfondo la preoccupazione per la recessione e per le conseguenze che avrà sull’occupazione soprattutto nei settori che sono già da oggi in caduta verticale. I dati non sono incoraggianti, in Italia e globalmente, ed è difficile fare previsioni perché non è ancora chiaro quanto durerà l’emergenza sanitaria e quali saranno gli sviluppi dei diversi settori. La massima attenzione delle istituzioni, dei sindacati e dei cittadini sarà per i tanti che perderanno il posto di lavoro, molti dei quali si troveranno anche nella condizione di doversi reinventare professionalmente.  Nulla sarà più come prima; e forse anche in questo caso saremo noi tutti a non voler più vivere come prima, e a voler mettere in primo piano i diritti, la salute, l’ambiente e la qualità della vita.

La centralità del lavoro non va scoperta, è quella sancita nella nostra Costituzione; il difficile è praticarla e renderla attenzione quotidiana. Se allora, in questo primo maggio, riusciamo ad essere, anche se fisicamente distanti, realmente vicini e solidali in primo luogo ai lavoratori della sanità, non sarà una giornata sciupata dall’emergenza. Non abbiamo bisogno di retorica sull’eroismo, ma di parole e di pensieri forti che sappiano indicare dove abbiamo mancato verso i lavoratori più esposti. La comunità si deve interrogare su questo e non entrare mai, rispetto a questi giorni difficili, nella fase dell’oblio; se è «sventurata la terra che ha bisogno di eroi», diventa ancor più colpevole se dopo aver costretto persone ‘normali’, lavoratori, ad esserlo, e a morire a causa del loro lavoro, poi li dimentica e disperde il loro sacrificio. 

 

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Immagine: Effetto Coronavirus, commerciante che svolge la sua attività indossando la mascherina per evitare il contagio. Crediti: Minerva Studio / Shutterstock.com

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