9 maggio 2021

Il vecchio e il nuovo nelle biblioteche italiane

Il 23 aprile scorso, giornata mondiale del libro, l’Istat ha diffuso i risultati di un’indagine sulle biblioteche italiane, che conferma criticità già note, ma fornisce anche informazioni nuove su ciò che sta cambiando, nel bene e nel male.

I dati raccolti riguardano il 2019 e provengono da 7.425 biblioteche aperte al pubblico, di diversa appartenenza amministrativa, escluse quelle scolastiche e universitarie. Il questionario era stato inviato a oltre 9.000 istituti presenti nell’Anagrafe delle biblioteche italiane, e possiamo dedurne che le biblioteche rispondenti sono quelle effettivamente funzionanti. Un primo elemento che emerge è la loro diseguale distribuzione sul territorio nazionale: più della metà delle biblioteche è al Nord (58,3%), il 17,5% al Centro, il 13,5% al Sud e il 10,7% nelle Isole. Rapportando questi dati alla popolazione residente, abbiamo una biblioteca ogni 6.384 abitanti al Nord e una ogni 11.231 abitanti nel Mezzogiorno. I posti di lettura messi a disposizione sono 16 per mille abitanti in Valle d’Aosta, 13 in Friuli Venezia Giulia, e solo 2 in Calabria, Campania o Puglia, e anche la dotazione documentaria va di pari passo, oscillando dai 10 volumi pro capite della Valle d’Aosta e i 2 di cui può disporre ciascun cittadino residente in Calabria, Campania, Marche, Molise, Puglia e Sicilia.

Se questa è l’offerta, non deve sorprendere, quindi, un’attrattività molto diversa, evidenziata dai dati sull’uso: gli accessi totali sono stati quasi 50 milioni e l’indice di impatto, e cioè la quota degli iscritti sulla popolazione di riferimento, è mediamente del 15,2% a livello nazionale, ma raggiunge valori molto alti soprattutto nelle Province di Trento e Bolzano (rispettivamente 35,7% e 24,5%), in Valle d’Aosta (28,2%), Toscana (25,1%), Emilia-Romagna (21,6%) e Friuli-Venezia Giulia (20,5%). Viceversa, l’impatto delle biblioteche è decisamente minore nelle regioni meridionali: Campania (4,6%), Calabria (6%), Sicilia (6,2%), Molise (6,9%) e Puglia (8,7%) mostrano infatti valori molto al di sotto della media nazionale. Di conseguenza, il numero di visite annuali per singolo utente potenziale nella biblioteca, che ha un indice nazionale di quasi una visita per cittadino (0,98), solo in poche regioni supera i due ingressi per utente potenziale: questo valore viene superato soltanto in Valle d’Aosta (2,39), Emilia-Romagna (2,24) e Provincia di Trento (2,09).

Fin qui le conferme di difficoltà e ritardi storici. L’indagine fornisce per la prima volta dati analitici confrontabili anche sull’uso effettivo delle strutture.

Sappiamo che il 60% dei frequentatori abituali delle biblioteche vi si reca per prendere in prestito libri. Le biblioteche che l’Istat ha raggiunto con questa indagine posseggono quasi 270 milioni di volumi e nel 2019 hanno effettuato 35 milioni di prestiti, mediamente 6.300 per biblioteca, quasi cinque prestiti per ciascun utente attivo. L’indice dei prestiti per abitante è mediamente di 0,96, con valori molto superiori alla media in Alto Adige (4,48), Valle d’Aosta (3,37) e Trentino (2,96), con valori piuttosto elevati anche in Lombardia (1,98), Emilia-Romagna (1,40), Veneto (1,26) e Friuli-Venezia Giulia (1,21), mentre il dato è molto basso in Campania (0,02), Sicilia (0,05), Puglia (0,05), Basilicata (0,09), Abruzzo (0,09) e Molise (0,09). Chi non conosce le situazioni locali potrebbe stupirsi per il dato della Sardegna (0,76), vicino alla media nazionale e al dato di regioni come Toscana e Piemonte: se consideriamo i fattori che maggiormente influenzano la lettura (scolarità, reddito ecc.) l’abisso che separa le biblioteche sarde da quelle della Sicilia e delle regioni meridionali sembra inspiegabile. Anche le statistiche sulla lettura e l’acquisto libri rilevate al di fuori delle biblioteche confermano questa “anomalia”, dovuta agli investimenti che per mezzo secolo la Regione Sardegna ha sistematicamente destinato ai servizi bibliotecari, costruendo sedi, sostenendo l’aggiornamento delle raccolte, favorendo la formazione del personale.

Ma le biblioteche non si limitano al prestito: numerose strutture organizzano laboratori e gruppi di lettura (54,3%), animazione per bambini (49,4%), corsi di formazione (37,2%), mostre ed esposizioni temporanee (35,1%), proiezioni di film (24,1%), spettacoli teatrali e musicali dal vivo (23,9%), spesso in partenariato con altri enti o associazioni locali.

Veniamo alle note più dolenti. In molti casi si tratta di strutture piuttosto gracili, che fanno fatica ad offrire un servizio qualificato. La principale causa di questa difficoltà è riconducibile alla situazione del personale: gli addetti sono 18.000, in media 3 per ogni struttura censita, ma solo il 59,4% ha la qualifica di bibliotecario; in generale 4 addetti su 10 lavorano part time e nel 39,7% delle biblioteche, in gran parte comunali, opera unicamente personale volontario e non retribuito.

Anche la reazione all’emergenza Covid nel 2020 è stata a macchia di leopardo: molte attività sono state convertite on-line, ma quasi un terzo delle strutture ha sospeso ogni servizio. Ancora una volta, chi viveva una situazione di precarietà ha visto acuirsi i problemi, mentre le realtà più robuste anche in senso tecnico e infrastrutturale hanno risposto meglio: altre fonti, relative al prestito digitale di e-book, ad esempio, ci dicono che questo servizio nel 2020 è cresciuto del 104% rispetto all’anno precedente.

 

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Immagine: La Biblioteca Estense universitaria, Palazzo dei Musei, Modena (25 luglio 2019). Crediti: D-VISIONS / Shutterstock.com

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