1 febbraio 2021

Viaggi e miraggi: sport e turismo nel post-Covid

L’Emilia-Romagna sogna una tappa del Tour de France, per Milano Cortina 2026 gli organizzatori hanno come modello Expo 2015. Il turismo post-Covid guarda ai grandi eventi sportivi come leva per la ripresa in attesa che tifosi e appassionati possano tornare sugli spalti. Negli ultimi mesi, ad esempio, l’Emilia-Romagna ha fatto scuola. Nella seconda parte del 2020, infatti, sono stati ben 39 gli eventi di 14 discipline diverse che si sono svolti in tutto il territorio regionale e per il 2021 si annunciano 40 eventi di oltre 20 discipline, nazionali e internazionali. Da tempo l’Emilia-Romagna lavora per diventare la ‘Sport valley’ d’Italia. Già nel 2019 vi hanno fatto tappa alcuni eventi di richiamo come la partenza del Giro d’Italia, il Campionato europeo di calcio under 21, le final four del Campionato primavera di calcio e il Campionato italiano di ciclismo. L’anno scorso, nonostante la pandemia, non sono mancati eventi di rilievo che hanno aperto la strada al calendario del 2021 tra conferme e novità. Ad esempio, i due week-end della MotoGP a Misano Adriatico nel 2020, secondo quanto riferito dalla Regione, hanno prodotto un impatto turistico ridotto, a causa del contingentamento dei posti per gli spettatori (massimo 9.700 per giornata), ma comunque importante. Infatti, nelle sei giornate di apertura al pubblico tra l’11-13 e il 18-20 settembre sono stati registrati 42.219 spettatori. L’impatto economico è stato stimato in 13,5 milioni di euro. Per i prossimi anni, quando si spera che la pandemia sarà alle spalle, la Regione punta a superare i numeri del 2019: oltre 158.000 persone per l’intero week-end (96.212 la domenica) e un impatto da oltre 60 milioni di euro.

Le tre tappe emiliano-romagnole del Giro d’Italia 2019 hanno prodotto complessivamente nove giornate di sosta con un movimento turistico diretto, ovvero circa 2.000 persone fra team, logistica e media della cosiddetta “carovana del Giro”, di oltre 16.000 presenze nelle strutture ricettive ed un impatto economico diretto di oltre 1,5 milioni di euro. Più contenuto l’impatto nel 2020, tra i 700.000 e gli 800.000 euro, con le tappe di Rimini, Cesenatico e Cervia e tre giornate di sosta. Quest’anno le tappe potrebbero essere quattro, una con partenza da Ravenna per celebrare i 700 anni dalla morte di Dante. Nel 2021 torna anche il Gran premio di Formula 1 a Imola, nel week-end del 16-18 aprile, con un progetto di marketing territoriale ad hoc. Lo scorso 29 gennaio il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, e il presidente dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, hanno firmato un’intesa per la realizzazione di una campagna di comunicazione denominata “Gran Premio del Made in Italy e dell’Emilia-Romagna” diretta al comparto automotive e ai settori collegati in 26 Paesi prioritari, che si svolgerà in occasione del GP Formula 1 di Imola.

Partner dell’iniziativa saranno, oltre al ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale e la Regione Emilia-Romagna, anche l’Ice-Agenzia e l’Agenzia di promozione regionale (APT Servizi Emilia-Romagna). Dopo il lancio al GP F1 di aprile, l’iniziativa sarà ripetuta in occasione degli altri appuntamenti della stagione motoristica della regione Emilia-Romagna: MotoGP, Mondiale Superbike di Misano Adriatico e Motor Valley Fest. Il settore dell’automotive, trainante per il comparto della tecnologia, dell’innovazione e della manifattura italiana, ha registrato nel 2019 un fatturato di quasi 50 miliardi di euro e un export di oltre 21 miliardi. Solo in Emilia-Romagna, con la Motor Valley e i suoi marchi iconici (Ferrari, Ducati e Maserati) conta oltre 16.000 imprese con più di 66.000 addetti.

Per Bonaccini lo sport «è il linguaggio universale più straordinario per promuovere un territorio: in ogni famiglia c’è un atleta o un tifoso. Noi scommettiamo su questo». L’esempio arriva dalla Supercoppa di calcio tra Juventus e Napoli, disputata lo scorso 20 gennaio a Reggio Emilia, che ha registrato «otto milioni di telespettatori e 150 paesi collegati, con video sulle bellezze dell’Emilia-Romagna che è stato visto in tutto il mondo». «Sul turismo sportivo ‒ spiega ancora Bonaccini ‒ abbiamo puntato tanto in questi anni ed è insieme a quello culturale quello che cresce di più nel mondo. Anche con gli impianti chiusi permette di presentare un intero territorio. Non è un caso che Davide Cassani sia alla guida di APT, Alberto Tomba testimonial dell’Appennino e nei prossimi mesi cercheremo la disponibilità di altri campioni» che diventeranno ambasciatori dell’Emilia-Romagna. La Regione non si accontenta e punta ancora più in alto: ospitare una tappa del Tour de France. Da tempo Emilia-Romagna e Toscana lavorano per far sì che la Grande Boucle approdi per la prima volta in Italia. C’è stato un incontro a luglio con il direttore del Tour de France, Christian Prudhomme, e pochi giorni fa i due presidenti di Regione, Bonaccini e il collega Eugenio Giani, e i due sindaci, Virginio Merola e Dario Nardella, si sono incontrati per mettere a punto ulteriori dettagli. «Lavoreremo ‒ spiega Bonaccini ‒ perché nel 2024 quello che è un sogno possa diventare realtà. Si potrebbe parlare anche di partenza». Con la Toscana si ragiona anche della doppia candidatura alle Olimpiadi 2032 ed è per questo che nei giorni scorsi è stato annunciato che l’attuale protocollo di collaborazione che lega le Città Metropolitane di Bologna e Firenze, in scadenza, venga superato da una nuova intesa a quattro, più ampia, che veda insieme le due aree metropolitane e le due Regioni.

Chi fa concorrenza all’Emilia-Romagna è Torino, che quest’anno ospita diversi eventi internazionali. Proprio nel capoluogo piemontese è stato riscritto il binomio sport-turismo con i Giochi Olimpici invernali del 2006. Secondo uno studio della Regione Piemonte, nel 2005, anno preolimpico, Torino e l’area metropolitana hanno registrato una percentuale di crescita di arrivi maggiore del 36,56% rispetto ad altre città sedi olimpiche. Inoltre, dal 2004 sono nate 16 strutture alberghiere in più per un totale di un’offerta nel periodo olimpico di 17.000 posti letto per un milione di presenze. Se nel 2005 si è arrivati in città e nell’area metropolitana a 3,5 milioni di visitatori, nel periodo post-olimpico, il turismo si è mantenuto su buoni livelli: nel periodo natalizio 2006 si sono registrate 66.000 presenze. Vent’anni dopo le Olimpiadi torinesi i Giochi invernali torneranno in Italia. Nel 2026 toccherà a Milano Cortina, «un’occasione unica così come l’Expo Milano 2015, che è stato un punto di svolta per l’economia milanese e lombarda», come ha spiegato Andrea Monti, communications director di Milano Cortina 2026, intervenendo alcune settimane fa ai lavori della Commissione Territorio e infrastrutture della Regione Lombardia. Secondo Monti, «un accordo con il territorio e le associazioni prevede un valore aggiunto di un miliardo e 200 milioni di euro, prodotti in forma di revenues, e gli occupati sono previsti intorno ai 20mila». C’è, però, un turismo sportivo che non ha la portata economica delle Olimpiadi, ma che per alcuni territori è diventato strategico. È quello legato ai ritiri precampionato delle squadre di calcio, soprattutto di Serie A, e bruscamente interrotto dalla pandemia.

Resta, invece, per ora al palo quello dei turisti per calcio che con la chiusura degli stadi seguono le partite dal salotto di casa. Il Trentino Alto-Adige è la regione regina dei ritiri che, però, quest’anno ha dovuto fare i conti con la pandemia. Infatti, la conclusione del campionato ad agosto ha ridotto il tempo a disposizione per la preparazione di quello nuovo e molte società hanno optato per ritiri più brevi e vicini, rinunciando così a mete storiche. Trentino Marketing, l’agenzia che si occupa dello sviluppo del turismo, fa sapere che i luoghi scelti dalle società di calcio per il ritiro hanno registrato da giugno a settembre «una contrazione di arrivi e presenze, ma nel solo mese di agosto ad esempio gli arrivi degli italiani sono perfino cresciuti», anche se «non è però possibile estrapolare un dato legato ai ritiri cancellati». In questo puzzle va considerato anche il ruolo degli sponsor. Secondo la ventesima indagine predittiva “Il Futuro della Sponsorizzazione” realizzata da StageUp con la collaborazione di ChainOn, in Italia, nel 2020, sono stati investiti in sponsorizzazioni sportive, culturali e sociali 889 milioni di euro: un calo del 36% rispetto al 2019. In 12 mesi sono stati bruciati 500 milioni di euro. Lo sport, considerato comparto leader del settore, ha retto meglio alla crisi rispetto alla cultura e allo spettacolo, “grazie soprattutto alla tenuta degli accordi pluriennali negli eventi di vertice con valenze internazionali, Serie A di calcio su tutti”. Tra le cause che hanno pesato sul calo delle sponsorizzazioni la sospensione o annullamento di molti eventi, specie nel settore cultura e spettacolo, sono stati sospesi o addirittura annullati; spesso le attività si sono svolte on-line, ma i prezzi delle sponsorizzazioni hanno subito una forte riduzione in ragione di fattori come l’abbassamento dell’audience e l’azzeramento dell’ospitalità. Nel 2021, se la situazione sanitaria migliorerà, l’indagine prevede un rimbalzo del +9,8% (a quota 976 milioni), trainato da cultura e sociale e dall’indotto dei grandi eventi sportivi posticipati al 2021, come le Olimpiadi di Tokyo e gli Europei di calcio). Il recupero ai livelli del 2019 è previsto solo nel 2024.

 

Immagine: Il Giro d’Italia attraversa il centro di Parma (22 maggio 2019). Crediti: lara martone / Shutterstock.com

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