12 maggio 2020

Viaggio nelle periferie di Internet. Cosa accade nei forum dove ci si estremizza

 

Negli ultimi anni una nuova forma di radicalizzazione ha interessato il dibattito pubblico, quella on-line. A causa di diversi fatti di cronaca il mondo ha dovuto fare i conti con le nuove modalità di estremismo che un mezzo dalle infinite potenzialità come il web ha saputo creare. La radicalizzazione è un processo psicologico che determina nell’individuo un progressivo coinvolgimento in un sistema di credenze estreme, di cui il terrorismo, di matrice religiosa, ideologica o politica, è solo una delle possibili evoluzioni. Gli attacchi terroristici e gli estremismi che negli ultimi anni hanno sconvolto il mondo hanno ideologie e scopi alla base diversi tra loro. C’è tuttavia un filo rosso che li unisce e li accomuna, i luoghi virtuali dove vengono diffusi: i forum

 

L’era delle boards

In principio, ancor prima della diffusione di quello che ad oggi viene considerato il web, c’erano i forum. Bacheche elettroniche basate sui sistemi di videoconferenza che all’epoca davano la possibilità di conversare su potenzialmente ogni tema. Sin dagli anni ’70 infatti vennero a crearsi questi luoghi in cui si sviluppò una delle prime rivoluzioni del web. Si arrivò infatti alla fase 2.0 in cui si diede finalmente la possibilità di modificare i contenuti e interagire. Da quel momento questi luoghi iniziarono a differenziarsi per permettere al pubblico di riferimento di trovare al meglio i contenuti che stavano cercando. Si diffusero le boards, dei veri e propri canali nei quali si poteva caricare qualsiasi tipo di contenuto. Questi forum diversificarono, oltre che i contenuti, anche le modalità di registrazione. Se su alcuni, infatti, per postare un thread è necessario registrarsi e fare un login, condividendo alcune informazioni personali, su altri agli utenti viene data la possibilità di postare contenuti senza dover fare alcun tipo di login, garantendo l’anonimato. Questo è il caso di alcuni imageboard come 4chan, famoso forum creato nel 2003 da Christopher Poole, all’epoca 15enne, sulla falsa riga delle imageboard nipponiche.

 

4chan

Nei primi anni di vita del sito le boards disponibili erano poche, prevalentemente dedite alla discussione e condivisione di manga, anime, hentai e delle loro varie subculture. Con il passare degli anni il sito ha accresciuto il numero di canali disponibili, sui quali vengono ancora oggi discusse tematiche di ogni genere grazie ai threads, post dove agli utenti è permesso discutere tra di loro. Degno di nota è /b/, canale riservato ai contenuti random, che nel corso degli anni ha dato vita a materiale poi ripostato sulle bacheche di Facebook e Instagram. Un vero e proprio laboratorio di meme.

I threads, su 4chan, sono soggetti a un sistema automatizzato di cancellazione, detto pruring, che mette in risalto l’ultimo thread creato o quello con la risposta più recente. Se un thread invece non ha più interazioni o se è il più vecchio della board, viene cancellato. Si stima che attualmente un thread su 4chan abbia una vita media di circa 20 minuti. 

4chan, al contrario di quello che si potrebbe pensare, è un forum dotato di moderatori. Attualmente non si sa quanti siano, ma nel 2011, in un’intervista su una piattaforma di video sharing giapponese, l’ex proprietario e creatore Poole affermò che il sito era dotato di 20 moderatori volontari e un team di janitors (bidelli), ovvero di moderatori junior. 

Attualmente sulla homepage del sito si trovano circa 70 boards tra cui figura anche /pol/. 

 

/pol/ 

/pol/, o Politically Incorrect è la board del sito che tratta notizie, argomenti politici e fatti di cronaca. Diventata tristemente nota proprio a causa di fatti di cronaca associati alla board, venne creata nel 2011 e in poco tempo riuscì ad acquisire grande popolarità sia all’interno del sito stesso, sia sulle piattaforme mainstream. I contenuti che vengono postati su questa board sono molteplici, si passa da meme con riferimenti politici a discorsi con chiare connotazioni razziste, misogine e islamofobe, passando anche attraverso thread totalmente nonsense. 

Su queste pagine la community ha la possibilità di parlare di qualsiasi cosa anche grazie alla caratteristica peculiare di questi forum: l’anonimato. 

Il tema dell’anonimato on-line è centrale nel dibattito pubblico. Sin dagli albori di Internet infatti, viste le incredibili potenzialità commerciali che questo strumento avrebbe potuto avere, si tentò di creare un progetto normativo volto alla regolamentazione del web. Dopo diversi anni di tentativi, le modalità preferite da aziende e governi per far fronte al problema dell’anonimato on-line si assestarono lungo due principali procedure, tutt’ora in uso. La prima prevede la decrittografia delle comunicazioni, la seconda è costituita dalla promozione di leggi e incentivi volti a rendere l’anonimato difficile o in alcuni casi impossibile. È questo il caso italiano del disegno di legge n. 895, presentato dai senatori di Forza Italia il 24 ottobre 2018, nel quale veniva proposto che i fornitori di un servizio on-line dovessero richiedere, al momento della registrazione di un utente, un documento di identità.

 

/a/non

“Mi sono avvicinato a 4chan e al mondo dei forum online nel 2008, quando ancora andavo alle medie, ed è stato abbastanza strano il primo impatto, tant’è che ho passato i primi mesi non capendo cosa stessi leggendo”. A parlare è un a/non italiano che con gli anni ha imparato a convivere con la community e con i contenuti proposti sul sito. 

“Internet è fortemente centralizzato: tu quindici anni fa avevi tantissimi piccoli siti, adesso ne hai 50 enormi a livello di frequenza. Ai tempi si avevano più possibilità e siti per informarsi su di un determinato argomento, adesso si accede a poche piattaforme e ci si informa tramite quelle”. Il procedimento con cui gli utenti hanno iniziato ad utilizzare Internet è cambiato e il monopolio che si è venuto a creare su Internet non aiuta di certo le persone che entrano in contatto con questi forum ad esserne un utente consapevole. “Se fino a qualche anno fa, anche solo venire a conoscenza dell’esistenza di questi forum era molto difficile e richiedeva impegno, adesso tu lo trovi su Instagram o Facebook o lo senti nominare su qualche articolo e lo vai subito a cercare”. Proprio il fatto che il sito possa esser raggiunto facilmente da chiunque lo rende molto pericoloso. I rischi maggiori si corrono quando utenti base di altre piattaforme o social network, incuriositi dalla schermata del sito, approdano nelle boards di 4chan, ignari dell’ambiente che stanno per incontrare. 

“Questi nuovi utenti hanno cambiato sia le modalità di interazione della board, sia i contenuti presenti sul sito. Ma ciò non perché sono arrivati i razzisti, piuttosto perché se arrivi da Facebook o altri social network non hai idea delle dinamiche che dominano il sito e sei facilmente manipolabile e in preda alla gente che tenta di fregarti”. 

La componente linguistica su questi tipi di forum regola buona parte delle dinamiche che vengono generate al loro interno. La capacità semantica, ovvero la capacità di intuire il significato di un thread, è vitale per comprendere sia gli argomenti che i fini di chi sta parlando. Ma oltre che l’importanza del linguaggio utilizzato è necessario tenere presente che questi forum sono impregnati di una cinica e confusa ironia che governa ogni azione. Qualsiasi cosa per la community ha senso solo nell’ottica di poterci memare sopra, tutto viene mosso dal divertimento. Non c’è morale su questi siti, c’è solo sarcasmo. 

Avere ben presente questi due postulati è di vitale importanza e ciò ovviamente si apprende solo dopo diversi mesi di frequentazione: “di solito si dice di non postare prima dei diciott’anni, si dice anche di non postare se sei nei primi 4 anni di lurking (sola lettura)”.

 

Dal web alle stragi

La chiave di lettura che vede in questi siti solo un covo di estremisti è una generalizzazione parziale delle interpretazioni che si possono dare al fenomeno. Tuttavia, è necessario considerare ciò che succede quando le idee espresse su queste piattaforme da virtuali diventano azioni concrete. Ne sono un esempio gli attentati terroristici di estrema destra avvenuti un anno fa in Nuova Zelanda e in Texas.

La strage di Christchurch, in Nuova Zelanda, del marzo del 2019, durante la quale il killer filmò l’attentato condividendo il live streaming in diretta su Facebook, ne è la prova. L’attentatore, Brenton Tarrant, aveva preannunciato la strage sul forum ‘8chan’, un forum creato nel 2013 da un fuoriuscito di 4chan. Dopo il suo arresto su /pol/ venne postata una sua lettera in cui spiegava le ragioni del gesto. Stando alle ricostruzioni degli inquirenti, si ritiene che l’attacco fosse stato premeditato due anni prima, grazie alla pubblicazione di un manifesto antimigranti scritto dallo stesso terrorista. Egli dichiarò in seguito di non aver preso parte a nessuna organizzazione ma di essersi confrontato con diversi gruppi nazionalisti e tra questi figuravano le community dei forum.

Un altro evento che, stando alle prove raccolte dalle autorità, affonda le sue radici in un’estremizzazione attraverso piattaforme on-line è l’attentato avvenuto il 3 agosto scorso in un centro commerciale di El Paso, Texas. L’artefice, Patrick Crusius, aveva pubblicato un manifesto da lui scritto su 8chan una ventina di minuti prima dell’attacco. Nel documento, intitolato “La verità scomoda”, espone lo scopo del suo attacco come risposta “all’invasione ispanica”:

“Hispanics will take control of the local and state government of my beloved Texas, changing policy to better suit their needs”

El Paso è stata per mesi il punto cardine di una grande ondata migratoria proveniente dal Centro America ed è a oggi una città a maggioranza ispanica a causa della sua prossimità con il Messico. Nello stesso documento Crusius dichiara di trarre ispirazione dalla strage di Christchurch e, in particolar modo, dal manifesto pubblicato da Tarrant, dove espone la sua teoria suprematista bianca della “Grande Sostituzione” ispirata a Renaud Camus. Quest’ultimo ritiene che le élite dirigenti mondialiste stiano lavorando per sostituire la popolazione europea con immigrati provenienti dal Medio Oriente provocando la scomparsa della “razza bianca” e l’imposizione della religione islamica.

 

Demografia dei forum

Quelli di Christchurch e di El Paso sono solo due esempi dei diversi atti terroristici ispirati e alimentati dal confronto su piattaforme on-line. Bisogna però considerare che la radicalizzazione non equivale in tutti i casi al terrorismo: molti individui che abbracciano ideali estremisti scelgono di non ricorrere alla violenza e, a sua volta, il terrorismo è il frutto di svariati percorsi differenti, non riconducibili esclusivamente al radicalismo. Stando ai dati diffusi dallo stesso sito in relazione alle opportunità commerciali del forum, gli utenti unici mensili sono circa 27.000.000, la maggioranza delle persone che li frequentano sono uomini con una buona istruzione, tra i 18 e i 34 anni. Gli utenti provengono per la maggior parte da paesi anglofoni, il 47% infatti ha gli indirizzi ip che rimandano agli Stati Uniti, l’8% dal Regno Unito e in percentuali minori utenti che si connettono da Canada, Australia, Germania e Francia. Gli interessi principali dell’utenza, sempre secondo questi dati, sono principalmente anime, manga e cultura giapponese in generale, passando poi per film e serie tv.

 

Gli approcci della psicologia

Date queste differenze demografiche dell’utenza è complicato tentare di dare una spiegazione psicologica riguardo alla frequentazione di tali siti. Tuttavia, molti psicologi e sociologi hanno tentato, nel corso degli anni, di definire le motivazioni che portano queste persone a cercare e trovare un senso di comunità su siti di tal genere. Il fenomeno dell’estremismo è oggi sempre più diffuso tra i giovani. Tra le cause bisogna considerare il cambiamento di prospettiva rispetto ai ragazzi del passato, espresso chiaramente dalla psicoanalista Paola Bolgiani: “Se una volta il passaggio all’età adulta era la possibilità di scoprire, ora questa barriera si è frantumata. Grazie alla rete tutto si può sapere, tutto si può vedere, e questo significa anche che non si può più credere a niente. Per alcuni, in questo quadro, non c’è che cercare di appellarsi a dei riferimenti autoritari e feroci, che danno l’illusione di proporre degli ideali certi”. Come afferma la psicologa Anita Salvi, coautrice di Scelte estreme in adolescenza: “non è internet in sé a causare la radicalizzazione” ma possiamo identificare alcune principali caratteristiche specifiche del web che possono favorire tale processo. In prima istanza vediamo il concetto della “bolla-filtro” descritta da Pariser: un meccanismo secondo il quale i motori di ricerca raccolgono le informazioni relative alle ricerche degli utenti al fine di direzionare e personalizzare la loro esperienza on-line rendendola coerente con i gusti espressi dalle loro ricerche.

Un altro meccanismo è “l’effetto disinibizione” ossia la maggiore disinvoltura delle persone nell’esporre sé stessi e il loro pensiero più di quanto non farebbero off-line. A tal proposito l’anonimato gioca un ruolo determinante, quando possibile, poiché consente al soggetto di “modificare la propria identità, riducendo la percezione della propria responsabilità, favorita anche dall’invisibilità del destinatario delle proprie azioni virtuali e dalla comunicazione asincrona” e creando in lui una “sensazione di uguaglianza e parità tra gli utenti, che minimizza la percezione dell’autorità altrui e sdogana comportamenti e comunicazioni inappropriate”. Ciò che può spingere un soggetto a proiettare il piano virtuale in azioni estreme è un meccanismo graduale che trova parzialmente risposta nel processo di integrazione nelle community on-line. Inizialmente l’individuo esprime un sincero interesse per il gruppo ricevendo così l’accesso a informazioni riservate; di volta in volta, per dimostrare la propria lealtà e appartenenza, dovrà soddisfare richieste di impegno sempre maggiore. “Man mano che assolve tali compiti, l’individuo modifica progressivamente anche l’immagine di sé, percependosi sempre più come membro attivo del gruppo e sviluppando un’identità sociale che lo induce a conformare le proprie condotte agli ideali e ai valori della comunità con cui si identifica”.

 

Diventare utenti consapevoli

Stabilire delle “soluzioni” al problema è tutt’altro che semplice. Il campo psicologico stesso segue correnti che esprimono approcci differenti. Nonostante non venga seguita una linea comune è importante la prevenzione nelle scuole. Come afferma la stessa Salvi: “si dovrebbe promuovere la cittadinanza attiva, i valori democratici, il pensiero critico, la diversità culturale, la messa in discussione degli stereotipi, della discriminazione e degli atteggiamenti estremistici, oltre alla capacità di utilizzare adeguatamente le nuove tecnologie, discriminando i contenuti proposti dai media. Inoltre, essa dovrebbe favorire lo sviluppo della resilienza per fronteggiare esperienze di marginalizzazione, della capacità di gestire i conflitti e di resistere alla pressione dei pari.”

 

Questo articolo si inserisce nel quadro della collaborazione avviata da Treccani con Scomodo, la redazione under 25 più grande d’Italia (www.leggiscomodo.org/)

 

* Luca Pagani, studente di Scienze umanistiche per la comunicazione presso l’Università degli studi di Milano 

** Ilaria Sabarino, studentessa di Scienze internazionali presso il Campus Einaudi di Torino 

 

Crediti immagine: Grafica di Maria Marzano

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