11 giugno 2012

E se il Segretario di Stato Bertone si dimettesse?

Le cronache vaticane di questi ultimi anni hanno stupito e turbato. La Santa Sede è stata esposta a sollecitazioni straordinarie, dovute alla crisi economica, ma anche a quella globale del sistema politico, che ha messo in discussione ogni equilibrio. La guerra è poi divenuta nell’ultimo decennio quasi una consuetudine, nelle vecchie e nuove (quelle d’impronta umanitaria) accezioni e due straordinarie potenze non solo economiche e non però cristiane, Cina e India, si sono imposte sulla scena. Né il mondo cattolico, dove la vitalità delle comunità, il moltiplicarsi di iniziative e il protagonismo dei movimenti non sempre apportano contributi graditi alla gerarchia e soprattutto aggreganti – e dove pure sono emersi i disobbedienti  –, è rimasto inerte e tranquillo.

Ma di fatto questa situazione caratterizzava già gli ultimi anni del pontificato di Giovanni Paolo II, che tutti ricordano come difficili e non però così traumatici. Il papa indebolito dalla malattia poteva contare sulla collaborazione di un Segretario di Stato di cui molti lettori non ricorderanno neppure il nome, e che era il cardinale Angelo Sodano; su un segretario personale, don “Stanislao” Dziwisz, il cui volto pacioso era inseparabile da quello del suo papa; su un aiutante prezioso, autorevole e intelligente come Joseph Ratzinger; su un collaboratore quale il cardinal Camillo Ruini, suo vicario nella sede episcopale romana e presidente della Conferenza episcopale italiana. Molti altri certo contribuivano poi ad offrire al mondo l’idea di un nucleo funzionante – che così davvero fosse è tutt’altro discorso, si dice qui di quel che sembrava essere –, su cui dominava la personalità comunque straripante del papa.

Il pontificato attuale non è riuscito a comunicare la stessa idea di compattezza. Frequenti inciampi, piccoli o più grandi incidenti, alcuni davvero clamorosi (ricordiamo tra gli altri le nomine episcopali subito annullate, quella di Stanisław Wielgus ad arcivescovo di Varsavia  e del vescovo ausiliare di Linz Gerhard Wagner ), hanno testimoniato una difficoltà quotidiana di governo sfociata poi nella guerra del tutti contro tutti che è sotto gli occhi del mondo. Al centro, a ragione o a torto (non si ha interesse ad entrare qui in dettagli che comunque rimangono in gran parte poco chiari), c’è sempre il Segretario di Stato Tarcisio Bertone, che appare, leggendo gli eventi così come ci appaiono, destinatario di ogni denuncia e protagonista nel contempo di una politica aggressiva di sostegno alle proprie prerogative. Inutile ricordare da ultimo l’inusitato, nella forma e nella sostanza, siluramento di Gotti Tedeschi dallo Ior.

Le voci di Palazzo – non quelle dei “corvi”, ma di chi responsabilmente interpreta i segnali che giungono dal suo interno – raccontano di imbarazzo diffuso e della difficoltà di un papa ottantacinquenne di governare un cambiamento al vertice della Curia. Pure ci dicono della possibilità che Benedetto XVI possa accogliere in un prossimo futuro le dimissioni che Bertone presenterà come tutti i cardinali ultrasettantacinquenni con responsabilità curiali fanno in occasione del loro compleanno. Da ultimo, si dice di un tentativo estremo di dimostrare unità stringendosi attorno al Segretario di Stato, ma tutto ciò in presenza di un piano alternativo, che ne preveda la sostituzione (così Marco Ansaldo su La Repubblica dell’8 giugno 2012).

Non potrebbe però essere più opportuno un passo indietro volontario del discusso Segretario di Stato? Perché Tarcisio Bertone non leva il papa dall’imbarazzo e dalle difficoltà in cui si trova immerso? Ciò costituirebbe un gesto di umiltà, di sensibilità, di rispetto per la figura del pontefice e della Chiesa di Roma, nella cui vicenda casi di dimissioni di Segretari di Stato non sono del resto assenti. Il gesto gli sarebbe da tutti riconosciuto come nobilissimo e il vantaggio di mettere a tacere con ciò le distruttive voci dei corvi sarebbe incommensurabile. Pensare di poter recuperare la quiete e di porre a riposo i corvi conservando gli attuali equilibri al vertice della struttura curiale appare veramente improbabile. Non ci si può sempre affidare ai miracoli o, per meglio dire, questi possono essere favoriti da atti concreti e responsabili.


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