3 ottobre 2021

Una generazione rosso e blu

Un battito di ciglia ed ecco spuntare la barba, ora i miei lineamenti sono più duri, inondati di blu. Uomo. Un battito di ciglia e la luce diventa rossa, ho le labbra simili a due marshmallow, e mascara, fondotinta, blush sul resto del viso. Di nuovo donna ma in versione ritoccata. Il filtro si chiama “Rosso e Blu”, tuttora uno dei più popolari su TikTok: è sufficiente sbattere le palpebre per innescare la metamorfosi da donna a uomo e viceversa. Poco interessante, si potrebbe obiettare, l’ennesimo stratagemma escogitato dall’app più scaricata dai Millennials e dalla Generazione Z al fine di nutrire la sua estetica glitterata. Invece, è solo una delle occasioni che il social cinese offre ai suoi utenti per giocare con la propria identità, rispondendo a un desiderio tanto diffuso quanto radicato: costruirsi la possibilità di essere la voce ‘altro’ all’interno di un sistema binario, di essere il glitch, l’errore non prevedibile.

Dalle loro camere arredate fin nei minimi dettagli per rispecchiare l’estetica e la personalità di chi le abita, proprio come se si trattasse di palcoscenici in miniatura, inondate dai colori pastello delle immancabili TikTok Lights, i giovani discutono con grande coscienza di orientamento sessuale, identità di genere, mascolinità tossica, ed eleggono a loro portavoce icone anticonvenzionali, destabilizzanti, androgine. Quello che si percepisce, varcando le soglie virtuali di queste stanze, è la rivendicazione di un concetto di fluidità che non si limiti a scardinare una serie di preconcetti teorici considerati obsoleti, ma si strutturi come un vero e proprio sovvertimento in termini di narrazione, manifestandosi in chiave estetica.

Se su TikTok i simboli del maschile e del femminile vengono continuamente mischiati e ridefiniti, è anche perché la piattaforma in questione fornisce gli strumenti adatti a plasmare il nuovo immaginario: il modo migliore per un content creator per finire nei ‘Per te’, la sezione di TikTok che permette ai video di raggiungere il più alto numero di visualizzazioni e quindi di diventare virali, è sfruttare le transitions, ovvero una serie di effetti cinematografici a misura di smartphone che permettono di realizzare short clips in cui un soggetto può cambiare outfit/trucco/atteggiamento anche dieci o quindici volte (naturalmente dipende dal genere di transition con il quale si sceglie di cimentarsi, dal trend che si lancia o che si replica).

In questo, soprattutto, TikTok si dimostra superiore a un altro social, comunque di tendenza, come Instagram che, nonostante l’introduzione dei reels, continua a privilegiare la fotografia come medium e un’impostazione statica del feed che assomiglia, infatti, a un album di Polaroid; dentro a Instagram, è possibile intervenire sull’universo circoscritto di una singola foto, su TikTok il soggetto può modificare l’ambiente che lo circonda, il suo intero modo di essere e apparire. L’estetica diventa politica, le manifestazioni del desiderio diventano politiche. Così, i ragazzi adolescenti rigettano lo stereotipo dell’alpha male e indossano gonne di paillette, collant, smalto per unghie e eyeliner rosa, mentre si riprendono di fronte ai genitori, per strada, davanti allo specchio – l’hashtag #boysinskirts ha circa 107 milioni di visualizzazioni – e le ragazze aggrediscono tanto l’ipersessualizzazione quanto la santificazione dello sguardo patriarcale, mostrando la fluidità dello spettro dell’identità femminile.

Una delle challenge più partecipate al momento è Are you into femme or mascs?: il trend prevede che le TikToker si impegnino in una conversazione immaginaria con una persona alla quale sono interessate e che dice loro di essere attratta solo da ragazze più “femminili” o più “maschili”;  in base alla risposta di questa ipotetica interlocutrice, le protagoniste del video si trasformano, i capelli lunghi diventano tagli spettinati, i vestiti a fiori camicie sbottonate, le ciglia finte vengono scambiate con catene e berretti all’indietro. Non è un caso che tra i queer creators più influenti ci sia Alex Renee, aka @stapleyyourmouthshut, TikToker genderfluid di diciotto anni, famoso per le transitions masculine to feminine.  

La possibilità di diventare l’altro, tuttavia, si amplifica nel desiderio di diventare altro da sé completamente, e qui entra in gioco il gusto per il camp e il travestimento, oltre all’adorazione di figure come Lil Nas X e Grimes. Fate, streghe, elfi, pirati, alieni: contro la narrazione di un’epoca storica nella quale non si riconosce, questa generazione di giovani crea una serie di identità alternative che sono possibilità di esistenza, opponendo alla stagnazione del reale la fluidità della metamorfosi.

 

Crediti immagine: Aleksandr Kuzas / Shutterstock.com

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