20 febbraio 2012

I nuovi immigrati scappano dall’euro e fuggono in Brasile

Nonostante non esistano stime accurate, soltanto nell’ultimo anno sono stati circa 200.000, provenienti da Portogallo, Spagna e Irlanda. Sono i nuovi emigranti, in fuga dalla crisi economica come i loro nonni e i loro padri, che abbandonano i paesi occidentali verso le nuove realtà emergenti del panorama mondiale: in primis il Brasile, ma anche l’Australia e la Cina. In Europa è la Spagna a detenere il primato: nonostante la libera circolazione all’interno della comunità europea porti gli emigranti a favorire i paesi del Nord-Europa, un vero è proprio contro-esodo verso il Brasile sembra verificarsi soprattutto tra gli originari latino-americani. L’economia brasiliana infatti, oltre ad aver scavalcato quella inglese, piazzandosi al sesto posto della classifica mondiale, sembra attirare non pochi esuli in cerca di fortuna, tanto che il governo brasiliano ha recentemente dichiarato di voler aprire le porte ad altri 400.000 professionisti e lavoratori specializzati. Nonostante in Italia la situazione sia lievemente migliore, alcune statistiche rimangono altrettanto allarmanti: secondo l’Istat il 7% dei dottori di ricerca cha hanno conseguito il titolo nel 2004 e nel 2006 sono andati all’estero. Per non parlare della Svizzera, dove soltanto nei primi otto mesi del 2011 si sono stabiliti almeno 6.000 cittadini italiani. A trainare la fuga è il giudizio negativo su un sistema, quello occidentale, che appare una vittima incapace di reagire alle bolle di speculazione e totalmente assoggettata alla volontà delle banche.


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