02 febbraio 2017

Il terremoto del 3 gennaio 1117

Per la sua conformazione e la situazione geodinamica il territorio italiano è da sempre soggetto a fenomeni tellurici di rilievo. Studi condotti dal Cnr hanno dimostrato che in Italia, dall’inizio del secolo XI fino alla fine del XV, ci sono stati ben 335 eventi sismici di un’intensità compresa tra il 5° e il 9° grado della scala Mercalli.

Eventi rovinosi, che hanno lasciato un segno indelebile nelle coscienze delle popolazioni che li hanno vissuti, e di cui ancora oggi troviamo traccia nelle cronache e negli annali dell’epoca. Uno in particolare è stato raccontato con dovizia di particolari.

Esattamente nove secoli fa, il 3 gennaio 1117, avvenne il primo terremoto di cui si abbiano moltissimi resoconti e che in qualche modo sia stato possibile “misurare”. Durante il vespro la Pianura padana fu colpita da una scossa sismica di fortissima intensità con epicentro nei pressi di Verona (Isola della Scala): l’evento fu così catastrofico (si calcola una magnitudo di 6,5°-6.6° della scala Richter) da provocare secondo alcune stime plausibili la morte di più di 30.000 persone, e da essere considerato a oggi il più devastante di sempre nell’Italia del Nord.

L’onda sismica seminò morte e distruzione da Aquileia a Milano, da Bergamo fino alla Toscana settentrionale. Ingenti danni si verificarono a Padova, Vicenza, Venezia e poi ancora Modena, Parma, Piacenza, Cremona e in numerosissime località della Pianura padana. La famosa abbazia di Nonantola dedicata a san Silvestro riportò ingenti danni, così come si legge sull’incisione sull’architrave dell’altare maggiore: “Dell’eccelso Silvestro caddero le sommità del Tempio trascorsi, nel volgere del sole, gli anni del Redentore Millecentodiciassette e si cominciò a ricostruirlo dopo quattro anni”.

Tutte le fonti disponibili concordano: fu davvero un terremoto distruttivo. Così lo descrive l’anonimo autore degli Annales Venetici Breves: “Terribile, crollarono molte chiese coi campanili, e innumerevoli case e torri e castelli e moltissimi edifici, sia antichi che nuovi”. La percezione della catastrofe si ritrova anche in altre cronache cittadine come nella Historia Mediolanesis di Landolfo di San Paolo, che usa toni apocalittici. Inoltre testimoni terrorizzati e prostrati dall’evento rovinoso riferirono delle acque del Po e dell’Adige, che si sarebbero “sollevate a volta” prima di travolgere gli argini e causare un’alluvione di enormi proporzioni in gran parte della Pianura padana. Il terremoto fu avvertito addirittura in altri Paesi, in Slovenia e in Germania, Austria, Svizzera e Francia. Le cronache ci fanno inoltre sapere che lo sciame sismico continuò per mesi, seminando il terrore e inducendo il popolo a credere che la fine del mondo fosse alle porte.

 


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