20 febbraio 2012

Memorie

Il 27 gennaio, in occasione della Giornata della Memoria, si sono tenute in tutta Italia cerimonie e manifestazioni, in ricordo delle vittime dell’Olocausto. La data, celebrata in molti paesi, è stata scelta in ricordo del 27 gennaio 1945, quando le truppe sovietiche aprirono i cancelli del campo di sterminio nazista di Auschwitz. È il giorno in cui popoli e istituzioni in tutto il mondo ricordano lo sterminio del popolo ebraico, ed è anche per alcuni, per gli italiani in particolare, una giornata della responsabilità storica e dell’attenzione, della vigilanza. Per il popolo ebraico, in Israele come nella Diaspora, il Giorno della Memoria (più propriamente Yom HaShoah, il Giorno della Catastrofe) è il 27 Nissàn (che ricorre o in marzo o in aprile) in ricordo della fine della resistenza ebraica nel Ghetto di Varsavia, con l’ingresso delle Waffen-SS; quella data riporta all’inizio dell’ultima catastrofe, la soluzione finale, il dileguarsi della speranza. Memorie diverse che si confrontano e si intersecano. Tra le tante manifestazioni in tutta Italia, la cerimonia del Quirinale, in cui un commosso Giorgio Napolitano ha parlato davanti a una platea di studenti, di rappresentanti istituzionali, di esponenti della comunità ebraica e di deportati italiani nei campi nazisti, invitando alla vigilanza contro il negazionismo e contro l’intolleranza. A Milano è stata messa una targa allo stadio di San Siro in ricordo del calciatore e allenatore dell’Abrosiana Inter Arpad Weisz. Weiisz,ebreo ungherese,in seguito alle Leggi razziali del 1938 dovette lasciare l’Italia emigrando in Olanda; in seguito all’occupazione nazista dei Paesi Bassi fu deportato e ucciso nel campo diconcentramento nazista di Auschwitz nel 1944. In un ambiente spesso inquinato da manifestazioni di intolleranza e di razzismo, è un tentativo condiviso (comunità ebraica, mondo dello sport, istituzioni) di espandere la memoria.


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