03 giugno 2014

Piano anti-zombi del Pentagono

Gli zombi sono i mostri più attuali.

Metafora di consumismo smodato e moderno oblomovismo , i non morti - lenti e putrescenti come abbiamo imparato a conoscerli - hanno debuttato sul grande schermo nel film  La notte dei morti viventi  (1968) di George A. Romero, ma erano già presenti nei racconti di Edgar A. Poe, Ambrose Bierce, Howard P. Lovecraft e Richard Matheson, tra gli altri. Mai passati di moda, brulicano oggi su più fronti, evocati in varia forma. Da quelli paventati nei discorsi elettorali come modelli della vecchia politica, ai classici spauracchi affamati di carne umana in serie tv quali The Walking Dead (dall’omonimo fumetto) e In the Flesh. Ma anche in tanti videogiochi. L’espediente narrativo è così efficace che il Pentagono ne ha tratto ispirazione, elaborando un piano per fermare l’apocalisse zombi. Si tratta di una simulazione fantasiosa a scopo di addestramento, peraltro complessa, considerata la gravità delle ipotetiche circostanze. Alcuni strateghi militari del centro di comando a Omaha (in Nebraska) erano alla ricerca di una soluzione creativa per escogitare un piano d’emergenza, atto a proteggere i civili in uno scenario di crisi globale.

 

Per non destare malumori nell’opinione pubblica e sul piano diplomatico (in caso di indiscrezioni, qualora avessero scelto uno scenario verosimile), hanno identificato nei morti viventi una sfida impegnativa e soprattutto non riconducibile alla realtà (per ora). Il piano contro la dominazione zombi, archiviato con sigla CONOP 8888 e datato 30 aprile 2011, non è coperto da segreto e di recente è stato divulgato integralmente online . Un documento di 31 pagine che comincia con una premessa: “Questo piano non è stato progettato per scherzo”. Si tratterebbe piuttosto dell’accidentale scoperta di un utile strumento formativo, ovvero l’iperbolico piano di sopravvivenza. Non sorprende che gli studenti abbiano apprezzato e partecipato con maggiore attenzione alle lezioni. “Abbiamo divulgato questo piano” - si precisa - “perché crediamo che sia un modo divertente per addestrare nuovi strateghi. [...] “Se sospendete l’incredulità per pochi minuti, questo tipo di scenario simulato può rendere piacevole una materia altrimenti noiosa e monotona”. C’è da dire che l’esercito americano non è nuovo a trovate originali per strizzare l’occhio a potenziali reclute, facendo proselitismo tra i giovani. Basti ricordare la saga videoludica America’s Army , creata a scopo pubblicitario e giocabile gratuitamente su PC e console. Senza nulla togliere ai cervelli del Pentagono e alla loro minuziosa analisi, gli autori di genere esplorano da tempo ogni possibile sviluppo delle trame a base di zombi. E gli esempi proposti si evolvono quasi tutti in modo credibile (nell’intreccio), benché in effetti non facciano i conti coi numeri reali. Secondo tradizioni che hanno origine dalle superstizioni voodoo , dalla letteratura gotica e persino dalla mitologia classica, gli zombi rispettano un canovaccio di convenzioni e stereotipi.

 

Risorgono dalle tombe cambiati rispetto alla vita precedente: lenti e goffi come sonnambuli, ma anche feroci e privi di coscienza. Sono portatori della stessa malattia che li ha risvegliati e inarrestabili quando si spostano in massa. Un tema ricorrente è quello dell’imbarbarimento dei superstiti umani, che spesso costituiscono una minaccia più temibile dell’epidemia stessa alla sopravvivenza della specie. Accanto alle misure di contenimento del contagio, infatti, il piano del Pentagono si sofferma sui trattati internazionali, senza escludere i paesi nemici, per coordinare le operazioni di attacco. C’è anche un “ bestiario ” che illustra diverse tipologie di zombi (non mancano quelli vegetariani, radioattivi, spaziali e succubi della magia oscura). Invero, la relazione pare una sintesi del meglio della produzione letteraria, cinematografica, fumettistica, televisiva e videoludica a tema zombesco. Senza dubbio il piano anti zombi vanta un notevole livello di approfondimento ed è chiaro il proposito tattico/formativo, ma il passa parola sembra il vero fine dell’operazione. E la missione è compiuta.


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