17 gennaio 2021

Tecnologie rivoluzionarie

 

Tre rivoluzioni scientifiche nella storia recente hanno avuto un forte effetto sul modo di capire e di capirsi dell’uomo: Copernico con la cosmologia eliocentrica ha rimosso la Terra e quindi l’umanità dal centro dell’universo; Darwin ha suggerito che ogni forma di vita si è evoluta nel tempo da progenitori comuni per mezzo della selezione naturale, rimuovendo in tal modo l’umanità dal centro del regno biologico e, grazie a Freud, riconosciamo oggi che la mente è anche inconscia e soggetta al meccanismo di difesa della repressione. Nel modificare la nostra comprensione del mondo esterno, queste rivoluzioni hanno mutato anche la concezione di chi siamo.

Solo grazie a questa interazione tra scienza e antropologia oggi non ci consideriamo immobili, al centro dell’universo (la rivoluzione copernicana), non ci consideriamo innaturalmente separati e diversi dal resto del regno animale (la rivoluzione darwiniana), e siamo molto lontani dal descriverci come menti isolate interamente trasparenti a sé stesse, come Cartesio, ad esempio, aveva ipotizzato (la rivoluzione freudiana).

Quanto accennato sopra rispetto al ruolo dell’informazione sembra produrre una nuova e inaspettata rivoluzione: a partire dagli anni Cinquanta l’informatica e le Information and Communication Technology (ICT) hanno esercitato un’influenza tale da modificare non solo la nostra interazione con il mondo, ma anche la comprensione di noi stessi: non ci percepiamo e non viviamo più come entità isolate ma come organismi informazionali interconnessi, o inforg, che condividono con agenti biologici e artefatti ingegnerizzati un ambiente globale costituito in ultima analisi dalle informazioni, l’infosfera.

Questa quarta rivoluzione, tutta tecnologica nascendo da tecnologie informatiche e non da teorie informatiche, sta portando alla luce la natura intrinsecamente informazionale degli agenti umani. Alla luce di queste trasformazioni non dobbiamo essere indotti soltanto a concepire erroneamente le ICT digitali come mere tecnologie che apportano miglioramenti. È in gioco una trasformazione più sottile, meno sensazionale, e tuttavia più fondamentale e profonda nel nostro modo di concepire che cosa sia un agente e quale tipo di ambiente questi nuovi agenti abitino attraverso una trasformazione radicale della nostra comprensione della realtà e di noi stessi.

Questo è il punto dove la tecnica oggi ha bisogno della filosofia e della teologia: se il cambiamento nel nostro modo di sentire e vedere il mondo è stato ed è tanto rapido – grazie anche alla quantità di tecnologia informatica che produciamo – questo grande albero, per utilizzare una metafora, non ha adeguate radici nel pensare ciò che stiamo facendo e verso dove stiamo cambiando.

Da quando non solo abbiamo imparato a vedere la realtà come un insieme di dati ma abbiamo anche imparato a collezionarli, i big data, ci siamo dotati di un nuovo strumento di indagine. Tre secoli fa con le lenti concave abbiamo realizzato il telescopio e il microscopio, imparando a vedere il mondo in modo diverso. Microscopio e telescopio costituirono gli strumenti tecnologici con cui la rivoluzione scientifica del Seicento e del Settecento ha ottenuto le sue scoperte. Abbiamo reso visibile l’estremamente lontano – telescopio – e l’estremamente piccolo – microscopio.

Oggi con i dati abbiamo realizzato un nuovo “strumento” il macroscopio. Con i big data noi riusciamo a vedere in maniera nuova e sorprendente l’estremamente complesso delle relazioni sociali, individuando relazioni e connessioni dove prima non vedevamo nulla. Le AI e il machine learning applicati a questi enormi set di dati sono il macroscopio con cui studiare meccanicisticamente l’estremamente complesso. Spetta a noi capire che tipo di conoscenza stiamo generando. Se questa forma di conoscenza sia scientifica e in che senso sia deterministica o predittiva è tutto da capire. Tuttavia la rivoluzione conoscitiva, come con il telescopio e il microscopio, è già in atto.

Come il telescopio e il microscopio, con la conseguente rivoluzione scientifica, hanno introdotto una nuova epoca nella storia umana, così il macroscopio, la macchina correlativa che trova schemi nei dati, è lo strumento che cambia le nostre credenze sulla realtà. È il macroscopio la fonte d’autorità di questa nuova epoca. La correlazione è la fonte di conoscenza e i dati l’unica fonte di verità per l’uomo di questa nuova cultura correlativa.

Il macroscopio, il computer che macinando dati ci mostra correlazioni e connessioni recondite in gigantesche collezioni di dati, sta cambiando le percezioni più profonde dei nostri contemporanei in una modalità che potremmo definire oracolare e pseudo-religiosa. La vera sfida, però, è far parlare questo nuovo oracolo digitale, capire cosa ci dice. Ci sembra una curiosa coincidenza che una delle maggiori società leader nella catalogazione dei dati e negli strumenti per studiare e gestire i database si chiami Oracle, cioè oracolo.

Se il macroscopio è lo strumento e la cifra di questa nuova epoca, i dati diventano come degli dei per i cultori di questa pseudoreligione del XXI secolo. Sono loro i vati e gli oracoli da interrogare per sapere i segreti che sono nascosti nel nostro futuro. E diviene quanto mai significativo un frammento di uno dei primi filosofi, Eraclito, con cui abbiamo aperto questo teso. Il filosofo di Efeso avverte: “Il signore, il cui oracolo è a Delfi, non dice né nasconde, ma significa” (Sulla natura frammento 93). Oggi i dati offerti in modo sacrificale agli idoli delle AI significano, cioè indicano, senza spiegare.

 

Crediti immagine: Oleksii Lishchyshyn  / Shutterstock.com

 

 

 

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