18 marzo 2021

Di cosa parliamo quando parliamo di terapia EMDR

Nel settembre 2020, all’alba della seconda ondata del Covid in Italia, gli psicologi italiani si erano divisi sul valore da dare alle parole della imprenditrice Chiara Ferragni, che affermava di essersi avvalsa efficacemente dell’EMDR per la cura di un trauma personale: chi meno apprezza modi e contenuti della sua comunicazione non condivideva la soddisfazione di aver trovato una inattesa testimonial, con il suo vasto seguito tra i giovanissimi, per il trattamento psicoterapeutico. Polemiche in parte reiterate pochi giorni fa quando suo marito, il cantante Fedez, ha confessato di essere ricorso a braccialetti che richiamano la stimolazione dell’EMDR per fronteggiare l’ansia da esibizione sul palco del Festival di Sanremo: molti terapeuti hanno annotato come non si tratti di un rimedio evidence based (dimostrato scientificamente).

 

La terapia EMDR (dall’inglese Eye Movement Desensitization and Reprocessing, desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari) consiste nel presentare una stimolazione bilaterale, solitamente il dito del terapeuta che si muove da destra a sinistra davanti agli occhi del paziente, mentre si evocano gli episodi traumatici. In questo modo interviene sulla memoria episodica degeneralizzando e contestualizzando le esperienze traumatiche, con l’effetto che le reazioni fisiche a quelle esperienze non influiscono più sul quotidiano. Si parla di quelle reazioni di allarme (trasalimento, attacco-fuga, ottundimento, o schemi interpersonali, aspettative negative nell’interazione) che si possono cronicizzare e attivare quando uno stimolo ricorda più o meno lontanamente la situazione traumatica. La storia di come la tecnica è stata creata è un fortunato caso di serendipità: all’inizio degli anni Novanta alla psicologa newyorkese Francine Shapiro era stato diagnosticato un tumore (per il quale è venuta poi a mancare nel 2019); angosciata dalla notizia, passeggiava in un parco e si era soffermata su un uccellino che saltava da destra e sinistra. Si è poco dopo accorta che, seguendo con gli occhi i piccoli movimenti, i pensieri ruminanti sulla sua prognosi tendevano a diminuire, mentre subentravano tranquillità, benessere e presa di distanza. Da lì i primi tentativi sui pazienti più difficili, reduci dalla guerra in Vietnam, e i risultati sorprendenti che hanno portato a una procedura rigorosa per ricerca.

 

Lo psichiatra Antonio Onofri, docente alla Sapienza di Roma e nella commissione scientifica di EMDR Europa, spiega che «la tecnica consente di concentrarsi sull’esperienza vissuta seguendo lo stimolo visivo: rapidamente appaiono dettagli che non erano presenti in ricordo, significati diversi, la memoria si fa improvvisamente più vivida o al contrario più distanziata. Si arriva a una rapida pacificazione: i significati dell’esperienza si fanno più adattivi, ci si colpevolizza meno, oppure ci si può focalizzare sull’importanza di considerarsi un sopravvissuto e non più solo una vittima, o ancora di aver fatto tutto quel che si poteva in quella determinata circostanza». Secondo Onofri, «il protocollo standard può essere utilizzato con varie situazioni cliniche, traumi minori o complessi, ripetuti ed estremi; ma anche per esperienze genericamente stressanti e negative. È allo studio anche un protocollo da applicare online per fronteggiare e conseguenze da pandemia, quel ongoing stress ad andamento continuo che tanti problemi di iperattivazione di allarme sta causando, oltre naturalmente ad aiutare chi ha dovuto affrontare i tanti lutti conseguenti al Covid».

 

La tecnica sta conoscendo una grandissima diffusione nel mondo e nel nostro Paese, in cui la società scientifica è diventata la prima italiana con 8.000 iscritti attivi, con obbligo di supervisione e formazione permanente. L’EMDR è un valore aggiunto al patrimonio psicoterapeutico, dato che è integrabile con qualsiasi metodo di base; ha ricevuto già nel 2012 il riconoscimento dall’Organizzazione mondiale della sanità come terapia indicata nella cura mentale dei traumi, ed è stata promossa dalle riviste scientifiche internazionali più prestigiose come Nature e Neuron che ne hanno messo in evidenza i meccanismi neurologici di funzionamento: il riequilibrio tra sistema simpatico e parasimpatico, la risincronizzazione dei ritmi cerebrali, il trasferimento alla memoria a lungo termine delle esperienze traumatiche, l’attivazione dell’amigdala e l’accensione della corteccia prefrontale che sorreggono la de-emotivizzazione delle esperienze e la possibilità della loro verbalizzazione. La psichiatra Isabel Fernandez, che dirige EMDR Europe e anche la sezione italiana, ha ricevuto nel 2019 l’onorificenza per l’opera di sostegno psicologico che i professionisti dell’associazione offrono alle vittime e ai testimoni di eventi traumatici nelle situazioni di emergenza nel nostro Paese (terremoti, alluvioni, suicidi nelle scuole).

 

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