06 settembre 2013

Una possibile rivoluzione copernicana a scuola

Si fa un gran parlare, negli ultimi anni, della necessità di modernizzare la scuola italiana. Le opportunità offerte dallo sviluppo delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione risultano sempre più a portata di mano di quegli insegnanti, invero non troppi, desiderosi di mettersi in discussione su questi nuovi terreni.

Molteplici sono le iniziative che, innescate dal centro (Piano Nazionale Scuola Digitale) o dalla periferia (Book in progress), si propongono di esplorare le nuove possibilità che ogni giorno si ampliano sempre più sino a delineare i contorni di un nuovo mondo dove tutto è messo in discussione rispetto al passato, in primis il ruolo stesso dell'insegnante.

Non intendiamo qui certo discutere del valore di questo o quel nuovo ausilio didattico – sia esso l'e-book o la LIM – rispetto al corrispettivo tradizionale: libro cartaceo o lavagna di ardesia. Lo diamo semplicemente per scontato. Quello che qui si vorrebbe invece sottolineare è che questi stessi nuovi strumenti informatici che, non dimentichiamo, accrescono esponenzialmente la loro efficacia una volta 'agganciati' alla rete, consentono di operare, sul piano metodologico, una vera e propria rivoluzione copernicana in una scuola dove tutti considerano la lezione ex cathedra come una strategia didattica improponibile in aula nell'era del Web 2.0, ma dove nessuno sembra in grado di trovare delle alternative a essa effettivamente praticabili.

Non è infrequente che la logica trasmissiva sottesa da questa attività d'aula crei dei veri e propri fenomeni di rigetto nei confronti degli stessi contenuti che l'insegnante cerca di veicolare a una generazione studentesca di nativi digitali. Va in scena stancamente ogni mattina a scuola una sorta di commedia teatrale affidata al talento di un insegnante-attore che recita da anni lo stesso copione davanti a un pubblico di studenti fondamentalmente relegato al ruolo di uditore passivo e, ahinoi, sempre più distratto.

A fronte di un cronico conservatorismo metodologico che condiziona da noi la didattica, ci sono però degli interessanti segnali di cambiamento che arrivano da lontano, in particolare dagli Stati Uniti, che sarà il caso di non sottovalutare.

 

La didattica ribaltata

Ci riferiamo a quel nuovo modo di insegnare che nel mondo anglosassone viene definito in vario modo: della flipped education, del flipped teaching o del flipped learning. In tutti casi 'flipped': ovvero ribaltato, capovolto. Si tratta di una strategia innovativa per cui i due momenti fondamentali su cui si impernia, nella maggioranza dei casi, la didattica, lezione frontale dell'insegnante a scuola e studio individuale dello studente a casa, prendono semplicemente l'uno il posto dell'altro. La lezione tradizionale, quintessenza di un'opzione pedagogica di matrice comportamentista, viene scardinata dalla sua collocazione in aula, per essere fruita, grazie alla sua versione digitale, durante le ore pomeridiane di studio autonomo a casa. Per contro, le ore a scuola, in una moderna logica costruttivistica dell'apprendimento che sposa le teorie dell'attivismo pedagogico, vengono dedicate alle esercitazioni, agli approfondimenti, ai laboratori, alla costruzione di contenuti sotto la guida di un insegnante coach, che si avvale, come leva essenziale per favorire l'apprendimento, della collaborazione fra pari, o come si dice in gergo, del cooperative learning. Cambia di conseguenza il setting d'aula: non più la usuale disposizione dei banchi che guardano verso la principale fonte di conoscenza, la cattedra; bensì un'aula-laboratorio con una disposizione dei banchi 'a isole' attorno ai quali si dispongono i vari gruppi di lavoro con un insegnante che sostiene, aiuta, consiglia l'attività di elaborazione dei contenuti da parte dei discenti.

 

Quale il ruolo delle nuove tecnologie in questo 'nuovo mondo'?

Semplicemente fondamentale, tanto nelle attività didattiche previste per casa, che in quelle da portare avanti in aula.

Ma andiamo per ordine. A casa lo studente avrà il compito di visionare i materiali espressamente predisposti o selezionati dal proprio insegnante. Varie le opzioni: il docente che si fa riprendere mentre fa lezione magari avvalendosi di una lavagna oppure di una moderna LIM; oppure si opta per una presentazione ppt arricchita da un commento sonoro da parte dello stesso insegnante; o anche si possono mettere a disposizione delle videolezioni già presenti sul web. È chiaro che in tutti i casi si richiede al docente uno sforzo non indifferente per la messa a punto di un vero e proprio videocorso personalizzato.

Ma è anche vero che sulla rete si vanno manifestando delle risorse che, opportunamente selezionate, potrebbero semplificare non poco la realizzazione del progetto.

Per quanto concerne il secondo ribaltamento, qui la situazione è certamente meno critica. Si tratta infatti di esercitare gli studenti a sviluppare competenze (cognitive, relazionali, espressive) sulla base dei propri interessi e attitudini attraverso il confronto e la discussione con i compagni, in un processo attivo di costruzione dei significati. È chiaro che il terreno principe sarà quello offerto dai nuovi canali di comunicazione: il web su tutti. Ma non solo. Si pensi alla possibilità nel tempo scuola 'ritrovato' di creare ex novo prodotti multimediali diversi: dalla semplice presentazione ppt alla videoregistrazione di un esperimento; o di rinverdire i gloriosi fasti dell'apprendimento per scoperta da attuarsi in un laboratorio scientifico; e comunque di perseguire finalmente l'obiettivo di una scuola realmente inclusiva grazie alla possibilità di adattare, differenziandola, l'attività d'aula, in relazione ai diversi stili cognitivi individuali.

 

Quali, dunque, le migliori pratiche presenti su internet cui ispirarsi?

Certamente la Kahn Academy , con una videoteca di 4600 titoli che spaziano dalla matematica alla fisica, passando per l'economia e le scienze umane e l'informatica, rimane uno dei punti di riferimento per chi volesse testare un approccio basato sulla 'didattica ribaltata'. Va detto che dopo un periodo pionieristico durante il quale l'autore dell'iniziativa, Salman Khan, ha portato avanti da solo il progetto, adesso la sua Academy è divenuta una ricca organizzazione non profit che vanta sei milioni di contatti mensili. Le cospicue donazioni che provengono da Google o dalla Fondazione di Bill Gates le hanno consentito di mettere a disposizione dei propri utenti, oltre alla libreria di videolezioni, anche una potente piattaforma online per effettuare esercizi interattivi di matematica nonché una cosiddetta 'Mappa della conoscenza': un software che va a monitorare in tempo reale le performances dell'allievo visualizzandone progressivamente i livelli di apprendimento con delle efficaci rappresentazioni grafiche.

Un'altra iniziativa presente sul Web da tenere in considerazione è la sezione educativa del sito Technology Entertainment Design (TED) che ospita le periodiche conferenze sulle 'Idee che meritano di essere diffuse': le lezioni abbracciano una vasta gamma di argomenti che comprende scienza, arte, politica, temi globali, architettura, musica e altro ancora. I relatori stessi provengono da molte comunità e discipline diverse. In particolare la sezione didattica del sito mette a disposizione degli insegnanti una piattaforma di e-learning che consente di costruire una lezione a partire da un video presente sul medesimo sito, o anche su Youtube: al video il docente potrà associare una serie di strumenti (percorsi di approfondimento, quiz online e suoi stessi testi) consentendogli di arrivare a un certo adattamento della risorsa in relazione alle esigenze dei propri studenti. Sebbene l'offerta dei materiali sia tutta in lingua inglese (a differenza dei materiali della Kahn Academy, reperibili in una significativa percentuale anche in italiano), il carattere 'aperto' dell'iniziativa e l'amichevolezza' della piattaforma lasciano ben sperare circa il successo di TED anche in Italia.

 

Le prospettive in Italia

Nel nostro Paese si parla ancora poco di didattica ribaltata. Le competenze richieste per la creazione delle videolezioni, o più in generale di lezioni multimediali, presuppongono una buona familiarità con le nuove tecnologie ed è alquanto improbabile che dal basso ci siano la forza e la volontà di costruire dei repertori di risorse in grado di 'coprire' esaustivamente i vari saperi. Piuttosto che sobbarcarsi il difficile compito di autoprodursi, è da ritenere che i docenti sceglieranno di personalizzare videomateriali già prodotti con quiz online, approfondimenti e link utili. A questo punto è lecito sperare che le case editrici, le televisioni e lo stesso Miur si attivino in modo sinergico, ciascuno nell'ambito dei rispettivi ruoli, perché si arrivi anche da noi presto alla produzione di prodotti multimediali di qualità e alla creazione di piattaforme di e-learning che favoriscano l'interazione sia dei docenti che degli studenti in una logica finalmente da Web 2.0.


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