27 aprile 2021

Tutela e valorizzazione del patrimonio culturale

per la digitalizzazione e l'accessibilità (seconda parte)

 

Come osservato nella prima parte di questo articolo a ragione della rilevanza culturale ed economica del patrimonio artistico italiano, la sua tutela e valorizzazione divengono obbiettivi essenziali al fine di garantirne la fruizione.  In quest’ottica, è necessario superare limiti e problematiche che lo rendono spesso non pienamente accessibile e fruibile, non omogeneo e scarsamente frequentato e anche poco innovativo. Se da una parte la analisi simultanea giuridico-economica costituisce una chiave di lettura del problema e anche uno strumento di risoluzione di questo; dall’altra, in una politica finalizzata all’accrescimento della redditività del patrimonio culturale, si inserisce pienamente il tema dell’utilizzo delle nuove tecnologie per la fruizione e la valorizzazione dei beni artistici.

 

Già ampiamente utilizzati nei più ampi contesti sociali ed economici, i nuovi strumenti digitali potrebbero infatti rivelarsi essenziali per la promozione e la tutela del patrimonio artistico della nostra penisola divenendo strumentali all’esercizio di altri diritti fondamentali, tra cui il già citato “diritto alla cultura”. La digitalizzazione può considerarsi una forma di valorizzazione consistente, come afferma l’art.6 del Codice dei Beni Culturali, «nell’esercizio delle funzioni e della disciplina delle attività dirette a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio stesso, anche da parte delle persone diversamente abili, al fine di promuovere lo sviluppo della cultura». L’utilizzo di tecnologie quali la realtà aumentata, i droni, le mappe tridimensionali o il QR Code, contribuisce a proporre al visitatore una “esperienza” multisensoriale maggiormente significativa e coinvolgente che porti a delineare un rapporto dinamico tra visitatore e bene culturale. In particolare ci si riferisce a due diverse tipologie di applicazione dei nuovi strumenti tecnologici che da una parte, come ci suggerisce Romina Cataldo nel suo articolo “Digitalizzare, valorizzare e fruire il patrimonio culturale: i modelli per una cultura digitale in Puglia e i presupposti di un diritto alla cultura in chiave digitale”, permettono al bene di estendersi allo spazio sociale e dall’altra consentono allo spazio sociale di “entrare” nel bene culturale. Se infatti le opere escono dai loro luoghi tradizionali allargandosi alla città e ai luoghi della socialità, nella seconda applicazione è proprio lo spazio sociale a penetrare nel bene culturale arricchendolo di informazioni, collegamenti che fanno parte del c.d. Intangible heritage promosso dall’UNESCO. Grazie a questi esempi si comprende dunque come la digitalizzazione del patrimonio culturale può essere di grande aiuto per salvaguardarne la ricchezza. 

Come afferma dal Professore Lorenzo Casini nel suo libro intitolato “La valorizzazione dei beni culturali”: 

 

«da un lato, lo sviluppo delle metodologie di recupero e restauro contribuisce ad accrescere l’offerta dei beni da destinare alla fruizione pubblica; dall’altro, i nuovi mezzi di comunicazione comportano un continuo aggiornamento del concetto di fruizione e quindi di valorizzazione. Si pensi proprio alle tecniche della realtà virtuale che ampliano le modalità di godimento del patrimonio culturale, presentando inoltre il vantaggio di risolvere alcuni dei problemi in ordine alle limitazioni di accesso ai beni e alla loro conservazione; pur se la fruizione del bene nel suo contesto o nella sua realtà materiale costituisce da sempre un unicum insostituibile».
 

Orientare la tecnologia verso la riscoperta e una più completa fruizione del patrimonio culturale è uno dei principali punti all’ordine del giorno della legislazione nazionale ed europea. La ratifica da parte del Parlamento italiano della Convenzione di Faro che ha l’obiettivo di sostenere il valore dell’eredità culturale per la società tutta ne è la conferma. La Convenzione, siglata nel 2005 ma ratificata solo nel 2019, è l’ultima tappa di un percorso ben più lungo che vede un cambiamento di paradigma che ha coinvolto dapprima le istituzioni europee ed in seguito gli Stati membri. Con l’approvazione dell’accordo, il Consiglio europeo andò infatti ad identificare nell’eredità culturale un vero e proprio diritto umano da tutelare e proteggere al pari degli altri, definendola una responsabilità individuale e collettiva che si pone come obiettivo primario quello della promozione dello sviluppo umano e di una maggiore qualità della vita: il patrimonio artistico rappresenta infatti una risorsa strategica per la crescita europea rivestendo un grande valore sotto il punto di vista economico, sociale e culturale.

 

Questa idea è ben descritta nel Manifesto Ventotene Digitale, proposto nel 2017 dal Network DiCultHer (Digital Cultural Heritage) che indica l’esistenza di un’unione imprescindibile tra il patrimonio culturale e quello che definisce “patrimonio culturale digitale”. L’obiettivo del documento è proprio quello di creare un sistema capace di assicurare valorizzazione, tutela, promozione e fruizione ampia, interattiva e partecipata dell’eredità culturale europea. La Carta di Petralcina, presentata nel 2019 sempre dal gruppo DiCultHer, evidenzia come l’eredità culturale sia strettamente legata al territorio nella quale si sviluppa, essendone espressione e rappresentazione ed essendo per sua natura multiculturale, transculturale e interdisciplinare. Grazie all’incontro tra soggetti diversi per età, livello culturale, status sociale ed economico, il luogo della cultura diviene luogo ‘educativo’ e nasce la vera inclusione sociale. L’utilizzo delle nuove risorse tecnologiche è strumentale a tale fine ed è il mezzo tramite il quale le nuove generazioni potranno tutelare e reinterpretare tradizione e cultura.

 

La riflessione interdisciplinare e interistituzionale sull’utilizzo consapevole del digitale e sull’applicazione delle nuove tecnologie al mondo della cultura e dell’arte si concentra su alcuni principi ampiamente condivisi e indispensabili per un’adeguata diffusione di tali strumenti. Per prima cosa si tende ad affermare che il processo di digitalizzazione non ha lo scopo di contrapporre l’informazione e lo studio tradizionale a quello tecnologico ma al contrario di riflettere sulle possibilità di questi nuovi strumenti per l’istruzione, l’apprendimento e la valorizzazione del nostro patrimonio. Tutto ciò può avvenire esclusivamente attraverso specifiche politiche nazionali e sovranazionali che diano spazio all’innovazione nel campo e che permettano la promozione del territorio e la sua crescita culturale obiettivi primari della direttiva europea “Europa 2020”. Come affermato dalla Direzione generale della comunicazione della Commissione europea in “Europa 2020: la strategia europea per la crescita”, la direttiva ha il principale fine di individuare una modalità di azione «per la crescita che riguarda sia le sfide a breve termine connesse alla crisi, sia l’esigenza di riforme strutturali con le misure di sostegno alla crescita, necessarie per preparare l’economia europea al futuro. […] Le carenze strutturali dell'economia europea messe in evidenza dalla crisi possono essere affrontate soltanto portando avanti riforme strutturali: riforme basate su sforzi nazionali, ma che si avvalgono di punti di forza europei [...]».

 

Tra le iniziative promosse dalla Commissione è di particolare importanza quella relativa ad un’agenda europea del digitale che si pone come obiettivo principale quello di adottare misure adeguate a supporto del settore culturale e artistico tramite l’elaborazione di un modello di finanziamento sostenibile, di un quadro normativo e di un “ecosistema digitale” favorevole alla crescita economica e allo sviluppo di reti digitali e di quelle “fisiche” tra persone e istituzioni.

 

Lo scopo dell’Agenda digitale per l’Europa è dunque quello di sfruttare al meglio il potenziale delle nuove tecnologie al fine di favorire l’innovazione in ogni ambito e ottenere vantaggi economici grazie alla promozione della c.d. “alfabetizzazione digitale”. Applicata all’ambito culturale, tale strategia ha come obiettivi primari l’accessibilità, l’avvicinamento di un pubblico più giovane e la diffusione della conoscenza tramite l’ampliamento della base partecipativa dei cittadini al mondo della cultura. Ancora una volta sul punto si è espressa la stessa Commissione europea ribadendo come la tecnologia sia uno strumento essenziale e rilevante per rendere il patrimonio culturale sempre più accessibile ed universale. Il Consiglio europeo ha affermato ancora una volta la necessità che tale “rivoluzione digitale” sia accompagnata da politiche culturali che mantengano e valorizzino la molteplicità di culture presenti nel territorio favorendo così un’ampia partecipazione del singolo. L’insieme delle politiche europee e degli Stati Membri sono prevalentemente finalizzate allo sviluppo di processi di democratizzazione e di partecipazione da parte dei cittadini grazie ad una governance che tende allo sviluppo di una cittadinanza attiva e di un dialogo inter-culturale e inter-istituzionale che permetta di rinforzare la cooperazione internazionale nel campo. La Declaration of Cooperation on Advancing Digitisation of Cultural Heritage, invita gli Stati a lavorare su tre assi principali: la digitalizzazione di opere, siti e monumenti attraverso la tecnologia 3D, l’utilizzo delle risorse in precedenza digitalizzate per il miglioramento della partecipazione della comunità alla vita culturale del Paese; lo sviluppo della capacità del settore culturale di generare ripercussioni positive anche su altri settori grazie ad un approccio cross-settoriale.

 

Il Governo italiano in sintonia con la strada tracciata dall’UE ha istituito una Cabina di Regia con il compito di attuare l’Agenda Digitale Italiana. Con d.l. 83/2012 è stata dunque istituita l’Agenzia per l’Italia Digitale tra le cui principali funzioni vi è quella di definire e sviluppare specifici progetti di ricerca ed innovazione e con il primario obiettivo di favorire lo sviluppo delle comunità e la valorizzazione digitale delle nostre bellezze artistico-culturali e paesaggistiche. Emerge, tra tutti i progetti, il Programma Operativo Nazionale (PON) “Cultura e Sviluppo” con l’obiettivo di creare investimenti a favore della crescita e dell’occupazione e che si inserisce nelle scelte strategiche definite dall’Accordo di Partenariato finalizzato di protezione, promozione e sviluppo del patrimonio culturale considerato una risorsa decisiva per lo sviluppo del Paese. A tal fine sono stati ideati tre assi prioritari di intervento del programma: rafforzamento delle dotazioni culturali, attivazione dei potenziali territoriali di sviluppo legati alla cultura, assistenza tecnica. In tema di valorizzazione e fruizione dei beni culturali, acquisisce importanza in particolar modo il primo asse il quale prevede interventi per la tutela, la valorizzazione e la “messa in rete” del patrimonio artistico-culturale a sostegno della diffusione della conoscenza e della fruizione del patrimonio culturale attraverso l’utilizzo di tecnologie avanzate. Rilevano inoltre due azioni strettamente sinergiche: la prima, volta a conseguire la migliore organizzazione possibile delle strutture di fruizione culturale assicurandone tutela e gestione efficiente tramite interventi che riguardano la conservazione ed il restauro dei “contenitori” culturali e il miglioramento delle aree interne ed esterne, l’acquisto di attrezzature innovative, la creazione di nuovi allestimenti museali; la seconda, finalizzata a dotare le medesime strutture di servizi innovativi e di qualità che le rendano maggiormente competitive e attrattive sul territorio come ad esempio la creazione di piattaforme informative e di condivisione.

 

Nell’ultimo anno, a causa della pandemia da Covid-19, l’utilizzo delle nuove tecnologie ha rivestito una grande importanza non solo per il quotidiano ma anche per il mondo della cultura. La digitalizzazione dei beni culturali infatti può considerarsi una vera e propria misura anti-pandemica che ha permesso di fruire liberamente, gratuitamente e virtualmente del nostro ricco patrimonio, una misura sicuramente non paragonabile alla visita “dal vivo” dei poli museali, ma che ha sicuramente una grande potenzialità nell’avvicinare tutte le persone al mondo dell’arte e nel sottolineare la grande importanza che la cultura riveste nel nostro Paese.

 

Pensiamo ad esempio alle App che permettono di scoprire il patrimonio culturale mondiale come Google Arts & Culture, che offre gratuitamente esperienze interattive, grazie alla realtà aumentata, come la possibilità di “visitare” da casa alcuni dei più importanti musei (tra cui anche quelli italiani), di “giocare” con l’arte e la cultura grazie a quiz e parole crociate, di scoprire la storia delle maggiori opere di tutte le epoche in base ai propri gusti o ai propri interessi e di esplorare alcuni luoghi di grande importanza paesaggistico-culturale. Nell’ultimo periodo inoltre, grazie alle piattaforme social e quelle per videoconferenze, molti musei e gallerie d’arte hanno organizzato delle vere e proprie visite guidate in streaming spesso gratuite o sotto il corrispettivo di un “prezzo d’ingresso” minimo, sia dirette streaming proposte da molti storici dell’arte, artisti, guide turistiche, scrittori a fine puramente divulgativo.

 

La digitalizzazione del patrimonio culturale però non ha avuto solo risvolti positivi nell’ambito della tutela e della valorizzazione del patrimonio artistico ma anche in quello dell’accessibilità di musei, gallerie e aree archeologiche da parte di soggetti con disabilità. In linea con quanto affermato nell’art.12 della Convenzione di Faro si evidenzia infatti la necessità di «promuovere azioni per migliorare l’accesso all’eredità culturale, in particolare per i giovani e le persone svantaggiate, al fine di aumentare la consapevolezza sul suo valore, sulla necessità di conservarlo e preservarlo e sui benefici che ne possono derivare». Nasce dunque un nuovo concetto di accessibilità ampio, multidimensionale e che necessita l’applicazione di diversi strumenti come la progettazione universale, meccanismi di monitoraggio, il coinvolgimento e la consultazione delle associazioni rappresentative degli interessi delle persone con disabilità e un sistema di formazione e aggiornamento continuo del personale. In applicazione della Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità, l’accessibilità diviene una delle priorità per la piena realizzazione dei diritti fondamentali di questi soggetti. In particolare, infatti, la Convenzione delinea all’art.9 un ampio concetto di accessibilità che comprende l’accesso all’ambiente fisico, sociale, economico e culturale, ai trasporti, alle informazioni e alla fruizione vera e propria dei servizi pubblici. Da tale affermazione discendono alcuni obblighi per quanto riguarda l’accesso ai luoghi di cultura tra cui rilevano in particolare i seguenti: l’eliminazione delle barriere architettoniche, lo sviluppo e la promulgazione di standard minimi e di linee guida per l’accessibilità di tutte le strutture pubbliche, la garanzia dell’applicazione di tali standard anche a servizi aperti al pubblico ma forniti da privati, la previsione di forme di assistenza per i soggetti con disabilità come la dotazione di segnaletica in caratteri Braille o la presenza di guide, lettori e interpreti professionisti della lingua dei segni e altre forme idonee di sostegno.

Anche a livello europeo sono molte le norme che hanno l’obiettivo di favorire l’accessibilità di ogni spazio pubblico. Pensiamo ad esempio alla Decisione del Parlamento Europeo e del Consiglio promulgata in occasione dell’Anno europeo del patrimonio culturale (2018) e che, richiamando l’art.30 della Convenzione delle Nazioni Unite, prevede la promozione di «soluzioni che rendano il patrimonio culturale accessibile a tutti, anche per mezzo di strumenti digitali, attraverso l'eliminazione delle barriere sociali, culturali e fisiche, tenendo conto delle persone con particolari esigenze». Vanno ricordati anche gli atti dell’Ue non vincolanti come la "Strategia europea sulla disabilità 2010-2020: un rinnovato impegno per un’Europa senza barriere” che pone accessibilità e partecipazione come punti chiave e aree d’azione congiunte tra Ue e Paesi Membri, esistendo ancora molte barriere, fisiche e non, che impediscono alle persone con disabilità di esercitare pienamente i propri diritti ivi compreso quello alla cultura.

 

Per quanto riguarda la normativa italiana, è importante prendere in considerazione il Decreto ministeriale del 21 febbraio 2018, entrato in vigore ad aprile dello stesso anno recante «Adozione dei livelli minimi uniformi di qualità per i musei e i luoghi della cultura di appartenenza pubblica e attivazione del Sistema museale nazionale», che pone come principale obiettivo quello del superamento delle barriere architettoniche. Stesso obiettivo ha anche il Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche (P.E.B.A.) consistente in un piano strategico per l’accessibilità nei musei, complessi monumentali, aree e parchi archeologici, pubblicato nel luglio 2018. In particolare l’intervento progettuale si va a sviluppare seguendo delle specifiche aree d’azione: accessibilità all’esterno, raggiungibilità, accesso, servizi per l’accoglienza, orientamento, dispositivi di supporto, strumenti per la creazione di esperienze museali accessibili. Interessante è vedere come le nuove tecnologie aiutino al raggiungimento di questi obiettivi grazie a molti nuovi progetti che stanno nascendo nell’area. Pensiamo ad esempio al progetto “feel art” ideato prevalentemente per soggetti con disabilità visiva e consistente in un’app che interagisce con un insieme di pannelli tattili realizzati in Acrylic Solid Surface, un materiale innovativo che è in grado di dare vita a dipinti ed immagini trasformandoli in riproduzioni retroilluminate bidimensionali. I pannelli sono inoltre dotati di punti sensibili al tatto che, quando sfiorati dall’utente, avviano la riproduzione di contenuti audio che descrivono l’opera in questione creando in questo modo un’elevata interazione con il visitatore. I c.d. “musei del futuro” sono quelli che grazie all’utilizzo di queste nuove tecnologie permetteranno una piena accessibilità degli ambienti e delle opere custodite. È importante comunque sottolineare come si tratti di strutture esclusivamente fruibili da parte di soggetti con disabilità ma che permettono anche ai visitatori normodotati un nuovo approccio con l’arte, maggiormente coinvolgente ed inclusivo (ad esempio con la riproduzione tattile in 3D di dipinti, sculture e monumenti o con la creazione di guide fruibili da tutti).

 

Come si è visto dunque, sono molteplici le possibilità circa la creazione di strategie innovative ed ottimali per una maggiore tutela e valorizzazione del nostro patrimonio artistico-culturale. La stretta correlazione tra il mondo del digitale e quello della cultura è uno degli esempi lampanti di come un settore spesso superficialmente considerato ‘statico’ sia invece terreno fertile per la crescita economica, la competitività e l’innovazione del nostro Paese. Tramite l’elaborazione di una strategia politico-economica adeguata e l’utilizzo delle nuove tecnologie per favorire l’accessibilità delle opere, il patrimonio culturale diventa legante della comunità, strumento di uguaglianza tra i cittadini e dunque di democrazia in quanto funzionale alla conoscenza egualitaria e diffusa dei beni che ad esso appartengono. La sfida digitale è la chiave di volta per lo sviluppo di una nuova cultura partecipativa (o sharing culture) nella quale, grazie alle nuove modalità di trasmissione del sapere, il patrimonio culturale da sempre considerato come “fatto nazionale”, diviene patrimonio mondiale dell’umanità

 

[leggi la prima parte]

 

Per saperne di più:

B. Aurelio, “beni culturali digitalizzati” come misura antipandemica: possibili scenari programmatici e regolatori per il “recovery and resiliente facility” europeo , in diritto.it . 

E. Bonaccini, nuove tecnologie per la fruizione e valorizzazione del patrimonio culturale , settembre 2011, ARACNE editrice 

L. Casini, la valorizzazione dei beni culturali, in rivista trimestrale di diritto pubblico, Giuffrè Editore, 2001 

R. Cataldo, digitalizzare, valorizzare e fruire il patrimonio culturale: i modelli per una cultura digitale in Puglia e i presupposti di un diritto alla cultura in chiave digitale , in Rivista elettronica di diritto, economia e management n.1/2020

M. Grimaldi; M. T. Natale, quando le app sono al servizio del patrimonio culturale , saggi DigItalia

http://musei.beniculturali.it/progetti/ad-arte

Antonio Leo Tarasco, diritto e gestione del patrimonio culturale, edizioni Laterza anno 2019

 

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