12 aprile 2021

Interpretazione economica del diritto e irrazionalità

(Prima parte)

Introduzione

 

L’assunzione alla base dell’economia, e quindi anche dell’ interpretazione economica della legge, è che gli individui siano razionali, ovvero rispettino una serie data di assiomi (completezza, transitività, continuità e non sazietà), e che tendano a massimizzare la propria utilità, ovvero a trarre il maggior godimento possibile dalle proprie scelte. Partendo da queste assunzioni, l’economia, e specialmente la microeconomia, ha poi sviluppato una serie di teorie che forniscono il framework di orientamento per le ricerche sia di carattere positivo, ovvero che descrive come funziona la realtà in cui viviamo, che di carattere normativo, ovvero che indica come ci si dovrebbe comportare.

Tuttavia, ricerche legate al mondo della psicologia hanno dimostrato sempre di più come il comportamento delle persone presenti delle costanti distorsioni dai modelli economici, definite come euristiche o bias. Per cercare di spiegare ciò, è stata avanzata, inizialmente da Keith Stanovich e Richard West,  la teoria dei due sistemi, che è stata adottata successivamente anche da Daniel Kahneman e che propone che ogni individuo prenda decisioni tramite due sistemi: il sistema 1 e il sistema 2.

 

Kahneman associa infatti il sistema 1 al pensiero veloce, quello di tipo intuitivo e immediato, e il sistema 2 al pensiero lento, quello di tipo complesso e ricco di concentrazione che richiede naturalmente una quantità di sforzo estremamente maggiore. Vediamo dunque che  la maggior parte delle decisioni e dei gesti quotidiani vengono guidati dal sistema più rapido e che richiede meno sforzo ossia il sistema 1, purché essi non richiedano la concentrazione e l’impegno propri del sistema 2. Se però una così grande parte del ragionamento umano è animata dall’agire del pensiero veloce, diventa necessario comprendere e descrivere il suo funzionamento in modo più particolareggiato della semplice consapevolezza che esso lavora intuitivamente.

Daniel Kahneman spiega l’azione del sistema 1 tramite l’utilizzo dei concetti di euristica e di bias. Questi termini stanno infatti ad indicare delle “scorciatoie” mentali tramite le quali il sistema 1 raggiunge le proprie soluzioni in tempi estremamente brevi. Essendo però queste “scorciatoie” dei ragionamenti puramente intuitivi e non razionali, esse possono condurre il sistema 1 ad un errore di valutazione.

 

Se prendiamo ad esempio quella che da Kahneman viene descritta come l’euristica dell’affetto, vediamo appunto come il sistema 1 possa essere tratto in inganno dalle emozioni. Per citare infatti l’autore: «nelle persone, simpatie e antipatie determinano le credenze sul mondo». Simile a questa euristica è quella che Kahneman chiama l’euristica dell’umore e felicità secondo la quale «lo stato mentale del momento ha un’enorme importanza quando le persone valutano la propria felicità».

Altri particolari casi in cui il sistema 1 viene ingannato dalle sue stesse scorciatoie cognitive vengono descritti dall’autore come il bias di credenza e il bias di conferma.

Secondo il primo, il sistema 1 «è sprovveduto e tende a credere» al contrario del sistema 2 che, essendo il lato razionale, deve passare al vaglio criticamente le informazione utilizzando però una quantità importante di risorse, mentre il secondo sostiene che «le persone cercano dati che siano compatibili con le loro credenze del momento».

 

Molte teorie sono state proposte per spiegare come le euristiche utilizzate dal sistema 1 funzionino o perché risultino invece in errori sistematici. Tuttavia, la maggior parte di esse si focalizza sulla documentazione di specifici errori di giudizio tramite esperimenti di laboratorio, assumendo i risultati ottenuti tramite i modelli teorici che prevedono la razionalità assoluta (il concetto secondo cui gli individui, di fronte ad una scelta, hanno la possibilità di conoscere tutte le alternative possibili e di calcolarne le conseguenze) come punto di riferimento normativo e cercando poi le cause di tali errori.

Lo scopo di identificare questi bias è, oltre a capire quando il processo decisionale rispetta effettivamente la teoria economica normativa, individuare eventuali metodi per migliorare il giudizio. In particolare esistono tre principali strategie di debiasing, che possono essere caratterizzate come tecnologiche, motivazionali o cognitive. È importante sottolineare come l’individuo non sia generalmente in grado di identificare autonomamente i propri bias cognitivi e che per far ciò sia solitamente necessario un intervento esterno.

 

Le strategie tecnologiche consistono nell’eliminare il giudizio individuale dal processo decisionale, sostituendolo con software di analisi statistica. Un esempio può essere la trasformazione del mercato dei giocatori di baseball negli USA, come si può osservare nel film Moneyball del 2011. Nonostante i vantaggi di questi strumenti vadano sempre confrontati con i costi che comportano, ci sono evidenze che persino i professionisti non li utilizzino a sufficienza, probabilmente sia per un eccesso di confidenza nelle proprie abilità che per il timore di essere ritenuti meno competenti dagli altri.

 

Le strategie motivazionali consistono di incentivi (specialmente di carattere economico) per superare errori decisionali e l’assegnazione di responsabilità, ovvero il dover spiegare ad altri individui i motivi delle proprie scelte (per esempio nel caso un analista finanziario dovesse spiegare ad un collega o ad una commissione prima di presentare il piano ad un cliente) . Entrambi questi elementi hanno effetti misti sui giudizi e le scelte delle persone. In particolare, gli incentivi si sono mostrati efficaci nel superare problemi di procrastinazione e forza di volontà limitata. Tuttavia si sono dimostrati di scarsa utilità o addirittura controproduttivi nel caso in cui i bias non fossero legati principalmente ad uno scarso impegno, come per esempio avviene nel bias legato al “senno del poi”. Inoltre risulta molto complesso anche calibrare la giusta quantità di incentivo da assegnare: se l’incentivo è troppo piccolo, i suoi risultati negativi causati dallo spiazzamento (ovvero sostituire la motivazione procedente con una legata esclusivamente al beneficio monetario) potrebbero essere maggiori di quelli positivi; se l’incentivo è troppo grande, potrebbe risultare in un eccesso di motivazione e performance più scarse. Per ciò che riguarda la responsabilità, questa, in base alle varie situazioni che bisogna giustificare oppure in base alla persona o al gruppo di individui che bisogna convincere, potrebbe trasformare decisioni errate in decisioni migliori, ma potrebbe avvenire anche il contrario, per esempio scegliendo l’ipotesi più semplice da giustificare (che non coincide necessariamente con la migliore) o optando per l’opzione preferita dal supervisore, se conosciuto.

 

Le strategie cognitive, infine, puntano ad aiutare le persone a superare i propri bias cognitivi, o a modificare l’ambiente decisionale affinché i normali processi cognitivi giungano a giudizi e conclusioni migliori. In particolare, esistono due tipi di strategie cognitive, quelle dirette e quelle indirette. Se le prime puntano a far prendere agli individui decisioni più razionali, per esempio facendo porre l’attenzione del decisore sull’esistenza del bias o chiedendo di pensare a possibilità o prospettive differenti, le seconde cercano di attivare altri bias per cancellare gli effetti negativi dei primi. Quindi, se le prime strategie richiedono un intervento del sistema 2, le seconde sono più efficaci qualora il decisore sia incosciente dei processi cognitivi coinvolti.

 

Queste brevi analisi delle modalità di pensiero del sistema 1 ci sono dunque servite al fine di mostrarne l’irrazionalità e di poterne successivamente affrontare gli effetti.

Nei prossimi paragrafi, dopo aver descritto un semplice modello per la soluzione di casi relativi alla responsabilità civile, mostreremo come le ricerche della BLE (Behavioural Law and Economics) in questo campo si possano dividere in due ambiti principali: quelle relative ai regimi giuridici, ovvero alla loro funzionalità nel raggiungere l’ottimo sociale, e quelle relative ai decisori, quindi nel caso americano giudice e giuria.

 

Un semplice modello razionale

In questo paragrafo introdurremo un facile modello per individuare un ideale economico relativamente ai casi di responsabilità civile, dato che fu in questo campo che si verificarono i primi studi di analisi economica del diritto a cui successivamente si dedicarono i primi sforzi di armonizzazione con i risultati empirici della psicologia.

 

Per semplificare, immaginiamo che solo il convenuto (colui che ha causato il danno) potesse prendere precauzioni per prevenire un eventuale danno. Verrà usata la seguente notazione:

x = dollari investiti in precauzione da colui che potrebbe causare il danno; p(x) = probabilità di un incidente; D(x) = perdita in dollari che potrebbe essere causata alla vittima.

Si può assumere che sia p(x) che D(x) siano decrescenti all’aumentare di x, dato che maggiori precauzioni riducono sia la probabilità che la severità di un incidente. Di conseguenza, anche i danni attesi p(x)D(x) sono decrescenti all’aumentare di x. Inoltre si può anche assumere che questi valori diminuiscano ad un tasso decrescente (effetti marginali decrescenti). Infatti, colui che potrebbe causare il danno investirà prima nelle precauzioni più efficienti, andando poi verso quelle con sempre minor efficacia.

Il problema sociale è quindi minimizzare la somma tra i costi di prevenzione e i danni attesi, ovvero minimizzare x+p(x)D(x).

 

Si può osservare quindi come la derivazione dell’ottimo sociale non dipenda per nulla dalla regola legale che gestisce l’assegnazione della responsabilità. Questa infatti determinerà se l’ottimo sarà effettivamente rispettato o meno.

È infatti possibile dimostrare come, sia tramite la responsabilità oggettiva che la negligence rule (la teoria secondo cui si è responsabile per i danni causati se si è operato con negligenza, non ponendo quindi l’attenzione ritenuta necessaria per quella particolare attività dalla comunità), il punto di equilibrio sarà l’ottimo sociale. Invece, qualora non  sia prevista alcuna responsabilità, colui che potrebbe causare il danno sceglierà di azzerare i costi di prevenzione in quanto, non includendo i possibili danni subiti dalla vittima tra i costi indiretti, egli considererà solo i propri, non raggiungendo però l’ottimo sociale (un esempio potrebbe essere un dipendente che, in forza del principio respondeat superior, potrebbe tenere un comportamento spericolato nel posto di lavoro).

 

Tutte le traduzioni sono a opera di chi scrive

 

Per saperne di più:

Daniel Kahneman, Pensieri Lenti e Veloci, ed. Mondadori, 2012.

Thomas J. Miceli, The Economic Approach to LawStanford University Press, 2017

Alexander Todorov, Sean G. Baron, and Nikolaas N. Oosterhof, Evaluating Face Trustworthiness: a Model Based ApproachSocial Cognitive and Affective Neuroscience 3(2):119-127, 2008.

Eyal Zamir e Doron Teichman, Behavioral Law and Economics, ed. Oxford University Press, 2018.

 

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