17 maggio 2021

Una Stretta Relazione: Accademia, Idee e Politica

Il caso dei Bocconi Boys e l'austerità

Le scelte di quali politiche economiche implementare da parte dei decisori politici riflettono degli assunti teorici, convinzioni e valori che ne costituiscono la base da cui si costruisce la dimensione operativa della policy in questione. In altre parole, tutto parte da un’idea che conferisce una certa visione della società ed al contempo rispecchia un insieme di valori e credenze. Tra i luoghi che più di tutti rappresentano un campo fertile di nascita, sviluppo e coltivazione di idee rientrano i network accademici, ovvero comunità e gruppi di docenti universitari che lavorano nello stesso settore disciplinare e università, formando delle comunità dove le idee circolano, si evolvono e si sedimentano.

 

Le idee che emergono e si affermano in tali circoli tendono conseguentemente ad entrare anche nell’arena della politica, attraverso varie strade. Ad esempio, figure di spicco vengono spesso chiamate ad affiancare i politici come consiglieri; si può pensare a Francesco Giavazzi, professore di economia dell’Università Bocconi ed attuale consigliere del Presidente del Consiglio Draghi; o possiamo pensare a Mariana Mazzucato, professoressa di economia alla University College London ed ex-consigliera dell'ex-PdC Conte. Un altro modo con cui queste idee si diffondono e si affermano nella sfera politica avviene, più direttamente, quando individui di formazione oppure in docenza presso un determinato ateneo vanno a ricoprire cariche ministeriali o in organizzazioni ed istituzioni, dalla Banca d’Italia all’Unione Europea.

 

Così, queste idee possono diventare il punto di partenza su cui costruire un certo tipo di misure. Però, prima che queste idee possano concretizzarsi attraverso policies, è necessario creare una retorica a supporto delle stesse. Tale retorica è fondamentale per  legittimare le misure da implementare, nella logica del consenso elettorale che spinge i politici a creare coalizioni di supporto per raggiungere i loro obiettivi. Negli anni, il neoliberalismo ha trovato una strategia che si è rivelata incredibilmente efficace, quanto fuorviante: l’idea della neutralità, tecnicalità ed a-politicità di alcune idee. Un caso in questione è quello delle politiche di austerità, paradigma dominante negli ultimi trent’anni e particolarmente saliente nella risposta alla crisi finanziaria del 2008, e quella del debito sovrano del 2011-2012. Lungi dal costituire una strada per uscire dalla crisi, l’austerità ha in realtà prolungato il lungo periodo di recessione; per comprendere da dove venisse la sua legittimazione politica bisogna però guardare alla narrativa dominante del periodo, ovvero la retorica del ‘non c’è altra alternativa’ e della necessità tecnica. Non a caso, l’implementazione del primo pacchetto di tagli venne delegato proprio a un governo tecnocratico, che doveva semplicemente fare “quello che andava fatto”.

 

È proprio in questo caso che il pensiero degli economisti dell’Università Bocconi ha giocato un ruolo fondamentale, che merita di essere usato come esempio delle dinamiche che sono state delineate fin qui. Nel libro Austerity. History of a Dangerous Idea, Mark Blyth ricostruisce la storia dell’affermazione dell’idea di austerità in Europa, partendo dalla figura di Luigi Einaudi, fondatore dell’Università Bocconi di Milano. La combinazione delle sue idee spiccatamente ordoliberali - secondo le quali lo Stato si sarebbe dovuto limitare a creare la cornice regolativa entro cui le transazioni economiche hanno luogo - e dei ruoli istituzionali che ricoprì nel dopoguerra fecero sì che la sua linea intellettuale economica diventasse scuola di pensiero. Infatti, è proprio nell’Università da lui fondata che si successero due generazioni di economisti formati sull’idea economica dell’ordoliberalismo, e che svilupparono l’idea dell’austerità, divenendone i teorici più rinomati ed importanti nel panorama europeo. Tra loro, Blyth ricorda gli economisti Alesina, Ardagna, Tabellini, Perotti, Giavazzi e Pagano, mettendola così: “the importance of Alesina and his collaborators’ work in defining and defending the modern policy case for austerity cannot be overestimated” [“L’importanza di Alesina e dei suoi collaboratori nel definire e difendere la linea politica moderna dell’austerità non può essere sovrastimato”].

Gli ideatori dell’austerità sostengono che essa possa essere ‘espansiva’: in altre parole, i tagli alla spesa pubblica genererebbero crescita. Il meccanismo che spiegherebbe questa dinamica si basa sulle aspettative individuali, secondo le quali un taglio di spesa pubblica e minor presenza statale nell’economia indicherebbero una minore pressione fiscale nel lungo termine. Queste aspettative, secondo i teorici dell’austerità, dovrebbero generare un’ondata di investimenti privati, che in questo modo compenserebbe gli effetti dei tagli (soprattutto tagli in spesa sociale e pubblico impiego). Inoltre, anche in tempi di crisi, lungi dallo stimolare l’economia tramite un aumento di spesa del governo come teorizzò Keynes, la soluzione doveva essere proprio quella di continuare a tagliare. Questo, sempre secondo gli economisti Alesina e Ardanga, anche in tempi di crisi avrebbe fatto sì che i consumatori anticipassero la riduzione della pressione fiscale futura e quindi si sarebbero aspettati un maggiore reddito negli anni a venire, portandoli ad investire di più nell’immediato.

 

Arriviamo così alla crisi dell’Eurozona che colpì soprattutto la sua periferia tra il 2008 e il 2012. Come spiega Dellepiane in un articolo,

 

Eventually, this neoliberal fiscal compact penetrated policy circles, becoming ‘common sense’ (to evoke a different kind of Italian, Gramsci) among influential epistemic communities and shaping institution-making, notably the Economic and Monetary Union of the EU. Enter the financial crash of 2008 and events turned dramatic. What followed was a bitter battle of ideas over the predicament of expansionary contractions.

 

Per alcuni paesi l’austerità non fu certo una novità - Italia per prima - soprattutto dovuta alle regole del Patto di Stabilità e Crescita, che vietò per vie legali i deficit fiscali (la parità di bilancio venne inserita nella Costituzione italiana con la legge costituzionale 1/2012 ), e che diede un target di debito pubblico il quale proibiva qualsiasi tentativo di stimolo fiscale. Ma l’apogeo dell’egemonia dell’idea di austerità si affermò esattamente nel contesto della crisi dell’Eurozona, quando ne diventò la risposta politica. A questo punto il lettore forse non si sorprenderà di apprendere che Alesina nell’aprile 2010 presentò il suo lavoro accademico a una riunione dell’ECOFIN, ovvero il Consiglio Europeo a cui partecipano i ministri dell’economia dei paesi membri dell’Unione Europea. E la decisione nel 2011 di formare un governo tecnico - come menzionato poc’anzi - guidato dal presidente dell’Università Bocconi, Mario Monti, apparirà in linea con il discorso fatto fin qui.

 

Ma come, e perché, furono proprio le idee che si affermarono all’interno del circolo epistemico del dipartimento di economia della Bocconi a prevalere come paradigma economico? Nel rispondere a queste domande uno spunto interessante viene dall’articolo The Bocconi boys go to Brussels: Italian economic ideas, professional networks and European austerity , pubblicato nel 2016 da Oddný Helgadóttir. L’autrice infatti fa luce su un meccanismo molto importante che spiega la diffusione ed istituzionalizzazione di queste idee. In breve, gli economisti bocconiani di cui sopra hanno lavorato per varie università di élite negli Stati Uniti, loro stesse siti di propulsione per le idee neoliberali, tra le quali Harvard, Yale e Columbia; sono anche stati nel board editoriale di alcune fra le più importanti riviste scientifiche di economia, contribuendo in questo modo, ed attraverso i loro scritti, a rendere mainstream le loro idee economiche; molti sono entrati nella sfera del policymaking più direttamente, ottenendo posizioni di consulenza nel FMI, nella World Bank e nell’Unione Europea, così come nelle istituzioni nazionali quali la Presidenza del Consiglio e la Banca d’Italia. Quindi, la chiave per comprendere queste dinamiche è ricordare che le idee vengono portate dalle persone, e che le persone stringono connessioni che vanno da quelle in dipartimento, a quelle con le altre università, fino a quelle con la politica. In questo modo, le idee circolano, si sedimentano, diventando sovente scelte politiche.

 

Si chiude così il circolo delle idee, una serie di strette relazioni interconnesse ma fluide. Riassumendo, questo circolo vede il suo punto di partenza nelle università, nel nostro caso nel dipartimento di economia della Bocconi. Da qui, le idee nascono, vengono coltivate e trasmesse all’interno dell’accademia. A un certo punto queste idee entrano a far parte dell’arena politica, soprattutto grazie alle consulenze o dirette posizioni di dirigenza da parte dei loro ideatori in varie istituzioni. È poi compito della politica legittimare queste idee in modo da renderle appetibili all’elettorato. Nel caso dell’austerità, la retorica della necessità e della neutralità politica della scelta di tagliare la spesa sociale ha fornito la spinta legittimante che ha portato i governi ad implementare tali misure. Questo è in linea con la strategia retorica neoliberale che verte sulla depoliticizzazione delle scelte di quali politiche implementare. Ci si chiede quindi cosa accade una volta che queste misure vengono attuate; si potrebbe pensare che esse possano divenire egemoni oppure essere oggetto di un contromovimento. Dagli anni ‘80 in poi le idee neoclassiche dell’economia - incluso e forse soprattutto quella dell’austerità - divennero largamente egemoni nel pensiero economico. La crisi che iniziò nel 2008 però rappresenta in qualche modo un punto di rottura: la letteratura che si contrappone all’idea dell’austerità infatti è sbocciata all’indomani della crisi e del fallimento europeo nella sua risposta. Non è un caso che si sia deciso di rispondere in modo drasticamente diverso alla crisi dovuta alla pandemia da Covid-19. È questo contromovimento di idee che suggerisce un potenziale inizio di cambio di paradigma nelle idee di politica economica che hanno governato gran parte del XXI secolo.    

 

 

Per saperne di più:

Mark Blyth, Austerity. The History of a Dangerous Idea, Oxford University Press, Oxford, 2013.

 

Mark Blyth, Great Transformations: Economic Ideas and Institutional Change in the Twentieth Century, Cambridge University Press, New York, 2002.

 

Sebastian Dellepiane, The clash of economic ideas: the striking resilience of expansionary austerity’, LSE BPP Blog. 12 November 2015. Reperibile a: https://blogs.lse.ac.uk/politicsandpolicy/the-clash-of-economic-ideas/ .

 

Olga Helgadóttir, The Bocconi boys go to Brussels: Italian economic ideas, professional networks and European austerity, Journal of European Public Policy, 23(3), pp. 392-409, 2015.

 

Immagine da Pixabay - Libera per usi commericiali

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