12 gennaio 2021

Storia di uno spazio conteso

La regione del Nagorno-Karabakh

 

Il 27 settembre 2020 sono ripresi violenti scontri armati nella regione del Nagorno-Karabakh. Tali violenti scontri sono soltanto l’ultimo episodio di una lunga serie. I più vicini temporalmente si sono registrati nel 2012 e nel 2016, seppur con intensità minore. Per comprendere le ragioni dietro questo conflitto, ragioni di carattere etnico ma non solo, si rende necessario conoscere la storia più remota di questa parte del centro Asia. Il passato di questa terra esplica e motiva le rivendicazioni ideologiche e nazionalistiche delle due nazioni coinvolte, l’Armenia e l’Azerbaijan.

 

I sacri principi ideologici che le due nazioni ostentano come assoluta giustificazione morale delle loro posizioni sono per il popolo azero l’inviolabilità dei propri confini in quanto Stato sovrano riconosciuto come tale dalla comunità internazionale e per il popolo armeno il diritto di autodeterminazione del proprio destino legato al desiderio ardente di potersi autogovernare.

 

La regione fu già parte dell’Impero Romano fino al 428 d.C., venne successivamente inclusa nell’Impero Safavide all’inizio del Cinquecento per poi essere dominata da Arabi, Selgiuchidi, Mongoli, Turchi, dagli influentissimi Persiani ed infine dai Russi. Durante il dominio persiano il territorio venne diviso per la prima volta in distretti, detti Beglerbegs, tra cui figurò per la prima volta il distretto del Karabakh. Il controllo di tali suddivisioni venne affidato ad una élite di signori provenienti dalle più importanti famiglie armene detti Melik. Cinque di questi potenti signori formarono una coalizione nota come il “Melikato di Khamsa” (“melikato dei cinque” in arabo) che godette di una sostanziale indipendenza nella prima metà del diciottesimo secolo in quella che fu la più importante esperienza di autogoverno per la popolazione armena della regione, destinata però ad una vita straordinariamente breve.

 

In questo stesso periodo la debolezza della Persia attirò le mire imperialiste degli Ottomani capaci di strappare militarmente il territorio ai persiani e di insediare il turco Panah Ali Khan come primo sovrano del Kanato del Shusha-Karabakh. Suo figlio Ibrahim Khan sfruttando la competizione interna tra Melik espanse i confini del kanato costringendo molti signori armeni a cercare rifugio in Persia.

 

La risposta della influente comunità armena non si fece attendere: desiderosa di riconquistare il proprio territorio invocò ed ottenne l’aiuto della Zarina Caterina La Grande preoccupata dalla crescente aggressività dell’impero Ottomano nella regione. A conclusione della prima guerra russo-persiana del 1804-1813 la Russia annesse la regione, la cui popolazione era di maggioranza armena, con il trattato di Gulistan. Tra i due imperi non venne però firmata alcuna pace e nel 1828 ripresero le ostilità, il 21 marzo dello stesso anno lo Zar di tutte le Russie Nicola I annesse definitivamente l’intera area oggi corrispondente all’Azerbaijan al suo già vastissimo impero ponendo fine alle contese internazionali per il controllo della regione ma senza garantire autonomia alcuna alla comunità armena.

 

La Russia architettò una divisione amministrativa in province (dette Gubernii) tesa ad isolare le comunità etniche con il preciso obiettivo di evitare rivendicazioni nazionaliste pericolose per l’unità del colossale impero; queste unità amministrative furono ideate supponendo che province dalla composizione etnica mista non avrebbero potuto dar vita a pericolosi moti patriottici. Gli Armeni del Nagorno-Karabakh rimasero dunque una minoranza incastonata in una entità politica a maggioranza azera quale era la provincia russa di Elizavetpol. Nonostante tale svantaggiosa situazione, furono migliaia gli Armeni che scelsero di trasferirsi nella provincia e ciò spinse ad avanzare già negli anni Ottanta dell’Ottocento la richiesta della creazione di uno Stato autonomo, richiesta che venne, prevedibilmente, ignorata dagli Zar. La regione collega le montuose aree del Karabakh con le pianure ad est, dove la popolazione all’epoca era (ed è tutt’oggi) di maggioranza azera, e rappresenta così una connessione geografica di vitale importanza per gli Azeri, all’epoca seminomadi, per i quali raggiungere comodamente i verdi pascoli della vallata era una necessità.

 

Le importantissime connessioni economiche motivarono la nascita di sentimenti nazionalistici nella popolazione azera in netto contrasto con le altrettanto marcate aspirazioni esistenti nella comunità armena e fu proprio sulla base di tale realtà economica che nel 1920 venne giustificata l’annessione della regione, la cui popolazione era per il 98% composta da Armeni, alla Repubblica Socialista dell'Azerbaijan.

 

A seguito dell’annessione della regione nella neonata Repubblica Socialista venne promessa la concessione di un’amministrazione autonoma e sulla base di tale promessa venne creata la Regione Autonoma del Karabakh Montano, autonoma però solo formalmente e controllata rigidamente dal governo di Baku che iniziò, forte della connivenza di Stalin, una strisciante e deplorevole campagna di pulizia etnica nei confronti degli Armeni con l’obiettivo lampante di diminuirne il numero al fine di rendere la comunità armena una minoranza non numericamente forte abbastanza da cercare né l’indipendenza né un’ipotetica unificazione con l’Armenia risolvendo alla radice le contese sulla regione. Ogni espressione di appartenenza etnica venne definita sovversiva e conseguentemente proibita, vennero chiuse tutte le chiese armene ed incarcerati tutti i sacerdoti, anticipando in tale campagna contro la religione persino quella sovietica.

 

Gli effetti di tale operazione di pulizia etnica diedero i loro frutti riducendo del 19% la popolazione armena nel Nagorno-Karabakh e cancellandola quasi completamente dalla vicina regione del Nakhicevan. Sulla spinta di tali persecuzioni venne fondato un primo movimento clandestino per l’unificazione del Karabakh all’Armenia che richiese l’indipendenza al governo centrale di Mosca a più riprese senza mai ricevere risposta.

 

Nel gennaio del 1988 arrivò al Cremlino una petizione sottoscritta da centomila abitanti della regione nella quale si chiedeva l’indizione di un referendum sul futuro del territorio ed in quello stesso anno in Armenia si assistette ad imponenti manifestazioni in favore del popolo del Nagorno-Karabakh. In risposta a tale situazione si scatenarono violenze di ogni sorta contro la comunità armena culminate nel pogrom del gennaio del 1990 a Baku sedato dall’Armata Rossa solo quando assunse la dimensione di un tentativo di esautorare il Partito Comunista.

 

Pochi mesi prima della dissoluzione dell’Unione Sovietica, nell’aprile del 1991, il governo azero supportato dall’esercito sovietico tentò di completare il progetto di pulizia etnica con l’operazione “Anello”, il cui obiettivo ufficiale era il disarmo delle milizie armene operanti nel territorio. L’operazione assunse presto i caratteri di una persecuzione etnica indiscriminata determinando la deportazione di diciassettemila armeni provenienti da ventitré villaggi. In tale clima di crescente tensione venne dichiarata l’indipendenza dell’Azerbajian dall’URSS e la regione del Nagorno-Karabakh proclamò tramite referendum la nascita della Repubblica del Karabakh Montano, non riconosciuta internazionalmente.

 

La risposta azera a tale referendum fu violenta e decisa. La stessa popolazione armena decise di ricorrere in modo massiccio alle armi facendo così esplodere un aperto conflitto militare tra il 1992 ed il 1994 durante il quale si registrarono ben trentamila morti. I ministri degli esteri degli Stati membri dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa indissero nel marzo del 1992 una conferenza di pace a Minsk alla quale parteciparono, oltre ad Armenia e Azerbaigian, anche Italia, Germania, Cecoslovacchia, Svezia, Russia e Stati Uniti. L’armistizio arrivò solo nel 1994, grazie alla mediazione offerta dalla Russia, permettendo la fine delle ostilità ma non la risoluzione del problema di fondo di una composizione etnica mista all’interno di uno Stato non intenzionato a tutelare i diritti della minoranza armena. Tale soluzione di facciata evitò ulteriori spargimenti di sangue ma non permise una pacificazione duratura dell’area. I limiti di una tale strategia sono tutt’ora sotto gli occhi del pianeta.

 

La storia insegna che in questa eterna contesa territoriale le parti in conflitto basano le loro rivendicazioni su principi differenti ed apertamente inconciliabili, come l’indiscutibile diritto all’autodeterminazione del popolo armeno, principio ineludibile del mondo democratico, e la sacra integrità dei confini per l’Azerbaijan. Il governo azero inoltre considera questa disputa una contesa di puro carattere territoriale tra Baku e l’Armenia e si rifiuta conseguentemente di trattare con i rappresentanti del Karabakh, trattative invece auspicate dal governo di Erevan che ritiene accettabile ogni soluzione tale anche per il popolo del Nagorno-Karabakh.

 

A complicare ulteriormente la situazione sono in primo luogo i divergenti interessi di potenze estere desiderose di espandere la loro sfera di influenza: Russia, Stati Uniti, Turchia, Iran; ed in secondo luogo i conflitti di interessi legati allo sfruttamento del petrolio azero ed al suo convogliamento verso l'Europa utilizzato come leva per convincere l’Occidente ad appoggiare il controllo azero sulla regione. L’Alto rappresentante UE Josep Borrell ha recentemente condannato ogni intervento estero affermando che «non ci può essere una soluzione militare, né tantomeno un’ingerenza esterna», mettendo in chiaro che l’Unione Europea non accetterà rivendicazioni né fornirà sostegni esterni a nessuno dei due contendenti per evitare l’inizio di una ennesima estenuante guerra nel Caucaso.

 

I leader di Russia, Francia e Stati Uniti hanno chiesto ad Armenia e Azerbaigian un cessate il fuoco e la ripresa dei negoziati di pace da affidare al Gruppo di Minsk, lo stesso che si occupò di sedare il conflitto del 1992-1994, auspicando anche questa volta un accordo diplomatico che si spera possa finalmente garantire una pace duratura ad uno spazio conteso da tempo immemore dove due principi capisaldi delle relazioni internazionali moderne collidono in modo evidente.

 

 

Immagine di Walden69 da Wikimedia Commons - Licenza Creative Commons

Per saperne di più:

The Problem of Nagorno-Karabakh and International Law, Kiev Dmitry, Burago Publishing house, Merezhko, 2014.

From Conflict to Autonomy in the Caucasus, Central Asian studies series, Routledge, Saparov, Taylor & Francis Ltd, 2018.

Europe’s Next Avoidable War: Nagorno Karabakh, Michael Kambeck, Sargis Ghazaryan, 2013.

 

 

Immagine di copertina di  jorono da Pixabay - Libera per usi commerciali

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