8 ottobre 2020

Libertà e conoscenza: i fondamentali epistemologici del liberalismo

 

Nel novembre del 1936 l’economista austriaco Friedrich Hayek  viene invitato a tenere una conferenza al London Economic Club . Egli presenta un intervento dal titolo Economics and Knowledge , che verrà trascritto e pubblicato nel 1937. In esso, egli lega due concetti che la scienza economica aveva tenuto distinti fino a quel momento: libertà  e conoscenza . L’argomentazione di Hayek parte da un presupposto di “umiltà epistemica”, vale a dire dall’ammissione che la conoscenza è dispersa tra i vari individui che compongono la società. Nessun individuo può avere una conoscenza completa delle proprie capacità, dell’ambiente circostante e dell’effetto che le sue azioni avranno sugli altri individui. Questa conoscenza, locale e limitata, è la base dell’elaborazione dei progetti individuali volti a raggiungere certi obiettivi. Ad esempio, il falegname utilizza la propria competenza tecnica e le informazioni a sua disposizione per decidere quanto legno acquistare allo scopo di produrre una certa quantità di manufatti commerciabili. 

 

Ci troviamo evidentemente di fronte a un problema di divisione della conoscenza, che è del tutto analogo, e almeno di pari importanza, a quello della divisione del lavoro. A differenza però di quest’ultimo [...], quello della divisione della conoscenza, sebbene a me sembri il problema realmente centrale dell’economia intesa come scienza sociale, è stato completamente trascurato.

 

Questa considerazione, apparentemente banale, ha conseguenze dirompenti sia per la teoria economica che per la filosofia politica. Innanzitutto, la riflessione di Hayek permette di guardare al mercato in maniera diversa rispetto alle tradizionali teorie dell’equilibrio economico generale. Il mercato non è, come in Léon Walras , il luogo di incontro di agenti razionali e dotati di conoscenza perfetta, bensì è lo spazio nel quale una moltitudine di agenti coordinano le proprie azioni sulla base di una conoscenza locale e limitata. L’agente economico di Hayek, dunque, non è un homo oeconomicus , bensì un individuo male informato, dominato dall’incertezza ed incapace di valutare tutte le conseguenze delle proprie azioni. In questo senso, il saggio di Hayek ha avuto un’influenza profonda sulla teoria economica. Per rendersene conto è sufficiente pensare che oggi esiste una branca della scienza economica, la cosiddetta economia dell’informazione , che si occupa proprio di studiare il modo in cui le conoscenze e le informazioni influenzano le attività e le decisioni degli agenti economici.  

Oltre alle ripercussioni sulla teoria economica, la riflessione di Hayek ha un immediato corollario sociopolitico. Tale corollario è analizzato nel saggio The Use of Knowledge in Society , apparso nel 1945. In esso, egli torna sul tema della conoscenza e si chiede quale sia l’ordine sociale migliore per coordinare le azioni dei singoli individui in possesso di «frammenti dispersi di conoscenza, incompleta e spesso contraddittoria». Le alternative sono due: la pianificazione per mezzo di un’unica autorità centrale oppure il meccanismo impersonale del libero mercato. In altre parole, egli si chiede «se la pianificazione debba essere effettuata centralisticamente, e cioè da una sola autorità per l’intero sistema economico, o se debba essere divisa tra molti individui» .   

Hayek sottolinea che la strategia della pianificazione centrale è prima facie attraente. Infatti, preso atto delle limitate conoscenze a disposizione dei singoli individui, si potrebbe pensare che «un corpo di esperti opportunamente scelto si trovi forse nella posizione migliore per controllare tutta la conoscenza disponibile» . Nonostante l’apparenza, questa soluzione è fallimentare per due ragioni. 

 In primo luogo, la sottrazione della libertà economica coincide con la sottrazione della libertà individuale tout court . Come sostiene ne La via della schiavitù , con «l’abolizione dell’impresa privata, della proprietà privata dei mezzi di produzione e la creazione di un sistema di economia pianificata» è il pianificatore a decidere i mezzi da utilizzare in vista di certi fini ritenuti maggiormente importanti. La conseguenza immediata della pianificazione centralizzata, dunque, è che in nessun modo i desideri e le inclinazioni dei singoli individui vengono tenuti in considerazione. In altre parole, «i sistemi collettivistici si rifiutano di riconoscere sfere autonome nelle quali i fini degli individui sono sovrani». La libertà dei singoli individui viene sacrificata sull’altare del benessere generale dello Stato.  

In secondo luogo, l’idea della pianificazione centralizzata è scorretta da un punto di vista epistemologico poiché assume l’esistenza di una “super mente” in grado di coordinare le singole conoscenze individuali. Il problema, come già sottolineato da Ludwig von Mises , è che tale “super mente” non esiste e non può esistere in virtù delle limitate capacità cognitive umane. Per tornare al nostro esempio, solo il falegname sa grosso modo quanto legno è il caso di acquistare nell’obiettivo di soddisfare tutti i potenziali clienti e non doverne buttare via a fine mese. Nessuna autorità centrale potrà mai assemblare questo insieme di informazioni minuziose e localizzate che sono a disposizione dei singoli individui.  

Senza le istruzioni di un pianificatore centrale o di un ente governativo, come possono le persone sapere come e quando applicare le loro conoscenze limitate?  La risposta di Hayek è che tale meccanismo di coordinazione è fornito dal sistema dei prezzi all’interno di un mercato libero. Consumatori e produttori “comunicano” l’un l’altro attraverso i prezzi offerti sul mercato. I prezzi dicono a moltitudini di fornitori quali prodotti sono richiesti dai consumatori ed a quale prezzo potrebbero essere venduti. I prezzi offerti dagli imprenditori concorrenti ed accettati dai lavoratori in cerca di occupazione indicano a ciascun imprenditore i relativi costi da pagare per assumere personale. In altre parole, i prezzi riflettono una serie innumerevole di giudizi economici da parte degli individui. Grazie alle informazioni veicolate dai prezzi, una moltitudine di persone che vivono in diverse parti del mondo possono prendere decisioni ragionevoli su come applicare le proprie forme locali di conoscenza in modo da migliorare la propria condizione e, incidentalmente, quella degli altri.  

Per concludere, il tentativo di Hayek è quello di saldare insieme le nozioni di libertà e conoscenza, o sarebbe meglio dire ignoranza, e di mostrare che l’ordine sociale garantito dal libero mercato è preferibile sia perché preserva la libertà individuale sia perché si fonda su assunzioni più realistiche dal punto di vista epistemologico.  

 

Per saperne di più  

Tra i saggi di Hayek citati, il più accessibile è The Use of Knowledge in Society (1945). Per un’introduzione alle idee di Hayek si consiglia la prefazione di Lorenzo Infantino al volume Competizione e conoscenza (2017) che raccoglie alcuni importanti saggi di Hayek tradotti in lingua italiana. Tra le altre traduzioni italiane si veda anche La via della schiavitù (2011).

 

Foto di Gerd Altmann da Pixabay 

© Istituto della Enciclopedia Italiana - Riproduzione riservata

0